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Diamo il blackout al rimbambimento televisivo

Per distoglierci dalle blandizie degli incantatori della scorza e dare spazio all’educazione al sublime.
Matteo Della Torre (Coordinatore Casa per la nonviolenza)

Cosa ci fa la televisione, quali sono i suoi effetti sulle menti e sulle coscienze? Eccone alcuni: deformazione ed inaridimento della realtà, disinformazione, desensibilizzazione della coscienza, perdita del senso critico, educazione al consumismo e alla violenza, creazione della mens televisiva, dipendenza compulsiva catodica. Per dirla con una parola la TV rincitrullisce.
Giovanni Paolo II, in merito ai messaggi diffusi dai massmedia, ha parole molto chiare: “La forza contagiosa delle proposte e degli esempi cattivi può avvalersi dei canali di persuasione offerti dalla multiforme gamma dei mezzi di comunicazione di massa. Avviene così che modelli di comportamento aberranti vengono progressivamente imposti alla pubblica opinione non solo come legittimi ma anche come indicativi di una coscienza aperta e matura. Si instaura così una rete sottile di condizionamenti psicologici che ben possono assimilarsi a vincoli inibitori di una vera libertà di scelta”.
Il potere di suggestione che i mezzi di comunicazione di massa, ed in particolar modo la televisione, esercitano sulla coscienza dei singoli è enorme. Sotto l’influsso del bombardamento mediatico quotidiano, senza accorgersene, ci si ritrova a compiere le medesime scelte conformiste, pilotati dalla cultura dell’immagine.
Uno dei più conosciuti esperimenti di tele-condizionamento dell’opinione pubblica è stato effettuato negli anni ’70 in Messico. Attraverso una soap opera, dal titolo "Accompaname", il popolo messicano è stato "teleinfluenzato" allo scopo di educarlo alla pianificazione familiare. Dopo il primo periodo di messa in onda della soap opera di contenuto sociale, gli analisti hanno notato che in Messico si era triplicata la vendita di strumenti contraccettivi.
Ancora oltre si sono spinti dei ricercatori americani che hanno trasmesso, tra un intervento pubblicitario e l’altro, dei micro-spot di una breve frazione di secondo, appena percepibili dall’occhio umano e quindi memorizzati a livello subliminale. Si è potuto notare come, al termine dell’esperimento, durato una settimana, gli indici di vendita del prodotto reclamizzato con il micro-spot erano notevolmente aumentati. Il messaggio promozionale, sia pure non percepito a livello conscio, quindi non visto effettivamente, era riuscito a condizionare le scelte di acquisto degli ignari fruitori del mezzo televisivo.
E’ facile immaginare come una notizia falsa, una palese menzogna, oppure la promozione di un nuovo bisogno indotto, sparate nell’etere cento volte al giorno a milioni di telespettatori, possano divenire ben presto la verità a cui credere (“l’hanno detto alla Tv!”) oppure il prodotto irrinunciabile da acquistare.

