La guerra in Afghanistan e la base Usa di Vicenza, un tabù governativo
La maggioranza si e' frantumata su un tema fondamentale come quello della politica estera. Su due questioni, una presente e l'altra incombente sull'aula, come la guerra afgana e l'allargamento della Base Usa di Vicenza. Da tempo il "paese reale" che Prodi governa, o governava, stava spingendo per una politica concreta di rifiuto della guerra. Di ripudio della guerra, come dice la nostra Costituzione che si continua a citare a sproposito. Lo ha detto con manifestazioni enormi, con mille e mille iniziative locali, lo ha detto attraverso i sondaggi, l'ultimo di ieri. Chi ci ha governato, prima Berlusconi e poi Prodi, ha rifiutato qualsiasi ragionamento su questo tema, ha respinto al mittente ogni tentativo di discussione e di critica. Discussioni e critiche che invece, in altri paesi, hanno trovato spazio nei media e nelle stanze della politica. Persino negli Stati Uniti d'America. Qui, invece, si e' scelto di mischiare le parole, di storpiare il vocabolario, di stravolgere il senso compiuto delle frasi, di camuffare la realta', di nascondersi dietro l'ipocrisia, continuando a sostenere che noi, in Afghanistan come in Iraq siamo andati in missione di pace, a portare la pace, quando invece e' ovvio, banale e lo sanno anche i polli, che nell'uno e nell'altro paese siamo andati in guerra. Ma la politica del palazzo (e dei tanti sottopalazzi, sempre piu' diffusi) e' talmente paradossale che, adesso, se cade Prodi, arrivera' di certo un governo peggiore. Anche, forse soprattutto in politica estera. E questo rende sempre piu' evidente, clamorosa, e clamorosamente pericolosa, la distanza tra la classe politica e la vita concreta, le aspirazioni e i sogni dei cittadini di questo paese. E questa e' una situazione che dovrebbe fare paura. Quasi come fa paura la guerra.
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