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    Lettera aperta a Peacelink

    L'arabista Enrico De Angelis, Ph.D., Ricercatore presso il CEDEJ, Cairo, e firmatario di "Siria. Appello 2012", scrive a Peacelink chiedendo di prendere una posizione sulla situazione in Siria
    25 luglio 2012 - Enrico De Angelis

    Free Syria

    Gli ultimi sviluppi della situazione in Siria hanno ormai confermato un'accelerazione degli eventi che pochi, me incluso, avevano previsto. Sapevo da tempo che il regime stava cominciando a perdere pezzi e i propri residui di legittimità. Non solo infatti aveva perduto da mesi il supporto della stragrande maggioranza della popolazione, comprese molte fette degli alawiti e dei cristiani, ma all'interno dello stesso regime le crepe (che esistevano già dall'inizio) si erano fatte troppo profonde. Le diserzioni hanno subito un'impennata negli ultimi mesi, soprattutto ai piani alti, e ovviamente i casi di Tlass e dell'ambasciatore siriano in Iraq ne rappresentano unicamente la punta dell'iceberg. Giusto negli ultimi giorni, prima della battaglia di Damasco, molti attivisti mi dicevano che ormai il regime stava per cadere (ma non mi fidavo, troppe volte avevo sentito questa cosa, anche se sempre più persone insospettabili passavano dalla parte degli insorti giorno dopo giorno). 
    Ora, questi sviluppi, salutati ovviamente da tutti i sostenitori della rivoluzione come un fatto positivo, sono talmente rapidi che possono tuttavia rappresentare un problema. Io sapevo che il regime sarebbe caduto, conoscevo la situazione e l'insofferenza generalizzata verso la reazione violenta alle manifestazioni. Ma non avrei mai pensato che potesse cadere così in fretta e soprattutto attraverso l'effetto diretto di operazioni armate. I ribelli non possiedono armi pesanti, ma i finanziamenti di Arabia Saudita e Qatar gli hanno dato quel poco in più di cui avevano bisogno: razzi anti-carro. Il supporto ormai evidente della maggioranza della popolazione (ormai parliamo del 70/80%) ha fatto il resto. E le crepe nel regime permettono loro di colpirne il cuore e di indebolirne la reazione. Quanto questi ultimi giorni abbiano dato un colpo definitivo all'apparato repressivo del regime (si parla di diserzioni di interi reggimenti, compreso un reggimento corazzato della Guardia repubblicana) lo sapremo solo tra qualche giorno (bisogna aspettare di capire quante delle notizie che circolino siano attendibili, ma se anche solo la metà verrà confermata, è chiaro che siamo molto più vicini alla fine di quanto anche io osassi sperare). Ma comunque sia, qualunque sia il risultato di questa prima battaglia per Damasco, è chiaro per la prima volta che i rivoluzionari possono farcela da soli (nel senso, senza un intervento esterno "diretto"). 
    Ora tuttavia siamo di fronte a un bivio: la caduta del regime anche attraverso l'uso delle armi non è di per sé un fatto negativo (non sarebbe mai caduto solo attraverso le manifestazioni, e questo anche il più pacifico dei manifestanti ve lo confermerebbe), ma si pone sempre una questione di equilibrio tra la rivoluzione nonviolenta e i suoi attori da una parte (che rappresentano ancora la maggioranza dei rivoluzionari) e i gruppi dell'ESL. Questo equilibrio rischia di saltare se il regime cade in questo modo e così rapidamente, e questo potrebbe rappresentare un problema.
    C'è bisogno dunque di un intervento diplomatico internazionale concertato che possa aiutare a definire un quadro preciso per la transizione, che possa portare a delle negoziazioni e dare un ruolo ad altri attori e non solo ai gruppi armati. In questo senso, si dovrebbe fare pressione su tutti, ma prima di tutto sulla Russia, affinché accettino l'inevitabilità della deposizione di Bashar al-Assad ma in un quadro di transizione non violenta e controllata. Con queste premesse, perfino i gruppi armati vincitori potrebbero accettare le negoziazioni (o almeno la maggior parte di essi). 
    Peacelink e la realtà pacifista-nonviolenta cui fa riferimento potrebbe esporsi pubblicamente esprimendo la sua posizione e la sua proposta di pace in questo contesto di guerra civile e di fine di un regime.
    Il tempo per fare qualcosa di concreto e ancorato alla realtà degli eventi c'è ancora. Ma bisogna prendere delle decisioni, accettando la realtà della situazione. Il regime sta per cadere, perché ha perso la propria legittimità da molto tempo e perché così vuole la stragrande maggioranza dei siriani. Voi cosa volete fare per cercare di influenzare in meglio gli sviluppi di questa transizione? 


    Cordiali saluti,

    Enrico De Angelis

    Note:

    http://appellosiria.wordpress.com/

    Foto presa da www.fanpage.it, al link
    http://www.fanpage.it/siria-un-appello-per-dire-basta-al-sostegno-alla-repressione/

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