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    Un telespettatore commenta la ricostruzione della I guerra mondiale fatta dalla tv di stato.

    4 novembre: E' questa la "grande storia" della Rai?

    9 novembre 2003 - Antonio Corbeletti

    Lunedi' sera [3 novembre 2003, ndr] sulla terza rete "la grande storia" ha proposto, con tanto di coccarda tricolore appuntata sullo schermo, una rievocazione del primo conflitto mondiale che mi ha lasciato perplesso e preoccupato.

    L'interessante materiale filmato (sia del fronte italiano che europeo) e' stato accompagnato da un commento, spesso retorico e che lasciava in sospeso molti aspetti della "grande guerra" che, a distanza di 85 anni, si potevano proporre e analizzare.

    Invece al di la' di alcune considerazioni sulle stragi e gli orrori della guerra (quasi di circostanza, impossibili da negare neanche da quelli che oggi sostengono le guerre "preventive") si e' preferita una trasmissione a meta' tra orgoglio patriottico - compresa una benevola citazione di Vittorio Emanuele III "difensore" della dignita' dell'esercito dopo Caporetto - e qualche ammiccamento superficiale a chi ricorda invece il ‘15-‘18 come uno spaventoso macello.

    Qualche esempio del commento:

    il popolo italiano che "accetta stoicamente cosi' tanti lutti e resiste per tre anni", "la cultura italiana e' tutta al fronte", gli uomini che si combattono "sono divisi dalla lotta che hanno accettato di condurre", per non parlare del rapporto tra ufficiali e truppa che viene unificato dalla battaglia (!).

    Ovviamente, vista l'aria revisionista che si respira anche in RAI, nel racconto filmato trovano spazio una serie di citazioni sui futuri gerarchi fascisti (Grandi, Graziani, Finzi, Balbo, Muti, Bottai, addirittura Margherita Sarfatti, oltre al bersagliere Mussolini) o personaggi che diventeranno tragicamente noti dopo alcuni anni da Badoglio a Hitler a Rommel...

    I futuri antifascisti vengono ricordati solo con Don Minzoni, gia' cappellano militare, che verra' assassinato dagli squadristi di Balbo.

    Per gli autori Emilio Lussu, tanto per citare un nome, e' sicuramente sconosciuto.

    L'opposizione alla guerra, presente nel paese, viene invece liquidata in una ventina di secondi. Richiamate solo le manifestazioni di protesta di Milano e Torino del 1917 (che videro scontri aperti tra gruppi operai ed esercito contro le condizioni di vita e per la fine della guerra) che non vengono minimamente approfondite; cosi' come si citano i fenomeni di ammutinamento, diserzione, renitenza alla leva o fucilazioni, tribunali e processi ai militari che rifiutano di andare a morire, come una "pagina tremenda e oscura, non a sufficienza raccontata". E allora fatelo! Visto che esistono ricerche storiche e inchieste sulla paurosa condizione dei nostri soldati, sul regime repressivo messo in atto dagli stati maggiori prima e dopo Caporetto, sulle decimazioni di massa, ecc...Perche' non raccontarle oggi? Stonano con le fanfare e i tricolori?

    Qualche anno fa il primo ministro francese Jospin rese omaggio ai disertori con una sorta di "riabilitazione" postuma. Improponibile a noi. Il filmato parla dei prigionieri italiani detenuti dagli austriaci e, oltre a stupirsi per testimonianze di soldati a favore dei nemici, non ricorda le responsabilita' politiche e militari italiane di non sostenerli in alcun modo (con l'invio di pacchi e soccorsi) ritenendoli pari ai disertori e quindi "da perdere". Per queste scelte su circa 600.000 prigionieri quasi 100.000 moriranno di fame, freddo e stenti.

    Anche sulle "canzoni che rivelano il dramma collettivo" vengono inserire quelle classiche, che vanno bene anche nelle cerimonie ufficiali, "la canzone del Piave" in testa, sfumando subito le prime note di "Gorizia tu sei maledetta..." che conserva ancora tutta la sua carica anti militarista e di denuncia della guerra.

    La chiusura, ovviamente, con il bollettino della vittoria dalla voce del generale Diaz.

    Ricordo ancora il suo busto ed il testo inciso nel marmo dell'atrio della mia scuola elementare: erano i primi anni '60 e per la RAI "la grande storia" si riduce ancora a questo.

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