La dipendenza dell’homo videns

La televisione crea una sua particolarissima “realtà” manipolata, la verità televisiva, in cui i contenuti di sensazionalismo, violenza gratuita e sesso sono esaltati in funzione dello spettacolo e dell’audience da riscuotere.
Viene a crearsi una comunità televisiva di “teledipendenti” che si ciba quotidianamente, e in dosi massicce, della realtà offerta dalla Tv e finisce col pensare con un’unica mente, la mens televisiva. E’ la Tv, oggi, che determina nell’homo videns il confine tra vero e falso, giusto e ingiusto, tra ciò che esiste e che merita considerazione e l’inesistente su cui rimanere indifferenti. La genesi del pensiero debole è riassunta in questa dinamica di omologazione. Si smarrisce ogni senso critico, perché siamo dispensati dall’onere della riflessione autonoma: per noi pensano la Tv, i giornali, la pubblicità.
Nell’era dell’informazione globalizzata, l’uomo si sta lentamente accorgendo di non essere mai stato così disinformato. Sulle cose che conta davvero sapere non c’è mai stata così tanta ignoranza. La Tv e i giornali sono pieni di falsi scoop e pettegolezzi; dai vari pulpiti dei guru mediatici traboccano fiumi di chiacchiere. Ma quello che serve sapere al cittadino per interpretare i segni dei tempi e leggere il presente non si trova nell’onda di piena dell’informazione di massa.
L’80% dell’informazione mondiale è controllata da cinque grandi multinazionali dell’informazione (le agenzie di stampa American Press, United Press, Tass, France Press e Reuter). Sono loro che stabiliscono, di volta in volta, cosa fa notizia, che ci mantengono disinformati su quanto accade nel Sud del Mondo, cioè sulla vita e i drammi di 5 miliardi di esseri umani; sono loro che creano l’indice di equivalenza razziale, secondo cui, ad esempio, le ultime notizie sul ginocchio o sui “capricci” del big calcistico del momento hanno più peso rispetto ai milioni di vittime di una alluvione in Bangladesh.
La telecrazia è così potente che se una notizia non è stata trasmessa, o un evento non è registrato dalla Tv, in pratica è come se non fossero esistiti. Il news management di chi produce, come in una catena di montaggio, un flusso continuo di eventi mediatici da dare in pasto all’opinione pubblica per produrre gli effetti desiderati, ha sostituito la censura del passato, che tendeva a nascondere le notizie al grande pubblico.
Al centro del sistema televisivo c’è poi la pubblicità. Essa non è, come molti erroneamente pensano, un momento più o meno lungo che interrompe la trasmissione dei programmi, ma il fine stesso della televisione, cioè quello di reclamizzare oggetti per il consumo di massa. I programmi Tv sono solo delle interruzioni tra una valanga di spot pubblicitari e la successiva.
I mercanti conoscono quanto sia cruciale il controllo pubblicitario per pilotare le scelte dei consumatori, ed ogni anno investono cifre spaventose per la pubblicità televisiva.

Incatenati per 10 anni alla Tv

I dati dell’Auditel ci dicono che in media gli italiani trascorrono in uno stato di incatenamento televisivo circa 3 ore e mezza al giorno, 24.5 ore alla settimana, 98 ore al mese, 1.176 ore all’anno. Con una speranza di vita di 78 anni, fatti salvi i primi tre anni di inconsapevolezza, si possono passare incollati davanti al televisore 88.200 ore equivalenti a 10 anni della nostra vita, di cui circa tre anni a visionare spot pubblicitari.

La droga Tv

La massiccia esposizione delle famiglie italiane agli stimoli televisivi rende la Tv una droga, che crea dipendenza e assuefazione. La dipendenza dalla Tv emerge chiaramente se capita, per un motivo qualsiasi, di doverne farne a meno. Gli effetti sono simili a quelli prodotti dalla disintossicazione dall’alcool o da altre droghe.
“Un’indagine condotta negli Stati Uniti descrive così gli effetti ‘traumatizzanti’ dell’astinenza televisiva forzata: solo l’8% delle famiglie ha accusato un disorientamento lieve, mentre tutti gli altri hanno provato una sensazione più o meno grave, fino a una quota del 25% che ha accusato disorientamento e frustrazione simile al lutto per il decesso di una persona cara”.
La televisione è la droga del “dio mercato”, la più potente, diffusa e devastante. “Nessuna epidemia, nessuna tossicomania e nessun isterismo religioso si è mai mosso così rapidamente, o ha convertito tante persone, in un tempo così breve. Ci troviamo di fronte a una droga pervasiva e assuefacente che presenta un’esperienza il cui messaggio consiste in qualunque cosa i trafficanti di questa droga desiderano. Eppure nessuna droga in tutta la storia è mai riuscita a isolare così rapidamente e così completamente l’intera cultura dei propri utilizzatori dal contatto con la realtà”.
Si giunge, così, fino a confondere l’esperienza personale “sul campo” del mondo in cui si vive con la rappresentazione virtuale offerta dalla Tv.
Ultimamente la comunità Gruppo Abele di don Luigi Ciotti ha aperto a Torino, in un vecchio capannone industriale rimodernato, una comunità per “videodipendenti”, in cui ci si disintossica dai condizionamenti della Tv dei consumi.
La pubblicità oggi, secondo don Ciotti, è ancora più pericolosa perché non si limita a reclamizzare un prodotto, come faceva un tempo, ma blandisce l’immaginario dei giovani e fa molta più presa perché “vende stili di vita”, modelli comportamentali accattivanti, dal sicuro fascino, che dipingono una “realtà sociale ed emotiva semplificata, una visione rassicurante del mondo” (tutti sono ricchi, belli, buoni, simpatici).
Se poi si aggiunge che chi guarda la Tv ne subisce gli stimoli in uno stato di semi-ipnosi, si comprende come il messaggio televisivo sia recepito dal teleutente senza alcuna rielaborazione critica.
“E’ stato dimostrato – scrive Jerry Mander nel sul libro ‘Quattro argomenti per eliminare la televisione’ – che il lobo sinistro del cervello sospende la partecipazione guardando la Tv e smette di elaborare l’informazione, la visione si ha ‘a livello conscio di sonnambulismo’. La parte destra del cervello (che di solito manipola processi come le immagini oniriche, la fantasia e l’intuizione) continua a ricevere le immagini Tv, ma non viene sottoposta a riflessione. E’ come un insegnamento nel sonno”.

