Racconti dai Punti Pace

In questo articolo, Fabio Dell'Olio presenta i Punti Pace di Pax Christi e le loro attività riportando le relazioni che i referenti lessero in occasione dell'ultima assemblea nazionale di Pax Christi.
Fabio Dell'Olio
Fonte: Assemblea nazionale di Pax Christi (Bisceglie 2002)

Quella che si è svolta a Molfetta dal 25 al 27 aprile non è stata un’assemblea nazionale come tutte le altre.
Il consueto incontro tra i punti pace si è tenuto in una città che negli anni ’80 grazie alla forte carica spirituale e al carisma del suo vescovo, è stata fucina di molteplici esperienze di nonviolenza, laboratorio attivo dell’interculturalità, centro pulsante di una fede fatta di servizio e umiltà, talvolta persino di segni che rivestivano una valenza provocatoria. Una città, Molfetta, a cui è spettato il gravoso compito di farsi testimone dell’eredità che don Tonino Bello le ha messo nelle mani, di promuovere l’attenzione per l’uomo ad ogni livello (in politica don Tonino chiedeva agli amministratori di “privilegiare l’uomo,più che la pietra”). In un ambiente così carico di segni e ricordi, le parole di stima e le testimonianze delle persone che avevano conosciuto don Tonino hanno catalizzato lo svolgimento dell’intera sessione assembleare regalando ai partecipanti stimoli fecondi per un confronto “operativo” tra le tante cellule che in tutta Italia si impegnano per costruire una rete di partecipazioni e far rivivere l’esperienza di quella Molfetta di cui molti operatori di pace ed ex obiettori mi parlano con passione ma con sul volto un leggero velo malinconico. A dimostrazione di come quei tempi, per quanto opachi per la storia e la politica, fossero vissuti consapevolmente rigettando facili tentazioni remissive.
Ricomponendo le tessere dell’articolato mosaico di storie giunte da ogni parte d’Italia, ne emerge un quadro piuttosto eterogeneo nel segno della ricchezza e della pluralità, una forte e significativa partecipazione di città e piccoli centri del Mezzogiorno che, pur scontrandosi con gli istituti obsoleti di comunità cattoliche vecchio stampo, non hanno rinunciato a gettare ponti di dialogo con le comunità parrocchiali e uscire dalla loro “nicchia”. Questo lodevole sforzo da parte di nuclei di volenterosi compagni di strada, a me pare essere il valore aggiunto di tutto il Movimento, una opportunità per il presente ed una risorsa per il futuro.
Iniziando dall’esperienza del punto pace di Catania che, ha raccontato Giorgio Buggiani, si è ricostituito in febbraio e si alterna tra lavoro in parrocchia e impegno con la bottega della solidarietà. Ha partecipato al Comitato “Fermiamo la guerra” e alla manifestazione di Sigonella. Hanno intrapreso un percorso di approfondimento sull’enciclica “Pacem in Terris” e si dicono fortemente interessati alla campagna sull’obiezione fiscale. Molto sentito anche l’impegno di carattere politico con l’adesione alla manifestazione contro la riforma (o “controriforma”!) Moratti. Prezioso è per Catania il lavoro di collaborazione con attivisti di altri centri limitrofi e gli scambi col punto pace di Ragusa.
Anche a Ragusa sono impegnati nelle attività della bottega solidale, e tengono momenti di riflessione e preghiera. Hanno organizzato incontri sulla “Pacem in Terris” e riflessioni sulla Teologia della Pace da proporre alla città.
Napoli invece,con alle spalle un cammino ventennale ben consolidato, conta attualmente di una decina di aderenti che celebrano mensilmente un’eucarestia dedicata al dono della pace. Inoltre organizzano momenti formativi tra cui un video forum per la pace. Spesso sono chiamati per incontri e preghiere in parrocchie e associazioni. Partecipano al coordinamento cittadino per la pace e sono stati impegnati nella manifestazione contro la base NATO di Bagnoli.
Anche a Bari, dice Antonello Rustico, il punto pace partecipa a molti incontri a livello parrocchiale o interparrocchiale dove si discutono i temi legati all’attività del movimento. Il punto pace barese esercita una forza propulsiva anche all’interno del coordinamento cittadino contro la guerra a cui si sono avvicinati anche non credenti. Antonello ci fornisce un interessante suggerimento al fine di migliorare il sito: una cartina geografica dove siano ben evidenziati i punti pace dislocati nella Penisola.
