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Non esistono ispezioni incrociate e la tenuta degli accordi sul disarmo dipende dalla buona volontà dei contraenti

Le Convenzioni sulle armi biologiche (BW) e chimiche (CW): due conferenze deludenti

Tenuto conto delle potenzialità di distruzione dell'impianto - circa 1500 manufatti l'anno - e del quantitativo di proiettili in attesa di smaltimento - circa 20.000 - le stime dei competenti organi tecnico-operativi militari portano a prevedere il completamento delle operazioni di distruzione entro il 2022
30 dicembre 2011 - Rossana De Simone

bioterrorismo

Nel mese di dicembre gli Stati parti dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) si sono riuniti all'Aia per la conferenza di revisione della Cwc (Chemical Weapons Convention) e a Ginevra per la revisione della Convenzione sulle armi biologiche Btwc (Biological and Toxin Weapons Convention).
La maggior parte delle armi in dotazione ai vari reparti militari innescano reazioni chimiche, ma in particolare gli aggressivi chimici sono sostanze che a mezzo delle loro proprietà chimiche e tossiche se introdotte nell’organismo per inalazione, ingestione o attraverso la pelle, producono effetti deleteri o letali. E’ ormai noto l’uso massiccio degli aggressivi chimici nella Grande guerra così come sono note le proprietà, i metodi di preparazione e modo d’uso bellico ma, sebbene già nel 1925 la Comunità internazionale abbia sottoscritto il Protocollo di Ginevra, non tutti gli Stati firmatari hanno aderito in toto alla Convenzione. Durante la II guerra mondiale e in seguito migliaia di composti chimici sono stati preparati per investigare la loro tossicità e la loro potenzialità come aggressivi chimici, di fatto basta sostituire un gruppo etossico nella produzione di pesticidi per aumentarne la tossicità e renderli letali per gli uomini. Questa considerazione condusse vari Paesi a firmare la Convenzione di Parigi nel 1993 per proibire lo sviluppo, la produzione, l’accumulo e l’uso delle armi chimiche e imporre la loro distruzione entro il 2007.
A differenza del Trattato sulle armi biologiche, l’art. II della Convenzione Cwc fornisce anche una chiara definizione di ciò che deve intendersi per armi chimiche, tuttavia anche la guerra biologica è parte della storia militare. Con la ratifica del della Convenzione sull’interdizione della messa a punto, produzione e immagazzinamento delle armi batteriologiche (biologiche) e tossiche e sulla loro distruzione il 10 Aprile 1972 (BTWC entrata in vigore nel 1975), le biotecnologie vanno pertanto a far compagnia agli strumenti ottici, a certi tipi di hardware, ai laser a basse energie e a un non precisato numero di sostanze chimiche di interesse militare.
Entrambe le convenzioni sono fondamentali considerando lo sviluppo di nuovi agenti chimici, quello dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie, e la sovrapposizione tra tecnologie chimiche e biologiche. Le due convenzioni infatti coprono metà dello spettro di agenti come le tossine e i bioregolatori (ad esempio sostanze chimiche neuro trasmettitrici) per cui è fondamentale, dato il ritmo dei progressi nel campo delle scienze biologiche, che ci sia un sistema di controllo e un organismo internazionale d’ispezione altamente specializzato. The convergence of biology and chemistry: Implications for arms control verification http://bos.sagepub.com/content/66/6/56.full.pdf+html
Anche secondo la Royal Society, l'accademia nazionale scientifica della Gran Bretagna, c'è una disperata necessità di correggere e modificare il trattato globale che mette al bando le armi biologiche. Gli esperti sostengono che la convenzione del 1975 (Biological and Toxin Weapon Convention) è ormai inadeguata dal punto di vista scientifico: i governi dovrebbero istituire un ente come l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) che sostenga il trattato. La Royal Society è anche preoccupata che non ci sia modo di controllare che i firmatari rispettino realmente il trattato. Rispondendo a un'inchiesta parlamentare, la società sottolinea come le decisioni prese nell'ambito del trattato di non-proliferazione nucleare siano puntellate dal programma scientifico della AIEA, che si assicura che i suoi obiettivi vengano mantenuti. In modo simile, anche la convenzione sulle armi chimiche viene rafforzata dall'organizzazione per la loro proibizione. "L'assenza di un formale comitato scientifico di controllo, - spiega Julia Higgins della Royal Society - è una grave mancanza che impedisce di sviluppare una convenzione sulle armi biologiche e tossiche più efficace". Un problema significativo nello sviluppo di procedure di controllo è dovuto anche al fatto che i laboratori e le installazioni collegati alle armi biologiche sono più diffusi e difficili da monitorare rispetto a quelli per le armi nucleari. Anche alcune ricerche non direttamente collegate con armi biologiche o chimiche potrebbero essere usate a scopi militari o terroristici.
(Le Scienze, 23 gennaio 2004)

