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Un pomeriggio con Giuliana e Lidia

Relazione dell'incontro pubblico con Giuliana Sgrena e Lidia Menapace svoltosi a Pescara il 25 marzo 2006
26 marzo 2006 - Loris D'Emilio
Introduzione
Arrivo all'appuntamento con mezz'ora di anticipo sull'orario previsto, in sala ci sono solo un paio di persone sedute in attesa dell'inizio dell'incontro. Faccio giusto in tempo a scegliere un posto dove sedermi per sistemare le mie cose che arrivano i ragazzi di Rifondazione per allestire la sala con bandiere, striscioni, manifesti e libri da vendere. L'appuntamento è importante: insieme a Maurizio Acerbo, candidato alla camera per la mia regione, ci saranno Lidia Menapace, candidata al senato, e la giornalista Giuliana Sgrena.
Ho con me la macchina fotografica, ho dimenticato il portatile per scrivere il pezzo in diretta; sms a casa per farmelo portare ed intanto cerco un posto migliore, accanto ad una presa elettrica. Daniele dei Giovani Comunisti mi chiede una mano per stendere lo striscione formato dalle bandiere di pace cucite l'un l'altra e mentre lo sistemiamo alle spalle del tavolo dei relatori fanno il loro ingresso in sala Giuliana e Lidia. Siamo ancora pochi presenti, si formano capannelli di persone che si salutano, è il momento buono per approfittare e farmi autografare da Giuliana, Lidia e Maurizio, ultimo arrivato, il libro “fuoco amico” in cui Giuliana racconta le sue (dis)avventure irachene. Finalmente, quasi puntuali rispetto all'orario previsto, Maurizio introduce l'argomento del dibattito, la guerra e la pace, l'articolo 11 della costituzione della Repubblica Italiana, il programma politico di RC sul tema, e presenta le due invitate.
Quella che segue è la trascrizione, quasi fedele, di quanto ci hanno detto, ci siamo detti, in quasi due ore di serrate argomentazioni.

Giuliana racconta...
Sono sorpresa di non sentire più nei confronti televisivi dei politici i temi della pace, della guerra, della sicurezza in iraq. E' sorprendente vedere come un argomento così importante non sia minimamente toccato dai programmi elettorali. E' molto importante quindi che si torni a parlare di questi temi, che sono centrali nell'agenda politica odierna.Lo stesso presidente Bush è sceso in campo per appoggiare in qualche modo berlusconi, del resto se cadesse berlusconi bush perderebbe un altro importante alleato in iraq. Dell'iraq non se ne parla più, si dice che sia la centrale del terrorismo internazionale, primo non lo era lo è diventato ora per mezzo di gruppi di combattenti che non sono iracheni ma stranieri che approfittano della confusione per portare avanti le loro azioni. Gli stessi sciiti sono visti in iraq come traditori, la situazione è quindi molto complicata e confusa, ed è semplicistico ridurre il tutto a solo terrorismo.
Io ho provato a fare informazione, libera ed indipendente, dissi a suo tempo che occorreva assumersi il rischio; non serve andare a fare le veline dei centri comando americani, rinchiusi blindati negli alberghi del centro di Baghdad; serve invece andare in mezzo alla gente, far sentire la loro voce, la voce di gente, persone, che si trovano presi in mezzo ai combattimenti e ne pagano tutte le conseguenze.
L'informazione libera non la vuole nessuno. Non la vogliono gli americani, e non la vogliono i terroristi, ho parlato con chi mi ha sequestrato e quando gli chiedevo perchè mi rispondevano, noi combattiamo contro l'occupazione americana, ed io rispondevo, e rapisci me? Impedendomi di andare a falluja, una delle città più martoriate dalla guerra, per raccontare cosa accade alla gente del luogo? Allora siete matti.
Il mestiere del giornalista è diventato pericoloso in zona di guerra, in iraq sono già morti più operatori dell'informazione, 86, di quanti ne erano morti durante tutta la guerra del vietnam.
Ricordate l'operatore americano che riprese l'uccisione di un iracheno da parte di un marine a falluja? Bene, ha realizzato uno scoop giornalisticamente parlando, eppure è stato espulso dal gruppo embedded e licenziato dalla sua testata; del resto io ho appena scoperto che il mio video in america non è stato mai trasmesso il video del mio rapimento.
Perchè non vogliono un informazione libera e indipendente? Perchè è scomoda, perchè potrebbe rivelare al mondo cose che non si vuole che si sappiano. Del resto ormai è riconosciuto che la guerra in iraq è iniziata su una menzogna. Così come sono menzogne tutte le storie sulle armi di distruzione di massa. Le armi di distruzione di massa le hanno vendute gli americani a Saddam, le armi di distruzione di massa come il napalm o il fosforo bianco le hanno usate gli americani sulle popolazioni di falluja, o nella zona dell'aereoporto di baghdad. E gli americani hanno sempre lanciato messaggi chiari ai giornalisti indipendenti, pensate al colpo di cannone all'hotel palestine quando hanno ucciso dei giornalisti, possibile che con tutta la loro tecnologia gli americani abbiano scambiato l'obiettivo di una macchina fotografica con un cannone antiaereo? Le armi antiaeree non si mettono in genere dentro le stanze, si mettono sui tetti.
Oggi in iraq non ci sono praticamente più giornalisti, quelli che sono rimasti sono tutti americani perchè questa è la loro guerra e la devono raccontare, tutti i servizi che vediamo oggi in tv non arrivano dall'iraq ma dall'america.

