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    Il " Nobel alternativo per la pace" Johan Galtung incontra " Il manifesto "

    Lavori in corso per far crescere un'alternativa

    Gli iracheni hanno 150 mila problemi, tanti quanti sono i soldati statunitensi nel loro territorio. Il petrolio? Non una risorsa, una maledizione. Galtung sostiene l'associazione in forma federativa del Kuwait all'Iraq. E il movimento? Deve coniugare alla straordinaria capacit?di mobilitazione pacifista un progetto alternativo
    14 luglio 2004 - JOHAN GALTUNG
    Fonte: Il Manifesto

    Leggo ogni giorno i comunicati della resistenza irachena su internet, parlano sempre di fantocci... una parola evocatrice per noi norvegesi che abbiamo inventato il governo fantoccio di Quisling. Noi dicevamo che i norvegesi avevano 400 mila problemi, quanti erano i soldati tedeschi invasori. Oggi su internet apprendiamo che anche gli iracheni hanno 150 mila problemi, che rimarranno fino all'uscita dell'ultimo soldato americano dall'Iraq. Bush, dal canto suo ha fatto due sbagli colossali: dare la carica di primo ministro in Iraq a quell'Allawi che ha collaborato con la Cia e con l'M15 britannico, e dare i poteri reali a un ambasciatore Usa, John Negroponte, fascista, noto in tutto il mondo per il suo lavoro a partire dal Vietnam. Allawi piu' Negroponte e' una combinazione mortale per la politica di Bush. E ora parliamo di John Kerry. Kerry l'ho sentito spesso chiamare " Bush light " light come la Coca Cola. Il suo scopo e' continuare l'impero Usa ma con ottica multilaterale. Kerry attacca Bush criticando la sua politica unilaterale. Ma quale sara' la posizione nei confronti di Francia, Germania, Spagna, e Belgio? Qui la posizione di Kerry non promette niente di buono: ha quasi copiato il modo di parlare di Bush contro la Spagna di Zapatero. Kerry aveva una chance, far uscire un'altra America grazie all'alleanza con la vecchia Europa. Credo che non sia stupido ma male informato, e in questo rispecchia l'ignoranza statunitense.

    La resistenza

    La resistenza nei confronti della politica imperialista americana cresce e conta milioni di persone nel mondo. La situazione degli Usa in Iraq e' piu' critica di quanto immaginassimo. L'Iraq in un certo senso non esiste, esiste la nazione araba, 350 milioni di persone. Esiste la nazione islamica anche, 1 miliardo, 300 milioni. Gli Usa hanno dunque un nemico illimitato, non era cosi in Vietnam. A Londra ho visto pubblicita' che invitavano i giovani arabi a partire volontari per combattere l'esercito Usa in Iraq.

    Nel Corano non esiste una divisione tra Cesare e Dio, tra societa' secolarizzata e societa' religiosa. Nei paesi occidentali, solo 2 di 168 ore settimanali sono destinate alla vita religiosa: non e' molto, no? Nel mondo arabo invece si sta ricercando un modello di " democrazia delle moschee " e il wahabismo ne e' il fattore centrale. Il trattato tra Roosevelt e la casa regnante saudita, siglato su una portaerei nel 1945 e' il punto di partenza. In questo trattato c'erano due punti salienti: 1) l'accesso Usa alle risorse petrolifere dell'Arabia saudita; 2) obbligava gli Usa a intervenire in aiuto della casa reale in caso di rivoluzione. Questo trattato tradisce completamente la dottrina wahabita, che, fondandosi sulla parola del profeta Maometto, ribadisce: solo una religione in Arabia, arabi come popolo eletto, Arabia come terra promessa. In questo il wahabismo e' simile al giudaismo.

