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Nicaragua ; dichiarato lo stato d'emergenza economico

2 giugno 2005 - Giorgio Trucchi

La Dichiarazione di "Stato d'Emergenza Economico" da parte del Presidente
Bolaños, che di fatto sospende tutta una serie di diritti costituzionali
alla cittadinanza (tra i più importanti il diritto alla protesta e alle
manifestazioni contro i Poteri dello Stato e il diritto di poter ricorrere
ai tribunali quando un cittadino valuta che si stanno violando i propri
diritti), ha immediatamente scatenato la protesta di molti settori della
società e degli stessi deputati.
Nonostante il Presidente Bolaños e i suoi ministri continuino a dire che la
sospensione dei tre articoli della Costituzione riguarda solo gli effetti
economici per poter fissare le tariffe dell'energia, che salvaguardino le
fasce più deboli della popolazione di fronte alla crisi energetica, questi
articoli sono di fatto sospesi e se il Parlamento approvasse il Decreto di
Stato Emergenza, la cittadinanza si troverebbe in balia di eventi
imprevedibili.

Contro tale misura, che sarà votata giovedì 2 giugno dalla Asamblea
Nacional, si sono immediatamente schierate numerose organizzazioni della
società civile (più sotto i comunicati del Centro Nicaraguense de Derechos
Humanos (Cenidh) e della Coordinadora Civil), la Union Nacional de
Estudiantes de Nicaragua (Unen) e i partiti più importanti del paese (Fsln
e Plc).
Nei vari comunicati e dichiarazioni si attacca il fatto che siano stati
sospesi tre articoli della Costituzione che nulla hanno a che fare con la
crisi economica, ma che limitano enormemente la libertà di espressione, di
mobilitazione, di protesta e di difesa.
Si critica pesantemente la scelta di Bolaños di aumentare la tariffa
energetica del 11.83% e di aver dichiarato che il 75% della popolazione
verrà protetto dagli aumenti in quanto consuma meno di 150 Kw/h al mese.
Gli viene anche criticato il fatto di star facendo il gioco delle
multinazionali, in questo caso di Union Fenosa che ha il monopolio della
distribuzione dell'energia elettrica, accettando le richieste fatte di
aumenti sproporzionati con le possibilità economiche della gente che, è
bene ricordarlo, per oltre il 70% vive con meno di due dollari al giorno.
Un'altra critica è il fatto di non voler in nessun modo toccare gli
interessi della multinazionale ESSO, la quale è praticamente l'unica
importatrice di petrolio e l'unica che lo raffina in Nicaragua, vendendolo
poi alle generatrici di energia elettrica ai prezzi che più le convengono.

In mezzo a tutto questo, non bisogna dimenticare la grave crisi
istituzionale che vive il paese con lo scontro aperto ormai da molti mesi
tra Potere Esecutivo e quello Legislativo e la prossima nomina dei direttori
dei nuovi istituti della Proprietà e dei Servizi Basici che, di fatto,
tolgono al Presidente Bolaños il controllo su questi importanti settori,
passandolo ai deputati.
Lo Stato d'Emergenza bloccherebbe di fatto queste nomine e anche la
possibilità di revoche da parte dei deputati della carica ad alcuni
ministri (anche questa facoltà è frutto di alcune delle ultime leggi e
riforme costituzionali approvate dalla Asamblea Nacional e totalmente
rifiutate da Bolaños).

Sia la società civile che gli studenti universitari hanno già detto che
nei prossimi giorni organizzeranno proteste di piazza, invitando la gente a
scendere nelle strade per sfidare la limitazione al diritto di espressione
sancito con la sospensione dei tre articoli della Costituzione.
I deputati dei gruppi parlamentari sandinista e liberale, hanno già
annunciato che domani, giovedì 2 giugno, respingeranno il Decreto e il
Presidente Bolaños ha risposto "di avere un'altra carta nascosta da
giocare".
E' importante ricordare che con lo Stato d'Emergenza, Polizia ed Esercito
potrebbero essere chiamati in causa in difesa di questa misura.