una zanzara può diffondere il vaccino

E’ di pochi giorni fa la notizia che per la prima volta nella storia, una commissione consultiva del governo ha chiesto alle riviste scientifiche di non pubblicare i dettagli di alcuni esperimenti biomedici, per timore che le informazioni divulgate possano essere usate dai terroristi per mettere a punto ordigni in grado di scatenare epidemie letali. La richiesta riguarda alcuni test in corso tra Usa e Olanda per lo studio di un virus influenzale mortale altamente contagioso. http://news.sciencemag.org/scienceinsider/2011/11/scientists-brace-for-media-storm.html?ref=hp
Il Consiglio dell’Unione Europea in un testo sulla strategia dell’UE contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa del 2003, sottolineava che la difficoltà per i regimi di verifica e controllo delle esportazioni era dovuta al fatto che i materiali, le apparecchiature e il know-how sono a duplice uso. Un modo per valutare il livello di rischio consiste nel verificare se esiste una possibilità locale di produrre precursori di agenti per la guerra chimica e di trasformarli in armi. Inoltre, vari paesi possiedono ancora notevoli scorte di armi chimiche che, come previsto dalla convenzione sulle armi chimiche, dovrebbero essere distrutte. Altro motivo di preoccupazione è l’eventuale esistenza di armi chimiche in Stati che non sono parti della convenzione sulle armi chimiche. Come per questa tipologia di armi anche sulle armi biologiche l’accento viene messo sul bioterrorismo. Infatti si scrive che sebbene un efficace spiegamento di armi biologiche richieda conoscenze scientifiche specializzate e l’acquisizione di agenti per un’efficace disseminazione, il potenziale di uso improprio di tecnologie e conoscenze a duplice uso sta aumentando in conseguenza della rapida evoluzione delle scienze della vita. La difesa contro le armi biologiche è particolarmente difficile data la loro mancanza di “firma”. Inoltre, le conseguenze del loro utilizzo possono essere difficili da limitare, poiché dipendono dall’agente impiegato e dal bersaglio cui si rivolgono (persone, animali o vegetali). Queste armi esercitano una particolare attrattiva per i terroristi. Le armi biologiche, come quelle chimiche, costituiscono una speciale minaccia a questo proposito.
Nel 1972 sebbene l’Unione Sovietica e gli USA avessero aderito al trattato che vietava l’uso delle armi chimiche e biologiche, entrambi erano convinti di essere impegnati in una nuova guerra biologica. Contemporaneamente alla ratifica del trattato gli scienziati scoprivano nuovi mezzi per manipolare il materiale genetico contribuendo a far risorgere i programmi militari di ricerca, anche se, a sentire i militari, l’ingegneria genetica serviva solo a creare nuovi vaccini. Nonostante il trattato sia stato una pietra miliare per le misure preventive previste, era ed è ancora pieno di ambiguità. Cosa stabilisce il discrimine fra ricerca offensiva e ricerca difensiva, quale linea di demarcazione può, sul piano scientifico, autorizzare una ricerca perché indirizzata verso un uso pacifico e difensivo? Il limite tra ricerca di pace e ricerca di guerra è difficile da individuare.
La caduta del muro di Berlino ha spostato l’attenzione verso il rischio che tali agenti possano essere usati dal terrorismo internazionale. Si è creata una nuova paura.
How Ready Are We for Bioterrorism?
http://www.nytimes.com/2011/10/30/magazine/how-ready-are-we-for-bioterrorism.html?_r=1&adxnnl=1&pagewanted=all&adxnnlx=1325190467-VMW5jJIz1UD+EaCYkRQaUg