    Viene dalla Francia laica e secolare l'opposizione piu' radicale alla politica di Bush. Quando Bush ha giustificato l'intervento in Iraq, accennando al mandato divino, Chirac non l'ha mandata giu' . Schroeder, ateo fin da ragazzo, ha la stessa posizione. Essi sono contrari all'intervento Nato in Iraq. Invece Blair da giovanotto era evangelista, conosce la Bibbia, ha predicato il cristianesimo. L'asse tra lui e Bush si fonda anche su questa sinergia. Per questo io non vedo la possibilita' che Blair cambi posizione sull'Iraq, ma che venga sostituito: in Inghilterra c'' una grande maggioranza contro la guerra, ma attenzione, non e' una maggioranza pacifista: sono solo contro le guerre perdute. Negli Usa solo i quaccheri hanno una posizione chiara contro tutte le guerre. Si tratta di un centesimo della popolazione. Fin dalla prima meta' del 17 ¡ã secolo vi sono 4 gruppi di immigrazione dal Regno unito e per quanto possa parere strano, contano ancora: i cavalieri della Virginia, venuti dal Devonshire; i puritani, venuti dall'East Anglia, molto pericolosi per il loro integralismo religioso e fondatori dell'ideologia cristiana che sta dietro alla politica imperialista Usa; i quaccheri della Pennsylvania, venuti dalle Midlands e dalla regione di Bradford; gli immigrati provenienti dall'area tra Scozia, Irlanda e Galles, una popolazione che traumatizzata dai massacri e dalle persecuzioni perpetrate nel corso dei secoli e percio' molto utili all'impero in quanto strumentalizzabili.

    L'Iraq non esiste

    Con Transcend, di cui sono presidente abbiamo fatto un grande lavoro, parlando con centinaia di iracheni. Bisogna partire da un modello di pace per l'Iraq. La tesi generale e' questa: l'Iraq non esiste, e' una costruzione colonialistica. Esistono quattro gruppi, kurdi, sunniti, sciiti e turcomanni. Lo scopo dei primi e' avere una forte autonomia territoriale e governativa e relazioni con i kurdi di Siria, Iran e Turchia. La Turchia dovra' accettare questa richiesta di autonomia, il problema e' che i confini del territorio kurdo sono molto estesi e comprendono una popolazione di 600 mila persone, cosa che preoccupa i turcomanni che invocano il tema della sicurezza per bloccare la prospettiva autonomista. Lo scopo dei sunniti e' governare l'Iraq come stato unitario da Baghdad, come capitale, inaccettabile per le altre etnie. Gli sciiti, con il 61% della popolazione irachena, hanno scoperto la democrazia, dopo il Corano: una democrazia maggioritaria, naturalmente! Gli americani se ne sono resi conto troppo tardi e questo misura la loro impreparazione per l'intervento militare. Una repubblica islamica nella parte sciita e' possibile, ma non si puo' estenderne i confini della sovranita' alle regioni kurde e sunnite. E' possibile pensare alla costituzione di una federazione in Iraq comprendente tre parti, kurda, sunnita, sciita, con una capitale che non sia Baghdad; e inoltre ad avviare un processo di negoziati di 5 anni che accompagni la transizione. Per il Kuwait e' invece possibile pensare ad una collocazione simile a quella del Liechtestein rispetto alla Svizzera, un paese indipendente ma associato alla federazione irachena. In Kuwait c' e' un rapporto di odio-amore per l'Iraq. Lo strumento istituzionale per realizzare questo progetto si chiama Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Medioriente, sul modello della Conferenza internazionale di Helsinki e del trattato di Roma della comunita' europea.

    In generale sono molto scettico sulle politiche di pace dei governi poiche' essi non hanno alcuna idea di come realizzarla e fors' anche non desiderano la pace, bensi il dominio, ma questi due modelli a cui ho accennato hanno funzionato bene e possono essere riproposti. Allora il ruolo dei governi di Germania, Francia e Spagna puo' proprio essere quello di fare pressioni affinche' questa conferenza sia realizzata. Trovo assurda l'obiezione che sento ripetere spesso, cioe' che i tempi non siano maturi. Essa si fonda sulla convinzione da parte di alcuni di avere il mandato di verificare il livello di maturita' del tempo. Sono loro stessi a non essere maturi.