Lidia ricorda...
Ero a Cuba per un incontro culturale, era la serata conclusiva e dovevo fare il mio intervento quando fui raggiunta dalla notizia che giuliana era stata rapita. Non riuscivo a prendere la parola e ripartii subito per Roma con un unico pensiero in testa: dobbiamo far sapere ai rapitori che da questa storia non hanno nulla di buono da guadagnarci. Assolutamente nulla.
Io capisco che non si vogliano chiamare terroristi, così come a noi non volevano chiamarci partigiani bensì banditi. Altrimenti si deve riconoscere l'altro come un accreditato avversario.
Il punto centrale è proprio questo: nascondere la verità, mistificare, mentire, cambiare le parole per stravolgere i concetti. Il problema non è quindi solo sconfiggere il berlusconismo, quello è solo il primo passo, il vero problema è cancellare tutte le impurità nel sistema.
Oggi voi dite, e se domani vinciamo le elezioni e non si ritirano le truppe dall'iraq? Bene, si farà subito una enorme manifestazione pacifista. E faremo vedere loro la forza della massa della popolazione.
Se dovessi essere eletta io chiederei prima di tutto una commissione d'inchiesta, o una denuncia alla corte costituzionale per manifesta incostituzionalità della scelta di mandare i nostri soldati in iraq contro la nostra costituzione. E chiederei anche il diritto all'obiezione di coscienza per i volontari delle missioni italiane.
Io sono stata congedata come partigiano combattente con il grado di sottotenente. Alla fine della guerra sono stata congedata. Come congedata? Non mi sono mai arruolata!
Io all'epoca dissi non voglio portare armi – ero una staffetta – non per chissà quale alta scelta di valori, ma perchè avevo paura di spararmi addosso o di far male a qualcuno. Allora mi dissero ti insegniamo ed io risposi non voglio imparare. Ogni forma di resistenza non puo' che essere antimilitarista e non violenta. E son contenta che questi concetti siano stati inseriti nella costituzione con quella parola “l'italia RIPUDIA la guerra”.
Vi racconto un altro episodio: eravamo a Novara, la guerra era finita e fui incaricata di timbrare con un visto i documenti dei cittadini italiani che volevano fare ritorno alle loro case. Mi dissero, se ti sembrano persone per bene metti il timbro e mandali a casa, se ti sembrano procura-guai, mandali al campo sportivo. La nostra prima preoccupazione erano le vendette personali e dovevamo riorganizzare subito un minimo di giustizia civile istituendo il tribunale del popolo – che il fascismo aveva abrogato. IS presentò subito un problema: nell'ordinamento in vigore era prevista la pena di morte. Aprimmo un dibattito, se si presentano reati per cui è prevista questa condanna, la applichiamo o no? Per il tribunale occorreva un magistrato e chiedemmo a Scalfaro, allora nella resistenza seppure giovane magistrato, che si prestò a svolgere il compito di pubblico ministero. Scalfaro ci disse, la pena di morte è prevista e quindi è mio dovere chiederla se occorre, ma mi metterò d'accordo con Parri per non farla eseguire e per richiedere immediatamente la grazie. In quel caso io ho capito l'importanza della mediazione politica, di come sia fondamentale mediare una legge con il sentimento umano di giustizia, era un modo per dire “Con le vostre leggi voi sareste condannati a morte, ma noi non siamo voi”.

Il pubblico chiede ...
D.Giuliana, hai mai temuto per la tua vita e quali sono stati i pensieri che ti hanno sostenuta durante i giorni di prigionia? Seconda domanda, cosa sai sulle bombe ad uranio impoverito? Sono state usate nella guerra in iraq? È vero che gran parte del territorio iracheno è contaminato?
D. Dei terroristi non mi interessa, ma i contractors che ci stanno a fare? E le ONG? Da chi sono pagate?
D. Ma la colpa del “fuoco amico” è davvero del singolo soldato, drogato dalla violenza, o di chi ha armato quella mano?
D. Ma se vinciamo le elezioni ci sarà davvero il ritiro immediato dall'iraq?
D. Anche se europa e cina hanno votato a sfavore, non sarà che l'iran diventerà il prossimo iraq?
D. In questa campagna elettorale non si parla di politica estera e ci si è dimenticati delle gravi responsabilità dei soldati italiani in iraq, perchè?
D. Vorrei che ci spiegassi quel particolare inquietante di quando uno dei rapitori ti disse “noi ti liberiamo, ma stai attenta agli americani”.