La complessità dell’argomento non può però limitarsi a rilevare i rischi derivanti dall’impiego di tali armi durante una guerra classica o dal possesso di tali armi da parte di soggetti non statuali (perché con poche decine di milioni di dollari si può creare un laboratorio artigianale ove coltivare microorganismi semplici oppure con circa 200 milioni impiantare un laboratorio con macchinari e strutture per agire sul DNA), ma deve coinvolgere tutte le Forze Armate in quanto è ormai accertato che armi chimiche sono usate come deterrente antisommossa durante tumulti e manifestazioni di massa. Si ricorda che il trattato Cwc impegna ciascun Stato parte a non impiegare sostanze ed agenti chimici per il controllo dell’ordine pubblico come strumento di guerra.
Il possibile uso indiscriminato di agenti chimici, biologici e radiologici, viene evidenziato nell’ articolo “PHARMACISTS CRUCIAL IN PLAN FOR TERRORIST CHEMICAL WEAPONS “ dal farmacologo Peter Anderson. Qui si sottolinea l’aiuto che i farmacisti potrebbero dare per sostenere la distribuzione delle contromisure in grado di prevenire le morti applicandole con dosi appropriate. http://www.sagepub.com/press/2011/dec/SAGE_PHARMACISTSCRUCIALPLANTERRORISTCHEMICALWEAPONS.sp
La Commissione scienza e tecnologia della NATO ha presentato all’Assemblea plenaria il 10 ottobre 2011 a Bucarest, la risoluzione n.391 su “Contrastare le minacce biologiche e chimiche” in cui si sollecita, in occasione delle Conferenze di dicembre, un'adesione universale alla Bwc e alla Cwc.
http://www.senato.it/documenti/repository/lavori/affariinternazionali/nato/2011_Bucarest/Risoluzione_391_minaccebiologiche.pdf
Piano d’azione UE per la sicurezza chimica, biologica, radiologica e nucleare http://europa.eu/legislation_summaries/justice_freedom_security/fight_against_terrorism/jl0030_it.htm
Durante la Guerra in Libia l’intelligence statunitense e funzionari della difesa hanno creato un team con la NATO e le forze di opposizione libica, per sorvegliare i siti in cui erano stoccate armi chimiche. A differenza della Libia gli Stati Uniti (insieme ad Israele) non hanno rivelato se stanno usando aerei da ricognizione e satelliti per monitorare i siti eventualmente presenti in Siria. Si pensa che il regime di Assad possegga tra i 100 e i 200 missili Scud capaci di trasportare testate cariche di agenti nervino sarin, ma allo stesso tempo anche la Turchia è stata accusata di aver usato armi chimiche contro i ribelli curdi. A differenza della Siria la Turchia è una nazione membro della Convenzione sulle armi chimiche. Israele ha firmato la Convenzione Cwc ma non l’ha ratificata.
La Conferenza che si è tenuta a dicembre ha prorogato i termini per la distruzione di armi chimiche dichiarate per tre Stati possessori: Libia, la Federazione Russa e Stati Uniti d'America.
Questi paesi hanno espresso il loro impegno inequivocabile a completare la distruzione delle loro scorte, a questo fine la Conferenza ha istituito misure supplementari che devono essere adottate dagli Stati possessori. Queste misure comprendono la preparazione di piani di distruzione dettagliati con date da sottoporre al Consiglio Esecutivo.
http://www.opcw.org/index.php?eID=dam_frontend_push&docID=15220
Sulla base dell’articolo VI si è convenuto che le ispezioni annuali utilizzeranno una nuova metodologia di selezione per concentrarsi su impianti industriali di maggiore interesse per la Convenzione. Riguardo alla Cooperazione internazionale (articolo XI) dei 188 Stati aderenti alla convenzione, solo sette hanno dichiarato il possesso di arsenali di armi chimiche e meno della metà sono industrie chimiche soggette a controllo ai sensi dell'articolo VI della Convenzione.
Vi sono stati controlli in Cina, Belgio, Francia, Germania, Italia, Giappone, Gran Bretagna e Irlanda del Nord.
http://www.opcw.org/fileadmin/OPCW/CSP/C-16/en/c16dec12_e_.pdf

