Nel nome dei diritti umani l'Italia dice no alla politica di Bush alle sue guerre e alle sue torture
La visita in Italia del presidente Bush, alla vigilia delle elezioni europee e amministrative del 12 e 13 giugno, è destinata a dividere gli italiani in un momento particolarmente delicato della vita democratica del nostro paese. Per questo il governo Berlusconi che l'ha invitato si è assunto una grave responsabilità politica. Creare un clima di tensione e di contrapposizione ideologica alla vigilia delle elezioni fa male all¹Italia e agli italiani, all'Europa e agli europei. Da tempo il governo italiano ha rinunciato a promuovere una politica di pace mettendo il nostro paese in balìa della politica unilaterale e alle guerre di Bush ed esponendolo a gravi rischi. Per questo non possiamo restare in silenzio. La nostra profonda gratitudine all'America che sessanta anni fa contribuì alla liberazione del nostro paese dal nazifascismo è rimasta intatta nel tempo. Tuttavia non possiamo accettare che questo fatto storico e i sentimenti di gratitudine del popolo italiano verso gli Stati Uniti possano essere usati per coprire gli orrori della guerra e le responsabilità di chi ha trascinato il mondo in una drammatica spirale di guerre e terrorismo, ha indebolito la democrazia, ha colpito l¹Onu e stracciato la sua Carta, ha violato i diritti umani e il diritto internazionale che un tempo, grazie al Presidente F. D. Roosevelt e a sua moglie Eleonora, aveva contribuito a creare. Strumentalizzare il giusto moto di riconoscenza agli Stati Uniti per la liberazione dell¹Italia nel tentativo di attenuare la profonda indignazione popolare per la politica esercitata dall¹attuale amministrazione americana è un fatto grave e inaccettabile. Il nostro no a Bush e alla sua inopportuna visita è anche un sì ad un¹alleanza rafforzata e rinnovata con l¹America pacifica, responsabile e solidale che abbiamo imparato a conoscere. Ci sentiamo solidali con quella grande parte della società civile americana ferita dalle politiche interne e internazionali di questa amministrazione, duramente colpita dai tagli alle politiche sociali, allarmata per il crescente antiamericanismo che si diffonde nel mondo. Ci sentiamo impegnati a costruire insieme a loro nuovi piani di cooperazione per rispondere alle responsabilità globali che ci appartengono, per promuovere i diritti umani e la democrazia, per sradicare la miseria e la guerra, per rafforzare e democratizzare l'Onu e le istituzioni internazionali che possono contribuire a rendere il mondo più giusto e sicuro per tutti. La visita del presidente George Bush sia l¹occasione per fare, tutti insieme, una riflessione sul mondo che ci circonda, sulla pace, sui diritti umani, sulla democrazia, sulla giustizia sociale e sul nostro ruolo di cittadini italiani, di cittadini europei e di cittadini del mondo. Invitiamo tutti coloro che possono a dare vita, in ogni parte d¹Italia, ad incontri, veglie, dibattiti, fiaccolate e manifestazioni il 3 giugno alla vigilia della visita del presidente Bush. Invitiamo tutti, cittadini e istituzioni, ad esporre dal 2 al 4 giugno la bandiera della pace dalle finestre delle case, delle scuole, dei luoghi di lavoro, dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni. Parliamo al presidente Bush con gesti e impegni concreti di pace e di nonviolenza. Costruiamo insieme un¹Italia e un¹Europa di pace: solidale, nonviolenta, democratica e federalista. L'Italia e l'Europa hanno disperato bisogno di persone impegnate a "fare pace". Alle elezioni europee e amministrative del 12 e 13 giugno votiamo persone decise a mettere la pace al centro della politica, capaci di prendersi cura dei problemi del mondo prima che possano travolgere anche noi. La scelta è nelle nostre mani.
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