E con un solo click col puntatore del mouse sulla città interessata, si aprirebbe l’indirizzo di posta elettronica del punto cercato. E magari, aggiungo io, con un sistema analogo si potrebbe procedere alla visualizzazione delle notizie utili (costantemente aggiornate dai rispettivi punti pace) sulle iniziative in corso e dati sulla storia di ciascun gruppo.
Per Gallipoli interviene don Salvatore Leopizzi che ribadisce l’importanza dell’accoglienza,specialmente in una terra di confine come la Puglia, a cui il suo gruppo ha dedicato parecchio tempo.
A Taranto va la medaglia alla costanza, oltrechè all’anzianità….!
E’ infatti uno dei punti pace storici del Movimento, a stretto contatto con numerose associazioni nonviolente che fanno di Taranto una delle aree più dinamiche nell’intero panorama pacifista nazionale (oltre al triste primato per la sua elevata militarizzazione). Qualche difficoltà con le posizioni ufficiali della diocesi locale in tema di guerra e difesa armata, ma purtroppo in questo non rappresentano un’eccezione.
Hanno organizzato iniziative di spiritualità e spesso sono chiamati a parlare da gruppi e parrocchie.
Sono impegnati attivamente da un’esperienza in Chiapas: uno degli scopi più immediati è l’autosufficienza alimentare della comunità seguita, ma lo scopo più a lungo termine è quello di sviluppare un’esperienza di nonviolenza (laddove la violenza è forte e all’ordine del giorno).
Numerosi anche i momenti di formazione sulla pace e la nonviolenza.
Degna di nota è l’esperienza che in un piccolo centro del casertano, Sessa Aurunca, un gruppo di aderenti sta conducendo, cercando in primo luogo contatti con altre associazioni.
A Molfetta, invece, a partire dal G8 del 2001, è nato un forum sociale cittadino di cui il punto pace fa parte. La collaborazione con gli altri gruppi che partecipano al forum è ritenuta “buona”anche perché tutti convengono sul tema della nonviolenza. Hanno realizzato moltissime iniziative nell’ambito del Forum tra cui quella di promuovere la campagna “Pace da tutti i balconi”.
A Bisceglie,riferisce Liliana, il gruppo si dedica a iniziative che promuovano la pace e la spiritualità animando momenti di preghiera. Si coordinano conAzione Cattolica, Caritas e Commissione Giustiza e Pace per organizzare varie iniziative.
Il punto pace ricostituitosi effettivamente nel 2000, secondo Liliana, “aveva perso un po’ di energie dopo il trasferimento di don Tonio Dell’Olio a Firenze”.
Risalendo dal tacco dello stivale alle realtà del Centro-Nord, spicca il neonato punto di Roma, frutto di un lungo travaglio, come ammette lo stesso Diego Una foto dal punto pace di Roma Cipriani:“La realtà di Roma è difficile: sia per le dimensione della città che per via della chiesa”. Ma nonostante la presenza, talvolta opprimente, della Curia, il gruppo capitolino sta organizzando veglie per la pace. Hanno collaborato all’organizzazione della celebrazione per l’anniversario dalla morte di Mons. Oscar Romero. Hanno tenuto un incontro sull’Africa. Sono attivi all’interno di Lilliput e collaborano col comune di Roma per la costruzione di una Casa per la Pace.
Anche il punto pace di Firenze ,ammette Alfredo Panerai, è di recente formazione.
Hanno iniziato un percorso di autoformazione anche sul movimento stesso di Pax Christi. Il punto prende parte alle attività della Rete di Lilliput e al coordinamento fiorentino “Fermiamo la guerra”.
Ben più consolidata è l’esperienza di Bologna, dove hanno dedicato molti incontri alla formazione. Tra le iniziative in attivo spunta una veglia per i martiri di Monte Sole e una veglia ecumenica. Hanno lavorato sulla campagna per la legge 185/90 collaborando con altre realtà nel nodo locale della Rete di Lilliput. E’ stato organizzato anche un momento di preghiera a scadenza settimanale, con recita del Rosario camminando verso San Luca. Anche a Bologna i nostri amici hanno avuto qualche screzio con la diocesi.