Impianto di Civitavecchia

Anche in Italia il periodo fra le due guerre fu contraddistinto da una forte produzione di armi chimiche su richiesta del regime fascista, varie fabbriche cominciarono a produrre e riempire proiettili a caricamento speciale che verranno poi usati durante la guerra d’Etiopia.
La ratifica della Convenzione di Parigi nel 1995 portò l’Italia alla realizzazione di un impianto industriale idoneo alla messa in sicurezza e successiva neutralizzazione della miscela di iprite-fenildicloroarsina a Civitavecchia. Sebbene l’Italia abbia contestualmente portato avanti la demilitarizzazione dei proiettili caricati con aggressivi chimici, queste munizioni si ritrovano ancora frequentemente sul territorio italiano. Nel 2004 lo stabilimento militare dei materiali di difesa NBC e il centro tecnico militare chimico, fisico e biologico sono stati soppressi per dar vita al Centro tecnico interforze NBC di Civitavecchia. Sono stati realizzati altri impianti dedicati allo smaltimento di differenti tipologie di composti quali fosgene e cloro (armi chimiche di fatto) o adamsite e cloroacetofenone (incapacitanti) e cloridrine solforica (nebbiogeni e fumogeni).
In una interrogazione parlamentare del 2009 si denunciava, a proposito della dismissione dello stabilimento Nbc, che “allo stato attuale l'Italia non sarà in grado di assolvere gli impegni assunti, in sede internazionale con la ratifica della convenzione sul bando delle armi chimiche, proprio in un settore per il quale invece si era posta in posizione di avanguardia e il materiale in deposito presso lo stabilimento non sarà smaltito prima del 2047”.
La risposta del ministro della Difesa La Russa arriva nel 2010 “Tenuto conto delle potenzialità di distruzione dell'impianto - circa 1500 manufatti l'anno - e del quantitativo di proiettili in attesa di smaltimento - circa 20.000 - le stime dei competenti organi tecnico-operativi militari portano a prevedere il completamento delle operazioni di distruzione entro il 2022, salvo nuovi consistenti rinvenimenti, e non come ipotizzato dall'interrogante entro il 2047”.
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=15598&stile=6&highLight=1
L’Italia ha inoltre sottoscritto un accordo italo-statunitense sulla conduzione di ispezioni su sfida ai sensi della Convenzione firmato a Roma il 27 ottobre 2004. Questo perché “attività illecite ai sensi della Convenzione, condotte presso basi militari concesse a paesi alleati, implicano la responsabilità dello Stato ospitante: è comprensibile dunque come si sia ritenuto opportuno procedere alla stipula di un accordo bilaterale tra Italia e Stati Uniti per regolamentare la materia. Se dunque uno Stato terzo dovesse richiedere all’OPAC di effettuare un’ispezione su sfida presso strutture militari appartenenti agli Stati Uniti, ma ubicate in basi presenti in Italia, questa sarà l'occasione per l'applicazione dell'Accordo in esame. La relazione introduttiva al disegno di legge di autorizzazione alla ratifica dell'Accordo (A.S. 1182) elenca come potenzialmente sottoposte alla disciplina dettata dall'Accordo le basi militari di Aviano, Sigonella, Camp Darby (presso Livorno), Bagnoli, La Maddalena, nonché le navi militari statunitensi, quando si trovino nelle acque territoriali italiane”.
Accordo con il Governo degli Stati Uniti d'America sulla conduzione di "ispezioni su sfida" da parte dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche
http://www.camera.it/Camera/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/701%3Fleg%3D16%26file%3DES0097_0&back_to=http%3A//www.camera.it/126%3FPDL%3D1928%26leg%3D16%26tab%3D6
Nel 2008 vi è stata la ratifica http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2008-12-30;216 .
L’articolo “La conoscenza della vita, in pace e in guerra: i progressi della biotecnologia aprono la strada a prospettive inquietanti. Non solo potrebbero essere sviluppate armi biologiche, ma le scienze naturali potrebbero offrire la possibilità di manipolare i processi fondamentali della vita e persino di influenzare il comportamento umano” di Mark Williams http://www.technologyreview.it/index.php?p=article&a=706 dimostra la responsabilità degli scienziati implicati nelle attività militari. E’ necessario però sottolineare che i principali pericoli derivano dalla non risoluzione dei conflitti a livello politico-diplomatico. Continuare a sostenere che i conflitti non si possono risolvere che con l’uso delle armi si rischia di ridurre tutto ad aspetti di carattere tecnico o militare. Non esistono ispezioni incrociate e la tenuta degli accordi sul disarmo dipende dalla buona volontà dei contraenti.
Matthew Meselson è uno scienziato nato nel Colorado, per i suoi studi e le sue scoperte sul DNA è stato coinvolto e interpellato per l’uso di armi chimiche e biologiche nella guerra. E’ co-direttore del Programma Harvard Sussex sull’armamento con armi chimiche e biologiche (CBW) e sulla Arms Limitation. Questo programma cerca di individuare dei limiti all’uso di armi chimiche e biologiche. Meselson è anche il co-editore del CBW Conventions Bulletin.
http://www.sussex.ac.uk/Units/spru/hsp/Harvard-Sussex-Program-research-publications.htm

