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Aggressione contro i manifestanti alla fine del corteo di Roma. Non è affatto la prima volta.

Il Forum Palestina riceve e pubblica una lettera di denuncia su quanto accaduto ieri sera a Roma al termine della manifestazione contro l'attacco alla Freedom flottiglia diretta a Gaza
5 giugno 2010 - Forum Palestina

A conferma di quanto accaduto ci sono poi altre testimonianze
di manifestanti che tornavano dal corteo. In un altro caso due
tipi in moto che avevano "puntato" con pessime intenzioni
due donne arabe con bambini e una bandiera palestinese in mano,
sono però dovuti scappare a tutto gas gridando
"Viva Israele" perchè nei pressi era sopravvenuto
un gruppo di compagni niente affatto bendisposti nei loro confronti.

Il fatto è avvenuto su via Barberini, un centinaio
di metri prima di quanto denunciato dalla lettera che segue
. Il sindaco Alemanno e le autorità continuano a "coccolare"
questi gruppi squadristi legati ai settori oltranzisti della
comunità ebraica romana mentre continuano a parlare
di un mai avvenuto "assalto al ghetto" nella
manifestazione di lunedi scorso. La verità non è
manipolabile all'infinito e la pazienza dei giusti non è
infinita.


Il Forum Palestina




A conferma di quanto accaduto ci sono altre testimonianze di manifestanti
che tornavano dal corteo. In un altro caso due tipi in moto
che avevano "puntato" due donne arabe con bambini
per le loro attività squadristiche, hanno dovuto scappare
a tutto gas gridando "Viva Israele" perchè
nei pressi era sopravvenuto un gruppo di compagni niente affatto
bendisposti nei loro confronti. Il fatto è avvenuto
su via Barberini, un centinaio di metri prima di quanto denunciato
dalla lettera

 

 

Dodici ore dopo, ancora non ci credo. Ancora
mi girano le palle. Ancora quel senso di incazzatura, frustrazione,
rabbia. Saranno i 3 mesi di corso sulla non violenza, la comunicazione
orizzontale e tutte le belle parole che poi ti chiedi a cosa
sono servite.


Alla manifestazione ieri eravamo veramente
. Poche bandiere, qualche slogan, mamme velate con bambini
nel passeggino, qualcuno vende fischietti, qualcun altro una
kefiah, più una rimpatriata di amici che altro. Una
bella atmosfera. Dopo un’oretta di chiacchiere, il corteo
si muove, direzione piazza del Popolo. Da piazza della Repubblica
risaliamo via Orlando, poi scendiamo a piazza Barberini, due
chiacchiere, una birra. A Trinità dei Monti ormai ci
siamo tutti sciolti. Dietro di noi, un’armata di carabinieri
in assetto antisommossa “e che deve succedere??”.
Ci fanno quasi pure ridere.


Dai, sono le sette e mezzo, io e Sergio decidiamo
di rincamminarci verso la stazione. Prendiamo la metro? No
dai, è bello, facciamo due passi per Roma.


Risaliamo via di Quattro Fontane, poi svoltiamo
per tornare a piazza S. Susanna. Sempre in chiacchiera. Nessun
distintivo, nessuna bandiera. Siamo due passanti come tanti
altri, l’idea nemmeno mi sfiora il cervello.


All’incrocio con la piazza, quattro
pischelli in motorino, scarabeo, polo col colletto rialzato,
casco a “scodella”, ci chiedono, senza nemmeno
troppo fingere di fare gli attori, se “le strade erano
libere, la manifestazione è passata, è finita,
ma voi venite da lì”. Non ci torna, ma lì
per lì non ci pensiamo. Certo, salta agli occhi che
mai avrebbero pensato di unirsi alla manifestazione. Io, ingenuamente,
penso che forse “volevano solo evitarci”, a noi
zecche comuniste che manifestiamo per quel popolo ancora più
zecca e comunista dei palestinesi.


Proseguiamo, arriviamo in piazza S. Susanna,
svoltiamo a destra per via Orlando.

 

 

Succede in un attimo.


Il ragazzetto dal colletto rialzato si avvicina
da dietro, finge una telefonata al cellulare. Sergio lo vede
con la coda dell’occhio, io sento solo un botto, il
botto del casco sulla testa di Sergio. Agguanta Sergio da
dietro e inizia a colpirlo violentemente con il casco. Lo
stringe, lo butta a terra sul marciapiede e continua a picchiarlo
con il casco, gli tira dei calci in petto. È un pestaggio
in piena regola.


Io inizio ad urlare. Non mi viene in mente
di strapparlo, di tirargli un calcio, nonostante tiri calci
per sei ore alla settimana, ma urlo come una pazza, lo inseguo
in quei tre metri tra marciapiede, macchine parcheggiate e
strada. Accanto, in strada, gli altri tre lo aspettano in
motorino. Lui, finita la sua bravata, urla un “Forza
Israele” che suona più fuori luogo che mai, monta
in sella e scappano. Dieci secondi di terrore. Di rabbia,
di un’aggressione più inutile e gratuita che
mai.


Rimaniamo lì, nella folla dei passanti,
increduli, mentre spiego al 113 che sì siamo stati
aggrediti, no non ci siamo fatti male, sì ho preso
la targa “però non so se è giusta”,
“è giusta o no?!” mi fa il poliziotto al
telefono, ma che ne sooooo gli vorrei urlare, dov’eravate
voi, quando fino a 5 minuti fa eravamo ricoperti di carabinieri
e nemmeno una scorta al corteo che si scioglie. Aspettiamo
inutilmente una fantomatica volante che “è in
arrivo”. Dopo un’ora decidiamo di andarcene, ormai
non c’è più nessuno.


Una bravata del cazzo, un’azione finto-dimostrativa
di pischelli che non sanno nemmeno di cosa parlano, ma che
non hanno niente di meglio da fare durante il giorno probabilmente.
Non i fasci di Casa Pound, non gli scontri in piazza con il
Forum Palestina, no. 4 sedicenni dalla testa bacata, occhi
neri di odio de che non se sa, che per fare i fighetti del
pomeriggio e avere qualcosa da raccontare agli amichetti di
Ponte Milvio il sabato sera, decidono di improvvisarsi piccole
SS e di colpire un ragazzo e una ragazza. Isolati. Poveri
scemi, mica vanno a colpire il corteo, mica vanno a rompere
le scatole agli organizzatori, mica scelgono i cristoni bardati
di kefieh. No. Scelgono due così. Che se non eravamo
noi, sarebbe stato qualcun altro dopo di noi.


Fa incazzare, ma fa anche paura.

 

 

Attenti, stiamo attenti d’ora in poi,
che qui, zecche, froci e tutti quanti, siamo a rischio “punizione”
gratuita. Che qui c’è una parte della società
che si sente autorizzata, intoccabile, impunita, ad andare
in giro a picchiare chi “devia”, mossi da un’ignoranza
che spaventa, da un odio montato a tavolino che fa impressione.
Sarebbero ridicoli, se non andassero in giro a fare male.




È questo il desolante panorama di questo paese.


Stiamo attenti.




Costanza Pasquali Lasagni

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