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    «Il governo ha tradito il suo programma»

    Vicenza: «La decisione di Palazzo Chigi esprime il qualunquismo della politica»

    Intervista a don Albino Bizzotto, in prima linea nella protesta contro l'ampliamento della base Usa di Vicenza.
    18 gennaio 2007 - Orsola Casagrande
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Don Albino Bizzotto, fondatore e anima dei Beati Costruttori di Pace, tra gli animatori delle iniziative contro la nuova base militare americana al Dal Molin è soprattutto «amareggiato. Non capisco più questa politica - dice - Quando la gente cerca di partecipare alla costruzione di una democrazia reale, ecco che i padroni della politica si ergono a padroni della storia e prendono decisioni che non tengono minimamente conto della volontà della gente, delle comunità locali. Questo - aggiunge don Albino - è vero certamente qui nel Veneto, dove francamente non è la prima volta che assistiamo a scelte operate sopra la testa e la volontà dei cittadini».
    Come definisce dunque questa decisione del governo di dare il via libera agli americani per il Dal Molin?
    Per me è la manifestazione del qualunquismo della politica per noi cittadini. Se questi sono i segnali che il governo dell'Unione ci dà dopo averci presentato un programma in cui si impegnava a discutere in tutte le sedi e con tutti i soggetti necessari le servitù militari presenti nel nostro territorio, credo che ad essere buoni si può dire che hanno disatteso alla grande quel programma. Sul quale c'era scritto a chiare lettere che avrebbero promosso una nuova conferenza sulle servitù militari proprio per ridefinirne la presenza anche alla luce dei cambiamenti che ci sono stati a livello mondiale. Perché non si può pensare di continuare a fare politica con la logica di sessanta o settanta anni fa. Questi politici continuano ad avere la concezione del cittadino come soggetto minorato, e non sovrano, del cittadino incapace di capire quali sono le scelte da prendere tenendo presente interessi nazionali e internazionali.
    Che succede adesso?
    Credo che la prima cosa da fare sia rimettere insieme subito tutti quanti si sono espressi e dati da fare in questi mesi sulla questione del Dal Molin. Anche perché è evidente che c'è tanta gente che parla, dai politici ai media, senza sapere che cosa sia realmente il Dal Molin, che cosa sia davvero Vicenza, città militarizzata. Intanto domani (oggi, ndr) ci sarà a Vicenza la manifestazione degli studenti medi.
    Il presidente del consiglio Prodi ha scelto la Romania per dire che il governo avrebbe dato il via libera al Dal Molin.
    E' incredibile. Ci si lamentava e si criticava giustamente Silvio Berlusconi perché comunicava decisioni pesanti quando stava all'estero. Ma Prodi ha fatto esattamente la stessa cosa. Ma doveva proprio comunicare una decisione così importante mentre si trovava a Bucarest? Non era forse il caso di rientrare, parlare, cercare dialogo. Alla fiaccolata a Vicenza c'era davvero una marea di giovani. Mi chiedo: che tipo di prospettiva offre questo governo con scelte di questo tipo? C'è una urgenza enorme di cambiamento, a livello globale, sulla gestione del territorio, sulle politiche internazionali e invece questi politici continuano a rimanere fuori dalla realtà. Negli Usa gli americani sono riusciti ad isolare Bush. Le tragedie a cui assistiamo oggi sono il frutto delle politiche di Bush e dei suoi alleati. E questi politici continuano a non prendersi le loro responsabilità.
    Si riferisce all'Iraq?
    Certo. Io sono stato a Baghdad, ho visto i soldati intabarrati sotto il sole cocente. Una parte è impazzita, un'altra è scappata. Io manderei i responsabili politici dentro una situazione di guerra perché davvero si sta giocando sulla pelle delle persone. Si grida al mostro di fronte ad un crimine individuale, ma di fronte a chi ha sulla coscienza migliaia di persone, non si dice nulla.

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