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    La volpe è salva, la caccia è finita Ma i ribelli sfidano già il divieto

    La Gran Bretagna ha detto addio (tra le polemiche) a una tradizione che durava da 4 secoli
    18 febbraio 2005 - Alessio Altichieri
    Fonte: www.corriere.it
    18.02.05

    Caccia alla volpe stampa

    Quando leggerete queste righe, sarà già tutto finito. Non stupiscano parole così gravi, perché in Inghilterra si chiude un’epoca storica. Dalla mezzanotte, la caccia alla volpe con i cani è vietata. Un rito che risale ai Seicento, una necessità umana come vivere e respirare per i cacciatori in giacca rossa, una crudeltà per i deputati ai Comuni che a maggioranza votarono il bando, un’anacronismo che Oscar Wilde definì «l’indicibile all’inseguimento dell’immangiabile», cioè l’aristocrazia equestre che fa sbranare una bestiola neppure commestibile, da oggi è illegale. Il dibattito è aperto sulle ragioni del bando: finalmente nella lunga lotta di classe in Inghilterra (e in Galles) i sudditi a piedi battono quelli in sella, oppure per una volta Tony Blair s’è ricordato d’essere socialista.
    L’ironia, cioè lo humour degli inglesi che tempera la rabbia, oggi è vitale. Basti questo: la caccia alla volpe è bandita, ora comincia la caccia al cacciatore fuorilegge.

    Non bisognerebbe mai sorridere degli usi altrui, siano la corrida spagnola o il burqa afghano. Ma la passione con cui l’Inghilterra ha vissuto la fine della caccia alla volpe, dal voto ai Comuni all’estremo ricorso della Countryside Alliance all’Alta Corte, alle minacce di trasgredire la legge nel nome di principi superiori, ha incuriosito persino gli inglesi, stupiti della propria originalità. Roger Scruton, un filosofo affermato, ha osato invocare la disobbedienza civile del Mahatma Gandhi per giustificare il rifiuto di una legge che, dice, è «arbitraria». La Bbc stessa s’interroga su tanta animosità, che nasce nelle scuderie e nei canili di campagna, ma s’imbeve di mitica dei ceti urbani: forse il vero senso, come per la corrida e il burqa, sfugge a chi non è di casa.
    Prendiamo, tra il serio e il faceto, una delle ultime cacce legali che si sono tenute prima di mezzanotte, a Sedgefield, collegio elettorale del premier. Ottanta cacciatori hanno battuto in lungo e in largo un bosco alle spalle del villaggio alla ricerca d’una immaginaria «volpe di Tony Blair». Ne hanno uccisa una, già zoppa per l’investimento di un’auto, ma non si sono accontentati: «Stavolta l’inseguiamo fino alla fine. Chiudiamo tutte le uscite, perché non scappi», ha detto Mark Shotton, capo della missione, un ex laburista diventato «d’estrema destra» quando il premier ha permesso il voto contro la caccia. Contro Blair, a Sedgefield, ironia e rabbia si sono alleate per creare un caso politico. Caccia alla volpe stampa

    L’entrata in vigore del divieto, così, non conclude la battaglia. Per domani, sabato, 268 battute sono previste da sud a nord, dalla Cornovaglia al Nurthumberland. Non saranno vere cacce, naturalmente, ma serviranno a sgranchire le gambe ai cavalli e a far correre i cani, dicono gli organizzatori. E se poi i segugi troveranno una traccia di volpe, chi potrà fermarli? «A tutti coloro che saranno in campagna, le battute sembreranno vere battute di caccia, suoni e odori compresi», dice allusivo Tim Bonner, della Countryside Alliance. La legge, quindi, entra in vigore con un margine di ambiguità. Se le cifre sono attendibili, almeno cinquantamila persone a cavallo sfideranno il divieto. Chi potrà fermarle? Le diverse polizie inglesi, in quella che sembra una politica nazionale, non hanno voglia di raccogliere una sfida altamente impopolare: «I miei agenti saranno pronti a raccogliere prove d’ogni violazione, ma non distrarrò risorse da altre priorità, come i furti, i crimini violenti e i comportamenti asociali, secondo le indicazioni del governo», dice Paul Kerneghan, capo della polizia dello Hampshire. Così le prove potranno essere portate direttamente alla magistratura dai militanti dei gruppi che hanno combattuto la caccia alla volpe. La Lega contro gli Sport Crudeli promette di mandare i suoi attivisti nelle campagne, armati di videocamere e macchine fotografiche, per registrare i comportamenti dei cacciatori illegali. Se poi scopriranno che Roger Scruton, solo per fare un esempio, ha mandato i cani all’inseguimento di una volpe, dovranno fidarsi della sua parola: «Credevo che fosse un topo», dirà il filosofo al giudice. Disobbedienza civile, alla Gandhi, nel nome dell’immangiabile volpe? Indicibile, alla Wilde.

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