Bambini, vittime inermi della telecrazia

I bambini sono i soggetti più deboli e più esposti ai messaggi televisivi. Le statistiche ci dicono che essi passano, in media, 2 ore e 32 minuti al giorno davanti alla Tv e vedono circa 20 mila spot pubblicitari all’anno.
I bambini sono anche i più indifesi di fronte alla violenza televisiva. All’età di dieci anni un bambino ha già visto 100 mila ore di violenza, 100 mila atti di aggressione gravi (torture, stupri), 8 mila omicidi, morti o persone che muoiono, 800 mila sparatorie, 600 mila pugni e colpi.
All’inizio della sua lunga carriera televisiva, un piccolo individuo non è ancora desensibilizzato alla video-violenza. E’ accaduto a Paolo (2 anni) di essere lasciato solo a guardare cartoni animati trasmessi da un network nazionale nella fascia oraria pomeridiana (che, tra l’altro, dovrebbe essere una fascia oraria protetta dalla violenza). Durante una interruzione pubblicitaria, all’improvviso, irrompe una scena horror, l’anteprima del film Nightmare. Paolo rimarrà shockato e per una settimana perderà il sonno notturno.
Il processo di desensibilizzazione alla violenza porta, poi, i bambini a non saper distinguere la finzione dalla realtà, la scena di violenza di un telefilm da quella vista al telegiornale. Un tale meccanismo potrà anche indurre comportamenti di violenza emulativa. Un caso tipico è rappresentato dai Power Rangers, un cartone animato intriso di violenza. I genitori, preoccupati, hanno notato “un aumento di aggressività dei figli, in particolare dopo la trasmissione”.
Nella peggiore delle ipotesi, la violenza televisiva può ingenerare nei minori i cosiddetti copy crimes (i delitti emulativi). Una ricerca dell’Università del Michigan ha accertato che ogni anno negli Stati Uniti, se non esistesse la televisione si verificherebbero 10 mila omicidi, 70 mila stupri e 700 mila aggressioni in meno.
Un esempio di questa violenza emulativa è stato riscontrato in Italia con il fenomeno del lancio di sassi dai cavalcavia. E’ indubbia la responsabilità dei mass media nel diffondere in tutt’Italia la notizia di un crimine che, senza eccessiva risonanza, sarebbe forse rimasto circoscritto ad un unico episodio.
Il modello televisivo che detiene il monopolio dell’offerta e che educa alla negatività, che non tutela né preserva l’innocenza infantile, che ricerca ed amplifica gli aspetti cattivi, cruenti o volgari della vita, ed offre una visione che spettacolarizza in negativo la realtà, è fortemente voluto dai mercanti dell’etere (gli sponsor), il cui controllo sulla produzione televisiva ha determinato il progressivo peggioramento della qualità dei programmi che tutti hanno sotto gli occhi. Gli avvoltoi mercantili propendono per un’offerta televisiva dalle tinte decise, dalle “emozioni forti”, perché fa bene ai loro lucrosi affari. “Se c’è sangue il notiziario non langue” è ancora oggi la parola d’ordine dei telegiornali e dei programmi di cronaca in diretta a caccia di audience.
Sono loro, i mercanti mediatici, e non i consigli di amministrazione delle emittenti televisive a detenere il dominio dei mezzi di comunicazione. In merito al rapporto informazione-pubblicità Beppe Grillo denuncia “la grande trappola che vorrebbe spacciare per informazione libera il sandwich notizie-pubblicità-notizie. Se il tonno sponsorizza il telegiornale, sarà il marketing del tonno a determinare la confezione del notiziario, la sua immagine”.
Anche la carta stampata è stata imbrigliata nel laccio degli sponsor.Contando il numero delle pagine riservate alla pubblicità di uno dei più venduti settimanali italiani, preso a campione di una diffusa tendenza, si è constatato che su 344 pagine totali, 244 erano appannaggio della pubblicità. Pubblicità dappertutto, dilagante in questi cataloghi pubblicitari spacciati per giornali. Ne viene fuori un giornalismo non obiettivo, parziale.
Come definire altrimenti i professionisti dell’informazione che devono rendere conto del loro stipendio per metà ai lettori e per l’altra metà agli inserzionisti pubblicitari? Sono veramente al servizio dei lettori e del loro diritto di conoscere la verità? Essi leggono gli eventi con le lenti dei ricchi, del potere e non delle maggioranze escluse. Non educano alla semplicità, alla nonviolenza, al rispetto del creato, ma solo agli pseudo-valori del consumo.

