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    L'acqua, le multinazionali e le nanotecnologie

    mentre la mancanza di accesso all'acqua rappresenta una tragedia per milioni di persone nel mondo (secondo l'ONU più di 300 milioni di persone soffrono per carenza di acqua) per altri risulta un fantastico affare: secondo la BM il mercato del'acqua supera il miliardo di dollari all'anno
    10 aprile 2005 - Silvia Ribeiro (ricercatore del gruppo ETC)
    Fonte: Alai-amlatina

    Del totale di acqua del pianeta, solo il 2,8 % è acqua dolce. La maggioranza si trova nei poli e nei ghiacciai e resta solo lo 0,02% di acqua superficiale e lo 0,37 % di acque sotterranee il cui accesso richiede tecnolgie di estrazione ogni volta più profonde.
    Sicuramente il problema dell’acqua dolce non è la sua insufficienza per la popolazione mondiale, così come ugualmente non è insufficiente la produzioni di alimenti, quanto risulti ingiusto l’accesso e la distribuzione, il rapido aumento della contaminazione e il suo spreco. Il 70% dell’acqua dolce disponibile globalmente è utilizzato per l’agricoltura industriale e i ll 15% in altre industrie, che a loro volta sono responsabili della maggiore e peggiore contaminazione dovuta alla filtrazione di sostanze tossiche, la salinazione dell’acqua e la contaminazione industriale.
    Di fronte alle molteplici crisi dell’acqua (accesso, distribuzione, degradazione, spreco) generata da questi attori, ma di cui soffrono principalmente i più poveri, la soluzione magica che avanzano i creatori delle politiche del capitale multinazionale, come la Banca Mondiale, è la privatizzazione. La maggioranza delle fonti e la distribuzione dell’acqua in tutto il mondo sono pubbliche , ma soggette a contratti di concessione per la estrazione, distribuzione, purificazione, e/o l’imbottigliatura mentre ci si sta adoperando per la loro privatizzazione di fatto. In Messico, per esempio, le principali multinazionali dell’acqua(Suez, Vivendi, RWE) hanno una importante presenza in 20 stati, completamente fuori dal controllo pubblico.
    Così come avviene in altri importanti settori, come l’energia, l’agricoltura e la salute, c’e’ un pericoloso cocktail di fattori che si completano: al controllo del mercato si somma il controllo dei brevetti e le tecnologie chiavi.
    Due imprese, Vivendi e Suez possiedono il 70% del mercato mondiale dell’acqua che è controllato da 10 multinazionali. La maggioranza sono imprese multiple che includono l’estrazione, la costruzione di reti di distribuzione e altri aspetti connessi, come le già nominate Suez, RWE e Bechtel fino ad arrivare alle multinazionali alimentari e di bevande come la Nestlè, la Coca-cola, la Pepsi, la Danone, l’ Unilever secondo Tony Clarke e Maude Barlow nell’ "Oro azzurro".
    La nanotecnologia (manipolazione della materia vivente o inerte in scala manometrica, sia di atomi che di molecole) emerge come una tecnologia innovativa in aspetti chiave come la purificazione e la desalinizzazione dell’acqua
    Mark Modzelewski, direttore della Lux Research, analista dell’ industria nanotecnologica, ha informato il 22 marzo del 2005 che le principali falde acquifere soffrono di un processo di salinizzazione crescente dovuta all’agricoltura, mentre ci si aspetta che la domanda di acqua dolce cresca del 70 % nei prossimi 25 anni. Di fronte alla salinizzazione e ai problemi di contaminazione industriale e fecale, Modzelewski considera che solamente la nanotecnología possa affrontare questi problemi simultaneamente.
    Per esempio la KX, industria del Connecticut, ha sviluppato dei filtri basati su membrane nanotecnologiche antivirali e antibatteriche. Il principio base è che i pori delle membrane sono tanto minuscole che possono filtrare sino agli organismi più piccoli. A questo si aggiunge il tipo di materiale utilizzato. L’azienda Argonide di Standford produce nanofibre in alluminio la cui carica positiva attrae i microbi caricati negativamente. Altre costruzioni includono materiali fotocatalitici che assoggettano l’acqua filtrata a raggi ultravioletti, potenzialmente distruggendo i solventi industriali e i germi patogeni.
    Zvi Yaniv, presidente dell’ Applied Nanotechnology ad Austin, Texas, afferma che si possono creare nuovi materiali con polimeri che si autoassemblano in membrane. La sua compagnia lavora con un socio giapponese per produrre colonne nanometriche di ossido di titanio che funzionano come potenti fotocatalizzatori. Un’altra tecnologia della sua azienda si basa su sensori, costituiti da nanotubi di carbonio ricoperti di enzimi che reagiscono di fronte alla presenza di contaminanti. E’ l’affermazione della nanobiotecnologia.
    Modzelewski afferma che sia la Vivendi e la Suez, come la General Electric, il maggior produttore di apparecchiature idrauliche, stanno utilizzando nanotecnologie, sviluppando brevetti su di essi. Si stima che sia solo questione di tempo perché queste megaimprese comprino le più piccole e controllino non solo il mercato ma anche le licenze e le tecnologie chiavi.
    Oltre al controllo corporativo, congiunto con la nanotecnologia vi sono nuovi rischi ambientali e per la salute , cosi come questioni di bioetica in relazione alla creazione di organismi ibridi con la nanobiotecnologia. Fino ad ora ci sono pochi studi al riguardo in cui però alcuni scienziati ipotizzano che l’ossido di titanio usato nei nanotubi di carbonio possa avere effetti nocivi sulla salute e sull’ambiente, metre l’ipotesi è di usarlo nelle reti di distribuzione che portano l’ acqua a milioni di persone. Paradossalmente l’industria presenta queste innovazioni come suppostamente positive e che, secondo loro, daranno benefici ai poveri, per giustificare socialmente l’uso di queste nuove tecnologie. Solo che potrebbero determinare nuovi problemi, addirittura più gravi per la vita del pianeta

    Note:

    traduzione di Nello Margiotta per www.peacelink.it
    Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
    fonte , l'autore e il traduttore

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