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    In memoria di Brian Slavenas

    Rosemarie Dietz Slavenas, madre di Brian Slavenas, ucciso nel conflitto in Iraq il 2 novembre 2003 nei pressi di Falluja ha composto questo poema.
    Soprattutto per chi e' ancora vivo.
    Giacomo Alessandroni15 maggio 2004 - Giacomo Alessandroni
    Fonte: Military Families Speak Out http://www.mfso.org/
    http://www.comedonchisciotte.net/

    Rosemarie Dietz Slavenas non ha permesso l'esecuzione di un funerale militare, organizzando una cerimonia civile. Ha rifiutato l'offerta di una bara da parte delle autorita' militari ed ha insistito affinche' la bara del figlio non fosse avvolta nella bandiera americana.
    Dietz Slavenas ha detto “Io penso che mio figlio non sia morto per il suo paese ma perche' il suo paese non ha una politica estera coerente e civilizzata".
    “Mio figlio non era un soldato -ha aggiunto- Era mio figlio. George W. Bush lo ha ucciso. Chiedo in nome di mio figlio di smettere di uccidere. Mai più guerre preventive".

    Il sito da cui e' stato reperito questo materiale e' http://www.mfso.org/
    Si tratta di un'associazione di familiari che "alzano la voce". Bello che queste cose avvengano negli Stati Uniti d'America, questo ci aiuta a riflettere sul concetto semplicissimo [valido per ogni Paese] che distingue il pensiero dei governanti dal pensiero della societa' civile.
    E' fondamentale non smarrire mai questo punto di vista. Mai bruciare una bandiera americana o israeliano solo perche' i governanti operano scelte discutibili. Chi compie tali gesti ricordi sempre che le sono le persone che formano uno Stato, non i governanti; i governanti sono una sorta di timbracarte, dal loro operato sono legate le sorti di milioni di persone, ma questo non deve mai indurre confusioni.

    Giacomo Alessandroni
    http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=giacomo



    Quando vedo il sangue di mio figlio tanto amato
    scorrere nella sabbia del deserto
    prima che il soccorso arrivasse, troppo tardi.

    Giacere per mezz'ora nel suo sangue,
    nell'elicottero abbattuto in Iraq
    dove la sua coscienza
    lo aveva costretto ad andare.

    Quando vedo rosso, vedo
    la pozza del sangue prezioso
    di Brian che si allarga
    sono abbagliata da un dolore impossibile.

    Mi chiama, mamma!
    Perche' mi hai lasciato finire qui?
    Io, il cuore che sentisti battere rapido
    contro la gabbia delle tue costole?

    Perche' sei venuta a salutarmi quando sono partito?
    Perche' non hai pianto? Non hai strillato?
    Perche' non mi hai salvato dal pericolo come quando ero piccolo?

    Perche' sei rimasta immobile e forte a guardarmi,
    mentre le bombe cadevano su Bagdad?
    Credevi che sarebbero morti
    soltanto i figli delle altre? Io no?

    Il mio futuro e' stato barattato con petrolio
    usato per corrompere alleati perduti,
    ma troppo onorabili per massacri incoscienti.
    Dio non traccia confini nella sabbia.

    Il mio sangue e' stato speso
    da uomini insensati,
    uomini gonfi di odio,
    pronti a gettare via il mondo
    per correre in braccio a una guerra crudele.

    E' tardi per piangere, mamma,
    accendi piuttosto una candela
    per gli uomini e le donne che ancora
    non hanno sparso il loro futuro nella sabbia.

    Prega affinche' ci liberino
    da falsi profeti e bugiadi che combattono il terrore col terrore.
    Lasci che la giustizia scienda dal cielo come l'acqua
    e lavi via la malvagita' dalla nostra terra.

    Rosemarie Dietz Slavenas


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