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    Le donne, dopo circa nove mesi di presenza in prima linea stanno dimostrando che la libertà di ciascun cittadino dipende dalle loro libertà.

    l'8 marzo un'occasione per ribadire il no alla repubblica islamica dell'Iran

    Le donne in Iran, subiscono varie forme di aggressività nel privato tra le mura domestiche e a livello sociale, comportamenti leciti per la costituzione della Repubblica Islamica.
    7 marzo 2010 - Mohsen Hamzehian

    L’8 MARZO UN’OCCASIONE PER RIBADIRE IL NO ALLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN
    Premessa

    Il movimento per i diritti delle donne in Iran rappresenta uno dei più vivaci movimenti civili nel medio e vicino oriente
    Le donne in Iran, sin dal primo giorno dopo la presa del potere da parte del regime del giureconsulto nel 1979, hanno continuato la loro battaglia contro la discriminazione del genere umano.
    L’arresto continuo delle donne di ogni strato sociale, dimostra che la lotta per la loro emancipazione è trasversale: essa rappresenta un denominatore comune ed è il riflesso diretto del codice civile, del codice penale e della costituzione della Repubblica islamica dell’Iran. Essi rappresentano i tre lati su cui si fonda la censura e la discriminazione in Iran.
    Nelle manifestazioni successive al colpo di stato elettorale in Iran del 2009, le donne sono state in prima linea in maniera compatta e univoca . Gli arresti, numericamente senza precedenti, delle donne rappresentano la rabbia e l’incapacità del regime di rispondere alle esigenze elementari di queste.
    Le donne in Iran, subiscono varie forme di aggressività nel privato tra le mura domestiche e a livello sociale, comportamenti leciti per la costituzione della Repubblica Islamica.

    Anni di lotta e prigionia
    La presenza attiva delle donne nella lotta rappresenta un esempio per l’emancipazione sociale, politica e culturale del Paese.
    Se la civiltà millenaria Persiana rappresenta, senz’altro, un orgoglioso esempio di coesione dei popoli nell’altopiano iranico, la lotta per l’emancipazione della donna, dalla rivoluzione costituente del 1906 in poi, ha inciso nettamente sul progresso della storia contemporanea iraniana.
    Non possiamo dimenticare la rivendicazione delle donne per il diritto all’ istruzione e la rivendicazione della presenza delle donne a livello sciale e la sua trasformazione in movimento sociale e politico. La vittoria della costituente del 1906 ha escluso, purtroppo, le donne dal diritto di voto.
    La prima giornata dell’ 8 marzo del 1917, contemporanea della rivoluzione dei bolscevichi, ha segnato per quattro anni consecutivi una testimonianza storica del movimento di emancipazione femminile. L’arrivo del cosacco sottoufficiale Reza khan, giunto al potere con un colpo di stato, ha annientato le organizzazioni del movimento delle donne, trasformandole in associazioni puramente dipendenti dagli apparati dello Stato .
    Nel 1979, dopo poche settimane dalla rivoluzione iraniana, molte delle donne liberate perché incarcerate come oppositrici dello scià, si erano già opposte al regime neonato della Repubblica islamica, dimostrando di non aver alcuna paura di affrontarlo per le strade, nei luoghi di lavoro e nelle famiglie.
    Il regime ha cancellato gli elementari diritti acquisiti durante lo scia: solo dieci mesi dopo la rivoluzione, il regime khomeinista ha annunciato lo scioglimento della legge di protezione della famiglia e lo stesso anno ha annunciato che le donne non potevano esercitare la funzione di Giudice. In coincidenza dell’ 8 Marzo 1979, vi fu l’annuncio del quartier generale di Khomeini, che le donne possono lavorare solo se portano il velo islamico (Hejab).
    Il regime appena insediato ha trasformato la giornata della donna in una ricorrenza religiosa in nome di Fatimah ( la figlia del Profeta, cioè la moglie di Alì primo santo sciita). Da allora, in diversi modi, le donne sono state presenti nelle piazze più o meno visibilmente, con scontri sempre più duri e con arresti anche eccellenti di personalità intellettuali persiane. Nel 2000 si è celebrata la prima manifestazione pubblica dell’8 marzo dopo molti anni, con la partecipazione di numerose donne.
    Nello stesso anno due attiviste, subito dopo la conferenza di Berlino, sono state arrestate.
    Questo evento ha provocato una dura reazione delle donne con raccolta di firme, finalizzato alla liberazione delle loro compagne. Da allora le donne sia in privato ( riunioni a porte chiuse e clandestine) o nelle strade continuano a lottare. Spesso attaccate fisicamente e molte incarcerate per aver partecipato alla manifestazione dell’ 8 marzo ( altro che” la festa” delle donne nelle pizzerie e/o ristoranti con l’offerta di mimose in Occidente!).
    Nel 2008 la lotta delle donne in Iran ha fatto vincere il premio internazionale con l’iniziativa di “ campagna di 1.000.000 di firme”, un premio che è risultato di anni di lotta che appartiene a tutte le donne in Iran.

    Conclusione
    Sono passati 31 anni di vita della Repubblica Islamica e sono 31 anni di esistenza censurata e discriminata per le donne.
    In Iran le donne sono perennemente in piazza per rivendicare la fine della lapidazione, delle torture, delle discriminazioni di genere, lo scioglimento delle leggi sull’uso di Chador. L’enorme repressione di Mahmud Ahmadinejad ha soffocato la voce della protesta, ma non é minimamente riuscito a spegnere la voce della libertà e la rivendicazione di parità per la donna .
    Le donne si aspettano che le masse antagoniste partecipino, nella giornata di lotta, per solidarizzare con una delle componenti della società più importanti della nostra epoca.
    La rivoluzione umanitaria in Iran, cominciata nel mese di Giugno 2009, è una protesta presente in tutto il paese e a forte componente femminile. Le richieste avanzate sono, se confrontate con i diritti che godono quotidianamente le donne occidentali, addirittura incredibili .

     

     

    RIVENDICAZIONI

    1.la riscrittura del codice Civile, Penale e della costituzione della Repubblica iraniana, tutto ciò può essere possibile solo con il superamento dal regime giureconsulto, la causa principale dell’ingiustizia in Iran; per l’istituzione di un tribunale internazionale per i crimini commessi contro le donne.
    2.l’abolizione dell’ apartheid contro la donna;
    3.la libertà assoluta dell’espressione corporea della donna, oggi limitata entro i confini del chador;
    4.separazione della religione dalla politica

    Qualsiasi siano gli esiti dello scontro politico in atto, questo sarà l’anno cruciale per la lotta della donna in Iran: tutte le donne intellettuali, operaie, casalinghe incarcerate, chiedono di potere parlare con i loro avvocati; le donne da ogni luogo gridano la incompatibilità del regime islamico con i più elementari diritti delle donne.
    Le donne, dopo circa nove mesi di presenza in prima linea stanno dimostrando che la libertà di ciascun cittadino dipende dalle loro libertà.
    E’ un grido che nessuno può più ignorare e si leva talmente in alto che viene udito in ogni angolo del mondo.
    Mohsen Hamzehian
    Unione Per la Democrazia In Iran – Italia ( www.updi.orgupdi@libero.it

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