Percorsi alternativi al dominio mediatico

E’ possibile, in ultima analisi, cambiare i media? Cosa può fare l’uomo della strada?
Per cambiare il modo di fare televisione occorre avere il coraggio di estromettere il mercante. Chi crede di poter migliorare la Tv senza cacciare il mercante dall’etere è un illuso.
Se si ha intenzione di migliorare la Tv sono percorribili due strade. La prima, più difficile, consiste nel boicottare lo sponsor, quando il programma che finanzia veicola contenuti violenti, mediocri o indecenti.
La seconda strada è relativamente facile. Occorre offrire l’alternativa, credibile, praticabile, che potrebbe consistere nella creazione di una televisione senza pubblicità, pagata dai telespettatori e con una massiccia presenza delle forze nuove del volontariato, della nonviolenza, dell’ambientalismo, della solidarietà internazionale. Come scrive Beppe Grillo in un articolo comparso su Avvenire, “questa non è fantascienza. In Germania, in Inghilterra e in Giappone televisioni siffatte ci sono già”. Realizzarla in Italia non è un sogno, basta volerlo. Non è vero che in Italia c’è almeno un milione di persone insoddisfatte che tiene a pensare con la propria testa e che sarebbe disposto a pagare anche di più per una televisione alternativa?
La nascita di una televisione pagata dai cittadini, svincolata dai condizionamenti della pubblicità, dovrebbe diventare una priorità per chi ama la libertà di espressione e la democrazia. Chi non ne può più della pubblicità e crede nel recupero di una comunicazione a dimensione umana, chi non si rassegna ad un modo di fare televisione piatto e mediocre e desidera una Tv rinnovata al servizio del cittadino, chi guarda allo strumento televisivo come ausilio per la formazione e la crescita umana, non può non essere affascinato da questo ambizioso progetto.