    La maledizione del petrolio

    C' e' la questione del petrolio. Abbiamo due modelli che non si escludono a vicenda. Il primo e' una mobilitazione mondiale di scienziati, tecnici e societa' civile internazionale per fornire alternative energetiche al petrolio, da quelle classiche degli anni Settanta, all'idrogeno. Da una ricerca empirica emerge che nessun paese detentore di risorse petrolifere ha potuto godere dei suoi benefici ma ne ha ricavato solo una condanna. Occorre avviare un processo di liberazione mondiale da un despota che si chiama petrolio. Il secondo modello, piu' classico, si fonda sul criterio della mondializzazione del petrolio, cioe' sulla capacita' di sviluppare una sorta di oil regime mondiale. E' un modello che puo' funzionare, cosi come ha funzionato per la gestione degli oceani (conferenza di Caracas e Ginevra). Per l'Iraq non si puo' prescindere dal fattore della presenza Usa per l'accaparramento delle scorte: non e' che non c' e' petrolio, ma esso costa molto di piu' Per un candidato alla presidenza degli Stati uniti quello che conta e' il prezzo alla pompa. Bush ha promesso che dopo l'invasione dell'Iraq il prezzo del petrolio sarebbe diminuito.... ne consegue il sabotaggio efficiente degli impianti da parte della resistenza irachena. Lanciare l'idea di un oil regime mondiale permetterebbe all'Ue, nonche' alla Cina e alla Russia di far valere i propri interessi, a scapito degli Usa. Gli americani stanno utilizzando lo stesso argomento utilizzato in Vietnam 35 anni fa, cioe' che la loro presenza militare sul territorio era indispensabile per prevenire lo scoppio di una guerra civile. Come allora, non funziona. Ora e' l'Ue ad avere l'occasione di convocare una conferenza internazionale per favorire una transizione pacifica in Iraq verso la sovranita' Se Il Manifesto lanciasse la proposta di una conferenza di sicurezza e cooperazione in Iraq sarebbe bellissimo. Anche Joska Fischer ha sostenuto questa possibilita' forse l'ha ripresa dal sito di Transcend, non sarebbe il primo! I ladri da noi sono i benvenuti!

    Il movimento

    Il movimento ha un ruolo fondamentale, a patto che i suoi militanti sappiano coniugare la dimensione critica e della protesta a quella della proposta politica alternativa. In Italia c' e' uno straordinario movimento della pace in grado di organizzare manifestazioni imponenti ed esteticamente spettacolari e di sviluppare reti relazionali sempre piu' ampie, ma non ancora in grado di articolare una concreta prospettiva che tenga conto della complessita' dell'architettura politica. C' e' insomma una carenza di idee concrete. Nel movimento tedesco accade il contrario, per cui vengono avanzate idee concrete ma manca la capacita' organizzativa. Lo slogan " Un altro mondo e' possibile " e' magnifico ma deve essere riempito di contenuti politici che affrontino i temi nodali della globalizzazione e accompagnato dalle articolazioni, al plurale della societa' civile. Un'idea potrebbe essere la promozione dell'annessione del Kuwait. Un'altra idea e' il Consiglio di sicurezza dell'Onu non ha legittimita' in Iraq e in tutto il mondo islamico, basti pensare che esso e' costituito da 4 membri cristiani e 1 confuciano. C' e' pero' un'organizzazione, sottovalutata colpevolmente, che e' la conferenza islamica e che conta 57 paesi membri che potrebbe essere affiancata al Consiglio di sicurezza dell'Onu per ridare credibilita' al processo di pace iracheno e a favorire il passaggio di sovranita' Aprire questo tipo di dibattito potrebbe essere utile. Non c' e' pericolo, come talvolta si crede di sopravvalutare i movimenti: come mediatore ho avuto moltissimi incontri con capi di governo, ambasciatori, ministri e diplomatici: sono ragazzi perduti! Non vedono vie d'uscita e per questo sono molto riconoscenti quando vedono un po' di luce, una soluzione alternativa possibile. Il fatto e' che non sono persone creative come gli architetti, ingegneri, artisti, donne, rabbini, monaci buddisti. Noi dobbiamo piantare questi semi. Questo e' un lavoro duro che richiede molta pazienza e alle volte personalmente mi sento un po' solo. Il mio motto e' essere costruttivi, a scapito della critica che lascio a margine poiche' la migliore critica e' un'idea alternativa, loro. I politici non hanno paura della critica che semmai li aiuta a formarsi anticorpi, ma perche' un piano B sia migliore del loro piano A questo piano B deve uscire dal seno della societa' civile mondiale, dai movimenti, delle ong e dai giornali, dal manifesto ad esempio.

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