Fanno parte della commissione giustizia e pace. In giugno organizzeranno un seminario sulla Pacem in Terris. Per agosto stanno preparando un viaggio per giovani a Monaco di Baviera per visitare la Rosa Bianca e ricordare il martire Jagerstatter.
Per Milano l’anno in corso è stato dedicato ai temi della laicità e della legalità. Massimo Ferè, del punto pace Milano, ricorda che fin dal primo giorno di bombardamenti all’Iraq si sono ritirati in preghiera “permanente” presso una chiesa dove si sono alternati in preghiera e digiuno con altre associazioni cattoliche. Nelle attività di quest’anno, don Tonino (come lo stesso Alberto Vitali scriveva nel numero speciale di Mosaico) è sempre stato al centro del loro impegno, guida costante nel loro cammino.
Alessandro Mambelli, portavoce del punto di Ferrara, racconta che attualmente il gruppo mantiene un momento costante di preghiera. Quest’anno hanno organizzato un convegno sulla “Pacem in Terris” sulla teologia della pace (a cui ha partecipato anche don Tommaso Valentinetti).
Il punto pace fa parte del nodo locale della Rete di Lilliput e aderisce al Forum Permanente per la Pace e operano in maniera coordinata con gli altri punti pace della Romagna.
La figura di don Tonino ha costituito un forte richiamo anche per il gruppo di Trento che quest’anno ha organizzato un convegno sul vescovo di Molfetta che ha visto una grande partecipazione.
Anche Latina è un punto molto piccolo, costituito praticamente da una famiglia. Animano una parrocchia e hanno fatto incontri sulla “Pacem in Terris”. Hanno aderito al forum cittadino per la pace. Hanno aperto una bottega del commercio equo e solidale, ma hanno incontrato difficoltà a lavorare con e nella diocesi.
Infine Bolzano dove curano l’autoformazione con corsi specifici.
Hanno riportato la bozza di programma di un’iniziativa dal titolo“Martiri della resistenza al nazismo” organizzata per il prossimo agosto (in ricordo di Franz Jagerstatter).
Al termine delle relazioni dei punti pace, segnaliamo l’intervento di don Alberto Vitali che reputa “molto positiva” la divisione in due coordinamenti perché questo ha favorito gli incontri tra i punti pace (dato che si riducono le distanze). Il coordinamento nord si è incontrato a Bose: questo luogo, propone don Alberto, potrebbe diventare il riferimento per i punti pace del nord, così come lo è Rossano per quelli del sud. La divisione in due coordinamenti favorisce la gestione e la comunicazione tra i vari punti pace, anche se molti di questi andrebbero ulteriormente sollecitati e sensibilizzati a mandare almeno una persona per punto pace all’incontro del coordinamento. Don Alberto conclude con l’osservazione che sono importanti dei gemellaggi tra i vari punti pace, soprattutto per sostenere quelli più in crisi.
Anche Loredana Russo, responsabile del Coordinamento sud, ha constatato una grande disponibilità all’incontro da parte dei punti pace del meridione. Inoltre il coordinamento sud ha organizzato un bollettino da inviare tramite posta elettronica a tutti i punti pace del sud. Andrea Pioltini raccoglie proposte, materiali e comunicazioni nel bollettino e lo invia ai punti del sud.
Ultima osservazione su questo ennesimo viaggio tra le realtà dei punti pace è il dato riscontrato delle difficoltà dei gruppi nei rapporti con le diocesi locali che meriterebbe di essere affrontato più analiticamente in altra sede. La mancanza di scambi nell’ambito della scuola (incontri con scolaresche, percorsi comuni con classi ed insegnanti) costituirebbe un deficit da colmare in un momento di grande vivacità socio-politica che investe con forza e come non succedeva da tempo le nuove generazioni.
Per il resto, dunque, mi pare che tra le iniziative che hanno riscosso maggiore successo si possano registrare gli incontri di approfondimento sul messaggio dell’enciclica di Papa Giovanni XXIII e quelli attorno alla figura di don Tonino, che continua ad illuminarci con la sua parola e ad incoraggiarci a camminare su questa strada.

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