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FRA NON SCOLARIZZATI E ANALFABETI DI RITORNO, IL NEOLIBERISMO PESA GRAVEMENTE SUL LIVELLO DI ISTRUZIONE IN AMERICA LATINA

Argentina: neoliberismo e analfabetismo

4 aprile 2005 - Angel Guerra Cabrera
Fonte: argenpress.info - 11 febbraio 2005

Negli anni ’80, nell’ambito dell’Onu, sono stati individuati alcuni obiettivi nel campo dell’e-ducazione che i Paesi membri dovrebbero raggiungere nel 2015. Uno di questi è universaliz-zare l’educazione primaria e materna e l’alfa-betizzazione, nonché raggiungere con l’e-ducazione secondaria il 75% della popolazione in età scolastica. Qualche giorno fa, La Jornada ha scritto che, secondo un rapporto della Commissione economica per l’America Latina (Cepal) e l’Unesco, esistono in America Latina e nei Carabi 39 milioni di analfabeti, e che la regione deve investire 150 miliardi di dollari fino al 2015 per superare tutte le sue deficienze in campo educativo. Un altro documento dell’Unesco espone la situazione per Paesi e precisa gli investimenti che vanno fatti per raggiungere i propositi proclamati. Il documento mette in evidenza che solo otto nazioni dell’America Latina sarebbero in condizione di raggiungerli senza ricorrere a fondi extra bilancio: Argentina, Brasile, Cuba, Giamaica, Messico, Trinidad e Tobago e Uruguay. Ma solo "se raggiungono una crescita economica costante del 2,6 per cento annuale del loro Prodotto Interno Lordo e aumentano l’investimento pubblico in educazione almeno di due punti percentuali l’anno". Cioè, salvo Cuba che sta già realizzando le mete previste per il 2015, c’è da dubitare che questi Paesi possano raggiungerle se non cambieranno le loro politiche, visto che né la loro crescita economica né l’aumento del loro investimento pubblico nell’educazione corrisponde alla cifra che l’Une-sco considera indispensabile. Non si deve dimenticare che, anche quando si produce crescita economica, una buona parte dell’esercizio di bilancio viene destinato al pagamento del debito estero e ad altri obiettivi che in nulla contribuiscono al superamento del ritardo formativo.

Secondo questi rapporti, la causa dell’anal-fabetismo è radicata in una insufficiente copertura dei sistemi di educazione pubblica e nella considerevole diserzione dell’obbligo scolastico alle primarie. In realtà il problema è più grave di quello che le cifre danno a vedere, perché esse solitamente non riflettono quel dato chiave che è il numero di analfabeti di ritorno. Questo dato non lo conosciamo, ma non sarebbe esagerato affermare che, aggiungendo gli analfabeti di ritorno, il numero degli illetterati potrebbe essere il doppio di quello che dicono i rapporti. Se fosse così, avremmo nella regione circa 80 milioni di analfabeti. E siccome l’educazione non può essere dissociata dalla realtà sociale, economica e politica in cui opera, allora le cause di questa allarmante situazione devono essere ricercate nelle precarie condizioni di vita materiale e spirituale nelle quali hanno vissuto i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi soprattutto negli ultimi decenni di neoliberismo trionfante, con tutte le dovute implicazioni. La diserzione scolastica, per esempio, è causata in molti casi dall’inserimento degli scolari nel lavoro perché o i genitori hanno perso la loro occupazione o non guadagnano abbastanza per mantenere decorosamente la famiglia, un flagello sempre più frequente.

Anche l’istituzione scolastica ha sofferto di un abbandono considerevole, che si riflette nella penosa situazione lavorativa e salariale degli insegnanti. Questo è risultato evidente negli anni ’90 quando c’è stato nella regione un sollevamento dei movimenti degli insegnanti contro la privatizzazione dell’educazione, per la difesa dell’umane-simo nei programmi di studio e, ovviamente, per migliori salari.

Questo quadro forma parte dell’ingiusta e disuguale distribuzione delle risorse nel mondo attuale, dove, dei sei miliardi di abitanti del pianeta, uno - situato nei Paesi sviluppati - si divide l’ottanta per cento della ricchezza creata. La spesa militare di questi Paesi raggiunge la somma di seicento miliardi di dollari annuali, mentre la spesa in sussidi all’agricoltura raggiunge la metà della stessa cifra. L’America Latina ha pagato sette volte il suo debito estero dal 1982 e oggi deve tanto quanto allora. Perciò non deve sorprendere che un latinoamericano su due sia povero, e che nel Centroamerica la situazione sia peggiore.

In questo panorama desolante, dal Venezuela giunge un raggio di speranza grazie ad un’efficace campagna di alfabetizzazione – Missione Robinson – e all’aumento del bilancio per l’educazione che ha permesso la creazione di migliaia di nuove aule, dalle scuole primarie fino al livello superiore.

Note:

Questo articolo di Angel Guerra Cabrera e’ stato pubblicato sul sito argenpress.info (11/2/2005). Titolo originale: "neoliberalismo y analfabetismo"

traduzione di Veronica Vicinelli

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