Nello Yearbook 2011: Armaments, Disarmament and International Security redatto dallo Stockholm International Peace Research Institute si legge al paragrafo 9 inerente la riduzione delle minacce da materiali chimici e biologici che “Nel 2010 gli stati continuano a sviluppare strategie a livello inter-nazionale, regionale e nazionale volte a prevenire e a porre rimedio al possibile uso di materiali chimici o biologici a scopo ostile. Gli aderenti alla Convenzione sulle armi biologiche (CAB, 1972) hanno tenuto l’ultimo incontro preparatorio del periodo 2007–10, prima della prossima Conferenza degli Stati parte (la settima) che si terrà nel dicembre 2011. Gli sviluppi scientifici e tecnologici così come la crescente sovrapposizione tra le scienze chimiche e biologiche, pongono una grande sfida al CAB, che diverrà ancor più significativa nei prossimi anni. Il nuovo direttore generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) ha costituito un gruppo di consulenti allo scopo di rivedere l’implementazione della Convenzione sulle armi chimiche (CAC, 1993). Particolare attenzione è volta a strutturare le attività future, ultimata la distruzione delle scorte di armi chimiche dopo il 2012. Iran e Russia hanno messo in dubbio che Regno Unito e Stati Uniti abbiano seguito appieno le prescrizioni della CAC per la dichiarazione e la distruzione delle munizioni chimiche recuperate in Iraq nel 2003. Gli aderenti alla CAC devono raggiungere una chiara consapevolezza del ruolo che la Convenzione può svolgere a sostegno della pace e della sicurezza internazionale, anche dopo la pressoché totale eliminazione delle scorte chimiche e biologiche. L’incapacità di compiere questo passo rischia di minare la percezione operativa della validità del regime. Durante l’incontro tra gli esperti OPAC, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Disarmo (UNODA) ha descritto gli sviluppi recenti nel meccanismo a disposizione del Segretario Generale per la verifica di accuse concernenti l’uso di armi biologiche: 41 paesi hanno nominato un totale di 237 esperti e di 42 laboratori associati, così come aveva invitato a fare una risoluzione dell’Assemblea Generale risalente al 2006. Nel maggio 2010 sono stati riportati casi di seri danni alle coltivazioni in Afghanistan, causati da una insolita malattia delle foglie di papavero, che ha portato a una riduzione della produzione di oppio rispetto al 2009 stimata attorno al 48%. Si è ipotizzato che la malattia sia stata diffusa deliberatamente. Questo tipo di accuse dimostra la difficoltà di distinguere le violazioni fondamentali del diritto internazionale da quelle tecniche, e il possibile ruolo di dispute legali politicizzate che mirano a diffamare altri stati.

