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Nicaragua: Scontri a Managua

Giornata difficile per la capitale: dopo le proteste di ieri, durante le quali gli studenti avevano bruciato tre autobus che continuavano a costringere i passeggeri a pagare una tariffa riconosciuta illegale da parte del Consiglio Comunale, i buseros hanno immediatamente ritirato i propri mezzi e si sono preparati per una rappresaglia.
20 aprile 2005 - Giorgio Trucchi

Durante la serata del 18 aprile, il leader sindacale Rafael Quinto aveva minacciato che se gli studenti avessero continuato così, il loro settore avrebbe reagito bruciando gli autobus delle università.
La reazione non si è fatta attendere e fin dalle prime ore del mattino del 19 aprile, un'enorme quantità di autobus ha bloccato vari punti della capitale bloccando il traffico e cominciando ad incendiare pneumatici che hanno reso l'aria irrespirabile. Intanto, una lunghissima fila di autobus si è incamminata verso le università.
I primi scontri sono avvenuti nei pressi del Politecnico (Upoli) dove studenti e buseros hanno iniziato una battaglia campale a colpi di pietre che è durata alcune ore.
Numerosi i feriti e un autista di autobus è stato catturato dagli studenti ed è stato salvato dal linciaggio solo grazie all'intervento di altri studenti e di alcuni mezzi d'informazione presenti.
Molti autobus sono stati danneggiati e uno incendiato. I buseros si sono presentati armati di tubi di ferro e di machete ed hanno sorpreso gli studenti mentre seguivano le lezioni.
La Polizia ha brillato per la sua assenza ed è arrivata sul posto solo dopo molto tempo e quando le cose si stavano già calmando.
La fila di autobus ha poi proseguito fino al Recinto Universitario "Carlos Fonseca Amador" (Rucfa), dove sono ripresi gli scontri che, intanto, iniziavano anche in alcuni incroci importanti di Managua come il 7 Sur e Rubenia. Dalle parti del Zumen, nei pressi del Comune, i buseros hanno preso a pietrate un Istituto delle Scuole Superiori.
La marcia è poi proseguita fino alla Università Centroamericana (Uca) e a quella di Ingegneria (Uni), dove però gli autobus hanno dovuto bloccarsi in quanto gli studenti, avvertiti degli scontri precedenti, si erano già organizzati ed avevano costruito barricate nelle strade, impedendo il passaggio agli autobus.
Anche qui numerosi scontri, ma gli autobus hanno dovuto retrocedere e si sono diretti verso il Comune di Managua per protestare contro il sindaco.
Intanto gli studenti dell'Università Statale (Unan) hanno eretto barricate con adoquines e si sono preparati all'eventuale arrivo degli autobus, schierandosi sul ponte che attraversa la strada, armati di pietre, bottiglie, morteros e adoquines.

Foto G. Trucchi

Per fortuna la Polizia ha impedito il passaggio e quindi la situazione, pur restando di massima allerta, si è momentaneamente calmata.

Lo scontro tra questi due settori è estremamente grave perché sta deviando l'attenzione da quelli che sono i veri problemi e i veri colpevoli di questa situazione di crisi generalizzata.
Il governo non ha mai fatto nulla per affrontare l'enorme crisi energetica che sta dissanguando la popolazione. L'unica misura presa fino ad oggi è stata quella di decretare l'ora legale che non ha risolto nemmeno un'infinitesima parte del problema.
Completamente assorto dalle problematiche di scontro con il potere legislativo (vedi articolo "Crisi istituzionale alle porte"), il Presidente Bolaños potrebbe anche aver elaborato una strategia per lasciare che il paese s'infiammi per gettare la colpa sulla Asamblea Nacional e soprattutto, sul Frente Sandinista, avendo così un motivo valido per chiedere un intervento esterno.
L'assenza di questo governo in tutti i momenti delicati del paese sta toccando livelli inconcepibili e invece di cercare un dialogo, sta fomentando la violenza. Il Ministro dei Trasporti, Pedro Solorzano, non ha saputo far altro che dire che il valore degli autobus bruciati ieri verrà rimborsato prelevandolo dal 6% che lo Stato destina alle università.
Erano mesi che si sapeva che si sarebbe arrivati a questo stato di crisi e questo governo non ha mai fatto nulla per prevenire quello che ora sta accadendo.
La Asamblea Nacional, anch'esso immerso nella lotta contro il Potere Esecutivo, non ha fino ad ora fatto nulla per cercare un vero avvicinamento e un dialogo reale per risolvere i problemi del paese.
Lo stato di crisi istituzionale e di estrema confusione che sta lasciando il Nicaragua senza una vera guida, sta permettendo l'esplosione di scontri spontanei tra settori che rappresentano la parte povera del paese. Una "guerra tra poveri" che sta degenerando ogni giorno di più.
Una problematica nazionale e mondiale (quello dell'incremento del prezzo del petrolio) che non viene affrontata come si dovrebbe.
Altro colpevole è il sindaco di Managua, Dionisio Marenco, che da quando si è insediato, non ha fatto una sola azione degna di nota. Al contrario, ha creato ancora più confusione ripiegandosi a quanto gli dettava il Frente Sandinista.
Ha firmato prima un accordo con buseros e governo decretando l'aumento della corsa, per poi rimangiarsi la parola quando gli studenti e la società civile hanno cominciato a protestare e lo stesso Consiglio Comunale ha poi rifiutato l'accordo riportando la tariffa al prezzo originario.
Da quel momento è completamente sparito, nascondendosi dietro la scusa che il problema è ormai solo del governo e che il Comune non è in grado di controllare quello che fanno pagare gli autobus.
Colpevole e anche la gente che fin dall'inizio si è lamentata, ma si è poi ripiegata alle decisioni dei buseros, senza protestare quando veniva costretta a pagare la corsa più cara.

Il problema è quindi molto più ampio di quello che sembra e questi ultimi scontri sono solo l'espressione di una crisi generalizzata che sta minando l'intera società nicaraguense.
Il settore dei buseros, molto spesso formato da una cricca di padroncini abituati fin dagli anni 80 a vivere di sussidi senza garantire il servizio minimo e un comportamento decoroso nei confronti dei passeggeri, è comunque vittima di questa situazione, com'è vittima la stessa popolazione.
Come diceva la ex deputata sandinista Monica Baltodano durante un intervento sulla radio La Primerissima, il problema deve essere affrontato alle radici.
"Il sistema neoliberista che sta distruggendo i paesi centro e sudamericani sta creando condizioni insostenibili per la popolazione ed è prevedibile che prima o poi le esplosioni sociali diventino inarrestabili. Bisogna che i differenti settori si sveglino, si uniscano e concentrino la propria protesta contro i veri responsabili di questa situazione. Solo una diffusa rete di solidarietà che affronti unita le varie problematiche che si stanno presentando (afectados por el Nemagòn, cañeros, Cafta, salario minimo, privatizzazioni, ingerenza nordamericana, crisi dei trasporti) e che indirizzino la propria protesta contro le inadempienze del governo e dei deputati potrà portare un cambiamento reale alla situazione".

Per la giornata di domani i buseros hanno già deciso che manterranno lo sciopero e il governo sta organizzando una cinquantina di camion per trasportare la gente.
Gli studenti sono riuniti in assemblea per decidere cosa fare e si spera che non si voglino prendere la rivincita per l'attacco premeditato di oggi.
Il paese è in subbuglio e le scuole sospese ovunque.

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