Spegnere la Tv

Una scelta di educazione alternativa e creativa per opporsi al tele-dominio la offre Rudolf Steiner, con le scuole che si ispirano alla sua concezione antroposofica. Nelle scuole steineriane non si vuole creare il cittadino obbediente o il dirigente d’azienda del futuro, né tanto meno un videodipendente. L’attenzione è focalizzata sul bambino, per farne una persona equilibrata e libera. Oltre alle lezioni classiche di grammatica, letteratura o algebra, nelle scuole steineriane si pratica la tessitura, scultura, recitazione, agricoltura ed orticoltura biodinamica, cucito, pittura, lavoro a maglia, ecc..
La televisione, però, è assolutamente vietata. Lo stesso vale per il computer e i videogiochi. Solo così si può combattere la mancanza di creatività, la passività, l’appiattimento neurale e l’abitudine a non pensare indotti da televisione ed affini.
Non si usano le penne a sfera ma solo le matite, perché queste ultime permettono di calcare il tratto più o meno intensamente per esprimere meglio la personalità del bambino.
C’è, infine, la posizione “rude” ma affascinante, di chi vuole educarsi ed educare al sublime, alla nonviolenza e alla continua novità dello Spirito di Dio.
Sono lo sparuto manipolo di uomini e donne che credono ancora nella radicalità della nonviolenza praticata, potremmo dire, “sine glossa”. Essi sanno che la Tv spazzatura prospera perché ci sono milioni di telespettatori che la guardano ogni giorno, e credono che condannarsi a sprecare il proprio tempo ipnotizzati per ore da programmi vacui, ottimi conduttori di onde alfa, non aiuta a colmare di senso la vita, e non rende gli uomini liberi e responsabili del mondo in cui vivono, capaci di fare la storia. Essi sanno che una risposta alla crisi etica che sta investendo l'umanità non verrà di certo dal mondo mediatico.
Chi ha a cuore la crescita della propria consapevolezza intellettuale e spirituale, non ha bisogno di imbambolarsi per ore passivizzato da un elettrodomestico luminoso o lasciarsi sviare dalla banalità e superficialità di un'informazione cloroformizzante, che mantiene l’uomo nell'ignoranza su ciò che conta sapere davvero.
Non guardare la televisione e conquistare la libertà di farne a meno è possibile. In Italia, lo 0,2% delle famiglie ha scelto di non vedere la Tv e vive bene; si mantiene informata con la radio e i libri ed investe i soldi risparmiati del canone televisivo in abbonamenti alle riviste di controinformazione.
Dare il blackout alla Tv significa, per certi aspetti, essere “tagliati fuori” dalla comunicazione con il mondo dei teledipendenti (non si conoscono i nomi dei divi della Tv, non si è aggiornati sulle polemiche dei salotti televisivi, si ha difficoltà a capire il particolare linguaggio mediatico). Ma, per contro, sia ha accesso ad un’informazione diversa, “privilegiata”, che ci può offrire l’opportunità di entrare in contatto con noi stessi e con il mondo reale.
Chi ha ancora una riserva di rispetto per se stesso, non può continuare a subire passivamente la tirannide televisiva. I suoi influssi negativi vanno contrastati. Oggi. Ogni acquiescenza ci rende, di fatto, collaboratori e complici. Delle tre opzioni prospettate, una. Defenestrare a pedate il mercante dall’etere, creare dal basso una Tv di qualità a pagamento, spegnere la Tv. Se le prime due soluzioni risultano difficili o impraticabili, al singolo resta comunque il potere/risorsa del dissenso. *

Matteo Della Torre
sarvodaya@libero.it

Note:

Per approfondire:
- I diritti naturali di bimbi e bimbe
http://www.uomoplanetario.org/wordpress/2010/04/i-diritti-naturali-di-bimbi-e-bimbe

- Un esperimento di controllo della mente: nel 1951 drogarono il pane, e oggi?
http://www.uomoplanetario.org/wordpress/2010/03/un-esperimento-di-controllo-della-mente-nel-1951-drogarono-il-pane-e-oggi

- Merendine, tv e poco sport
troppo grassi i bimbi italiani
http://www.uomoplanetario.org/wordpress/2010/01/merendine-tv-e-poco-sport%E2%80%A8troppo-grassi-i-bimbi-italiani

- SPACCARE LA TV IN VIALE MAZZINI
http://www.uomoplanetario.org/wordpress/2010/05/spaccare-la-tv-in-viale-mazzini

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