Il 22 dicembre si è conclusa anche la settima conferenza di revisione della Convenzione sulle Armi Biologiche. La Convenzione che vieta lo sviluppo, la produzione, l’immagazzinamento e l’uso di materiali biologici per fini non pacifici, è stata ratificata da 165 nazioni e firmata da altri 12 Stati.
Prevede conferenze di revisione ogni cinque anni. Nel documento finale si è ribadito l’effettivo divieto circa l'uso in ogni circostanza di armi biologiche e tossine, e la condanna di chiunque usi in qualsiasi momento agenti biologici o tossine al di fuori di scopi pacifici. Gli Stati aderenti hanno inoltre concordato di presentare una relazione annuale quale strumento per dimostrare che le attività di ricerca e sviluppo svolte in campo biologico non presentino alcuna caratteristica bellica.I delegati hanno concordato di mantenere un programma di incontri annuali da tenersi nei cinque anni intercorrenti tra le conferenze di revisione. Tra gli argomenti trattati nei punti all'ordine del giorno vi sono stati i progressi nella scienza e nella tecnologia che potrebbero portare a violazioni della Convenzione. La Conferenza ha sottolineato che gli obiettivi della BWC non saranno pienamente raggiunti finché sarà presente anche un solo stato non aderente che potrebbe possedere o acquisire armi biologiche. I partecipanti hanno infine approvato la creazione di un database per la facilitazione delle richieste e delle offerte di scambio per l’ assistenza e la cooperazione tra gli Stati aderenti .In tale ambito è stata designata una struttura per la realizzazione e la gestione del sistema. Si sottolinea inoltre che gli Stati devono prendere tutte le misure di sicurezza necessarie per proteggere le popolazioni umane e l'ambiente, compresi gli animali e le piante, nello svolgimento di distruzione e / o deviazione di agenti, tossine, armi, equipaggiamenti o vettori. Efficaci controlli sulle esportazioni nazionali e le altre misure appropriate sono stati richiamate per far sì che vi siano trasferimenti solo autorizzati. La Conferenza invita gli Stati ad adottare misure legislative, amministrative, giudiziarie ed altre, compresa la legislazione penale, per migliorare l'attuazione della convenzione nazionale, garantire la sicurezza degli agenti biologici microbici o di altro tipo o tossine nei laboratori e nelle strutture, anche durante il trasporto, e impedire l'accesso non autorizzato.
Final Document of the Seventh Review Conference of the States Parties to the Convention on the Prohibition of the Development, Production and Stockpiling of Bacteriological (Biological) and Toxin Weapons and on Their Destruction
http://www.unog.ch/80256EDD006B8954/%28httpAssets%29/570C9E76CAAB510AC1257972005A6725/$file/Advance+Final+Document+as+adopted.pdf
In Italia è sempre il Centro tecnico logistico interforze ad occuparsi della materia come per le armi chimiche. A questo centro competono lo studio, la ricerca e il sostegno alle attività e ai materiali per la difesa NBC (grande attenzione viene posta ai composti nanometrici) ed è il riferimento nazionale per le università e per i numerosi legami internazionali.

L’Italia ha adottato un Codice di Condotta per la Biosicurezza il cui “scopo principale è quello di contribuire ad elevare l’attenzione sulla possibilità che la ricerca e le sue applicazioni possa contribuire, direttamente o indirettamente, allo sviluppo ed uso improprio di agenti biologici e tossine” e ha predisposto un piano di emergenza su tutto il territorio Italiano e istituito un Centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie con il compito di analizzare e gestire i rischi collegati alla diffusione delle malattie infettive e al bioterrorismo.
http://www.governo.it/biotecnologie/documenti/Codici_condotta_biosicurezza.pdf

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