Luisella Fantuzzo: "Basterebbe un F35 o due in meno per compensare gli ammanchi negli stanziamenti del Fondo Nazionale Politiche Sociali"
E’ bello sapere che ci sono tante persone che operano per contrastare le politiche interventiste e dirottare le ingenti somme stanziate per armamenti e strumenti di offesa inutili e pericolosi su capitoli di spesa legati al welfare. In qualità di assessore ai Servizi Sociali ho visto ridurre gli stanziamenti per la spesa sociale, ho visto l’ipocrisia di chi “valorizza la famiglia” al solo scopo di scaricare su di essa i compiti di cura ed assistenza che dovrebbero essere un diritto di tutti i cittadini, ed ho toccato con mano il decadimento della qualità della vita di tanti cittadini inclusi in quelle che sono definite “fasce deboli”, da chi ha perso il lavoro e da chi non ha ammortizzatori sociali cui potersi appoggiare. Destinare le risorse a politiche sociali non significa fare assistenzialismo e spesa. Investire nel welfare significa anche creare nuova occupazione. Inoltre, a chi sostiene la necessità dei tagli bisognerebbe spiegare che basterebbe un F35 o due in meno per compensare gli ammanchi negli stanziamenti del Fondo Nazionale Politiche Sociali, un po’ parafrasando Raoul Follereau e Madeleine Boudou che, nel 1953, chiesero a Russia e America di regalare l’equivalente di un caccia bombardiere così che, lasciando invariato l’equilibrio militare, avrebbero salvato proprio tutti i lebbrosi del mondo (appello inascoltato e deriso, ovviamente).
Sono passati sessant’anni e sembra di essere tornati indietro. Fino ad ora, per ignoranza e/o per calcolo preciso, questa politica è stata perpetrata un po’ da tutti coloro che ci hanno governato (purtroppo anche da un governo di centro-sinistra), pertanto devo ringraziarvi per questo appello, al quale spero che oltre all’adesione formale vi sia anche una presa di coscienza dell’inutilità di politiche e spese militari ed una presa di posizione precisa dai banchi del Parlamento. Spero inoltre che sappiano anteporre il buon senso alla ragion di stato che, a conti fatti, di ragionevole non ha proprio nulla.

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