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    Un nuovo mondo è possibile

    E' necessario! Questo è il tema del Forum Sociale Mondiale che si
    svolgerà a Caracas questa settimana, a cui io, insieme
    a decine di migliaia di persone di tutto il mondo, ho partecipato. So che l'idea di un mondo dove ognuno viva nella pace e nella giustizia è molto "sovversiva" ma questo tema è molto vicino al mio cuore e alla mia anima.
    31 gennaio 2006 - Cindy Sheehan
    Fonte: Znet

    Abbiamo bisogno di un nuovo mondo. Questo ormai è a pezzi.

    Prima che mio figlio, Casey, fosse ucciso in Iraq il 4 aprile del 2004, non
    avevo mai viaggiato molto. Praticamente ero stata soltanto in Israele e
    Messico. Il mio passaporto era quasi nuovo.

    Da quando ho cominciato a parlare in pubblico contro la disonestà e
    l'inganno che hanno portato all'occupazione dell'Iraq, illegale e moralmente
    condannabile, ho viaggiato per tutti gli Stati Uniti e ora sto anche
    cominciando a riempire il mio passaporto di bolli e visti.

    Il nostro mondo è veramente fantastico e le persone che lo popolano sono,
    per la maggior parte, piene d'amore, tutto ciò che vogliono è una vita
    serena per sé e per i propri figli. Vogliono solo sentirsi protetti e sicuri
    nelle loro comunità. Vogliono case ben riscaldate ed essere ben nutriti.
    Vogliono che l'acqua che bevono sia pulita e vogliono anche danzare e ridere
    ogni tanto. Vogliono vivere una vita lunga con le loro famiglie e vogliono
    che i loro figli li seppelliscano quando sarà arrivato il momento. Per farla
    breve, gli uomini di tutto il mondo vogliono le stesse cose che anche noi
    americani vogliamo.

    Sono i nostri governi che vogliono demonizzare ed emarginare le altre
    culture, le altre religioni, razze e gruppi etnici. George Bush, i suoi
    freddi compari e i suoi sostenitori, tutti coloro che facilmente si lasciano
    trascinare e che di buon grado lo seguono ciecamente vogliono " combatter-li
    là nelle loro terre cosicché non 'li' dobbiamo combattere qua a casa
    nostra!". Ma chi sarebbero questi 'loro' che stiamo combattendo là? Sono i
    bambini che dormono nella culla mentre una bomba, chimica o convenzionale,
    viene lanciata sulle loro case? E' la madre che è andata a fare la spesa
    quotidiana per far da mangiare alla sua famiglia, e che viene uccisa da un
    kamikaze su una macchina e che non avrebbe mai pensato di commettere un atto
    così atroce finché il suo paese non è stato occupato da un invasore
    straniero? Sono forse le nonne e i nonni ormai troppo vecchi, o troppo
    testardi per lasciare le case dove hanno vissuto tutta la loro vita nel
    momento in cui le truppe di coalizione illegalmente radono al suolo i centri
    civili?

    Noi come cittadini degli Stati Uniti d'America dobbiamo smettere di
    permettere ai nostri leader di dare ordini di uccidere gente innocente. Ho
    quasi detto: dobbiamo smettere di permettere ai nostri leader di "uccidere"
    gente innocente. Ma tutti noi sappiamo bene che i codardi non combattono
    nelle battaglie visionarie cui hanno dato avvio, e non mandano i loro figli
    a combattere per quelle cause che stoltamente e diabolicamente proclamano
    "nobili". No, è ai nostri figli che ordinano di andare là e fare il loro
    sporco lavoro, disonesto e distruttivo! Ai nostri soldati viene insegnato
    che gli "Hajis", il popolo dell'Iraq dalla pelle scura, quelli che ora gli
    puliscono i bagni, le docce e lavano i loro vestiti valgono meno di un
    essere umano.cosa che rende loro più facile ucciderli.
    La disumanizzazione del popolo iracheno sta disumanizzando anche i nostri
    soldati.
    I nostri figli.

    Un nuovo mondo è necessario e può essere possibile solo se abbandoneremo la
    nostra dipendenza dall'utilizzo del petrolio e useremo un po' del denaro che
    stiamo versando nelle sabbie del deserto e nelle fogne dell'Iraq per
    espandere la ricerca sulle energie rinnovabili e sviluppare e promuovere le
    risorse rinnovabili che sono già a nostra disposizione, quali ad esempio il
    bio-diesel. Ho parlato con molti cittadini del Venezuela che sono
    comprensibilmente preoccupati di una possibile invasione USA e sanno che la
    causa non è certo il fatto che il presidente Chavez sia un "dittatore", e
    non lo è, dato che è un leader eletto democraticamente e molto popolare in
    questo paese. Il popolo del Venezuela è molto saggio e sa che se gli USA
    invaderanno il loro paese non sarà perché stiamo diffondendo "libertà e
    democrazia". Sanno benissimo di averla già.

    Un nuovo mondo è necessario ma non è possibile finché noi americani non
    supereremo la convinzione arrogante di poter risolvere la questione irachena
    e i problemi delle violazioni dei diritti umani da soli. Dobbiamo metterci
    in relazione con altri membri del genere umano in tutto il mondo per creare
    quei legami che sono cruciali per proteggere persone innocenti impoverite o
    uccise dal nostro governo e da un corporativismo ormai selvaggio e
    ampiamente senza controllo.

    Pace e giustizia sono intimamente connesse e il mondo non può avere l'una
    senza l'altra. Una pace vera e duratura potrà stabilirsi soltanto quando
    noi, la gente, scacceremo quella leadership che dipende dalla macchina della
    guerra per il proprio lavoro e la propria sopravvivenza e pretenderemo
    giustizia per i crimini contro l'umanità perpetrati ogni giorno nel mondo da
    tali "leader".

    Un nuovo mondo è possibile, lo si può creare. Perché questo nuovo mondo
    diventi realtà è necessario che noi comprendiamo profondamente quello che
    Martin Luther King Jr. disse a proposito del proprio futuro necrologio, e
    ancora di più, il modo in cui visse la sua vita:

    "Mi piacerebbe che quel giorno qualcuno ricordasse che Martin Luther King Jr
    provò a dare la sua vita per servire il prossimo. Mi piacerebbe che qualcuno
    dicesse quel giorno, che Martin Luther King Jr provò ad amare qualcuno. Io
    voglio che voi quel giorno diciate che ho provato ad essere giusto sulla
    questione della guerra. Voglio che quel giorno siate capaci di dire che io
    ho provato, nella mia vita, a vestire quelli che erano nudi. Voglio che
    diciate, quel giorno, che ho provato, nella mia vita, a visitare quelli che
    erano in prigione. Voglio che tu dica che ho provato ad amare e a servire
    l'umanità. Sì, se volete dire che ero come un primo batterista, dite che ero
    il primo batterista per la giustizia, dite che ero il primo batterista
    batterista per la pace, io ero il primo batterista per la rettitudine".

    Note:

    Questo brano è un estratto del libro Open Media prossimamente in uscita di
    Cindy Sheehan, Caro presidente Bush, con un'introduzione di Howard Zinn, che
    verrà pubblicato da City Lights in aprile.
    Per informazioni: www.citylights.com

    Traduzione di Paola Merciai per Peacelink.it

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