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    Potevamo riuscire a fermare la guerra con la forza della nonviolenza

    Dichiarazione del responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, Peppe Sini, dopo l'archiviazione del procedimento giudiziario nei suoi confronti per aver cercato di impedire con l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" il decollo dei bombardieri dalla base di Aviano durante la guerra dei Balcani del 1999
    27 gennaio 2000 - Peppe Sini

    * Dolore e vergogna

    Provo dolore e vergogna per quella guerra illegale e criminale, per le stragi commesse da poteri in conflitto contro popolazioni innocenti; provo dolore e vergogna per la violazione della Costituzione italiana e del diritto internazionale; provo dolore e vergogna per non essere stati capaci di impedire quella carneficina.

    * Sollievo

    Ma provo anche sollievo per la decisione della magistratura di archiviare il procedimento penale contro di me per l'azione diretta nonviolenta delle «mongolfiere per la pace», con cui cercammo di impedire il decollo dei bombardieri che recavano strage ai popoli dei Balcani.
    Quando pensai e promossi l'azione diretta nonviolenta delle «mongolfiere per la pace» sapevo che si trattava di rischiare una denuncia per due reati non lievi come l' «attentato alla sicurezza dei trasporti» (art. 432 C.P.) e l' «istigazione a delinquere» (art. 414 C.P.), e che era realistica la prospettiva di una condanna.
    Non so quali valutazioni abbia fatto la magistratura di Pordenone, ma trovo che la sua decisione di archiviazione del procedimento sia saggia nella sostanza. Sarebbe stato ben degno di meditazione che mentre chi ha ordinato le stragi siede al governo, chi ha cercato (e in modo assolutamente nonviolento) di impedire le stragi finisse in galera.
    Quindi per quanto riguarda la mia sorte personale tiro un sospiro di sollievo (come già all'epoca della guerra del Golfo, quando per aver cercato di promuovere l'opposizione ad essa, fui tratto in tribunale ed il processo ebbe esito a me favorevole).
    Alle altre persone che stanno subendo procedimenti giudiziari per essersi opposti alla guerra esprimo la mia solidarietà, la solidarietà di una persona che ritiene che alla guerra e alla violenza occorre opporsi nel modo più limpido e intransigente: con la nonviolenza.

    * La nonviolenza è più forte

    Questa vicenda mi conforta ancor più nella convinzione che è possibile opporsi con efficacia e concretamente al potere militare con la forza della nonviolenza; credo sinceramente che se il movimento pacifista italiano avesse scelto la via della nonviolenza concreta e attiva avremmo potuto contrastare efficacemente la macchina bellica: poiché la nonviolenza è più forte. Non lo dico come articolo di fede, ma come constatazione empirica: se fossimo riusciti a invadere gli spazi aerei delle basi di decollo dei bombardieri non solo per poche ore ad Aviano, ma per giorni ed ovunque, potevamo davvero fermare la guerra.

    * Grazie di cuore

    A tutti gli amici che hanno in vario modo sostenuto o preso parte all'azione diretta nonviolenta delle «mongolfiere per la pace», a tutti coloro che hanno espresso solidarietà dopo la denuncia, ed anche naturalmente ai funzionari e gli agenti di pubblica sicurezza, di esemplare correttezza, con cui ad Aviano ci siamo guardati negli occhi riconoscendoci umani tra umani, tutti dalla guerra umiliati e feriti, e particolarmente a coloro che si sono adoperati come noi affinché nessuno dei presenti si facesse del male, un grazie di cuore.

    * Congedo

    Chiedo invece perdono alle genti balcaniche: di fermare la strage su loro scatenata col concorso del nostro paese non siamo stati capaci. Non siamo stati capaci di fermare la guerra con la forza dell'umanità, della ragione, della legalità. Potevamo riuscirci, e non ci siamo riusciti. Mi ci sveglio ancora in affanno la notte, ne provo un rimorso che non mi dà pace.

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