Giuliana risponde...
Si, io ho avuto paura di morire, anche se alternavo momenti in cui avevo queste paure a momenti di speranza di venirne fuori, e poi pensavo che fuori qualcuno a me caro si stava preoccupando per me e avrebbe fatto di tutto per aiutarmi. Ho sempre cercato di mantenere la mia dignità e di non soccombere ai miei sequestratori, se lo avessi fatto probabilmente le cose sarebbero potute andare molto diversamente.
Delle armi di distruzione di massa ho già parlato, sicuramente hanno usato proiettili ad uranio impoverito, e la cosa che più mi ha colpito è stato vedere i bambini giocare dentro le carcasse dei carri armati, e purtroppo tra qualche anno si vedranno gli effetti.
Sulla questione iran la cosa è pazzesca: da una parte l'america tiene l'iran nel mirino per la questione nucleare, dall'altra tratta con l'iran per regolarizzare l'iraq. L'iran controlla con i pasdaran sciiti tutto il sud dell'iraq, al sistani è di origine iraniana e la sua forza politica è un insieme di gruppi religiosi tutti ispirantisi agli iranian, qua gli unici che non possono decidere del loro futuro sono gli iracheni stessi. Ma come è possibile? Non mi venite a dire che in iraq c'è la democrazia perchè ci sono state le elezioni, io le ho viste le prime elezioni, la gente andava a votare perchè una fatwa gli imponeva di andare a votare, e la fatwa è stata emessa dal gruppo sciita di al sistani, si andava di corsa ai seggi elettorali sotto il tiro dei cecchini piazzati sui tetti dei palazzi, mentre in cielo giravano gli elicotteri ed in strada era pieno di carriarmati usa. Non mi sembra che si possa definire una votazione “libera e democratica”.
Quando si è in guerra si fa la guerra, non è che se la si spaccia per una missione di pace non si agisce come se non si fosse in guerra.Io non credo che Lozano, ammesso sia stato lui a sparare, sia il vero colpevole, il vero colpevole è chi lo ha mandato lì armato per sparare.
L'ultima cosa su quello che mi hanno detto i rapitori di stare attenta agli americani. Io all'inizio lo avevo preso come uno slogan antiamericano, e non credo che loro avessero chissà quali informazioni. Quando però vicino all'aereoporto hanno iniziato a spararci la prima cosa che ho pensato è stata chi può essere arrivato così vicino a questa zona in modo da spararci? Non certo gli iracheni, quindi sono americani. Io non so perchè abbiano voluto spararci, di sicuro so – la stessa magistratura italiana lo afferma – che hanno sparato per ucciderci, non certo per fermare la macchina. Io non voglio fare ipotesi, voglio andare fino in fondo alla faccenda e scoprire la verità basandomi solo sui fatti.

Conclusione
L'incontro è finito, lunghi applausi hanno salutato Giuliana e Lidia per ringraziarle di averci dato queste testimonianze così ricche di ricordi, aneddoti, pensieri ed emozioni personali. Due donne, due pacifiste, due persone che hanno fatto dei loro credo nonviolenti ed antimilitaristi una scelta ed uno stile di vita.
Il loro impegno è molteplice, nella società piuttosto che nella politica, ma finalizzato essenzialmente ad un unico aspetto fondante: essere dalla parte di coloro che sperimentano direttamente sulla loro pelle gli orrori e gli errori delle guerre, di tutte le guerre, di ieri come di oggi, per dare loro una voce, la voce della speranza di un futuro migliore.
Note:

Biografie
Nata a Masera, provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948, Giuliana Sgrena ha studiato a Milano. Nei primi anni ’80 la ritroviamo a Pace e Guerra, la rivista diretta da Michelangelo Notarianni.
A il manifesto dal 1988 Giuliana ha sempre lavorato nella redazione esteri: appassionata del mondo arabo, conosce bene il Corno d’Africa, il Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato sulle nostre pagine la guerra in Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad durante i bombardamenti (per questo è tra le giornaliste nominate “Cavaliere del Lavoro”), e ci è tornata più volte dopo, cercando prima di tutto di raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con professionalità le violenze causate dall’occupazione di quel paese.
Ma Giuliana continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico. E’ tra le fondatrici del movimento per la pace, negli anni ’80: c’era anche lei a parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista.
[fonte: http://www.ilmanifesto.it/pag/sgrena/420cf9789ccc7.html]

Lidia Menapace e' nata a Novara nel 1924.Ha partecipato alla Resistenza e poi si è impegnata nel movimento cattolico. Pubblica amministratrice, docente universitaria, fondatrice del "Manifesto" è stata presente alle più rilevanti esperienze politiche e culturali della sinistra critica.
E' tra le voci più significative della cultura delle donne e dei movimenti di solidarieta' e di liberazione.
[fonte: http://www.ilportoritrovato.net/html/8marzo1.html]

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