In mezzo a tutta questa confusione e tensione, la crisi economica non si
ferma e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha già annunciato che il
Nicaragua rischia di uscire dal programma di finanziamenti e i principali
paesi donanti presenti in Nicaragua hanno fatto sapere che la rottura con il
Fmi provocherebbe la sospensione di tutti gli aiuti internazionali.

CENTRO NICARAGUENSE DI DIRITTI UMANI (CENIDH)

COMUNICATO

Il Centro Nicaraguense di Diritti Umani (CENIDH), indignato davanti
all'insolita decisione del Presidente Enrique Bolaños Gayer, di decretare
lo "Stato di Emergenza Economica" mediante sotterfugi legali che pretendono
sospendere diritti e garanzie della popolazione nicaraguense, esprime il
seguente comunicato:

1. - in base agli articoli 150 numerale 9 e 138 numerale 28 della nostra
Costituzione Politica, finché l'Assemblea Nazionale non approvi modifiche o
respinga il decreto, esso non ha validità. Per cui, il Presidente deve
astenersi da adottare decisioni riferendosi ad esso.

2. - venerdì scorso, il Presidente ha pubblicato il decreto N. 33-2005
riformando il regolamento della Legge di Industria Elettrica e oltrepassando
le proprie funzioni, si è attribuito la facoltà di autorizzare gli
aggiustamenti tariffari di energia elettrica, cosa che non gli è permessa
dalla Costituzione e dalla Legge. Tanto questa riforma, come la sospensione
dei diritti e garanzie non risolvono la crisi economica che motiva dette
misure.

3. - l'atteggiamento del presidente contro il popolo del Nicaragua, è
fraudolento, perché pretende concentrare un potere assoluto ordinando di
sospendere i diritti costituzionali e di potersi difendere ricorrendo ai
tribunali, contravvenendo alle risoluzioni della Commissione e della Corte
Interamericana dei Diritti Umani che sono di obbligatorio compimento per il
Nicaragua. Questi organismi in reiterate occasioni hanno mantenuto la
proibizione verso gli Stati di sospendere le possibilità di difesa
personale anche in situazioni di conflitti armati.

4. - l'eufemismo del presidente Bolaños pretende far credere alla
popolazione che la misura è riferita ai tre articoli costituzionali, quando
in realtà pretende sospendere tutti i diritti e garanzie di fare reclami e
proteste lasciando indifeso il popolo del Nicaragua di fronte a qualsiasi
tipo di abuso di potere

5. - il CENIDH sollecita all'Assemblea Nazionale che respinga il Decreto di
Emergenza Economica per considerare la cosa non necessaria e sproporzionata
alla realtà del Nicaragua ed una chiara violazione ai diritti umani.

6. - il CENIDH chiama la popolazione nicaraguense a ribellarsi mediante la
disubbidienza civile di fronte all'ingovernabilità e le gravi violazioni ai
suoi diritti umani commesse dal Presidente Enrique Bolaños, il quale non ha
assunto il suo ruolo di Capo di Stato e di governo e non ha dato risposte ai
principali problemi del paese, dedicandosi a favorire i suoi interessi
politici ed economici.

Diritto che non si difende, è diritto che si perde.
Managua, 31 Maggio di 2005. -

Coordinadora Civil
COMUNICATO

Al Popolo Del Nicaragua

La Coordinadora Civil come parte della Società Civile Nicaraguense respinge
il Decreto di Stato di Emergenza Economica emesso dal Governo del Nicaragua,
perché costituisce una violazione ai diritti umani ed una posizione di
forza davanti al Potere Legislativo e agli altri Poteri dello Stato che,
come il Potere Esecutivo, si stanno scontrando tra di loro senza importargli
gli effetti negativi sulla scarsa governabilità democratica e sul costante
deterioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Il decreto di Stato di Emergenza sospende diritti e garanzie politiche
essenziali, nega principi inalienabili come la libertà di espressione, il
diritto di difesa, il diritto alla protesta. La sospensione di questi
diritti e garanzie lascia indifesi i cittadini e cittadine nicaraguensi,
genera instabilità economica, politica e sociale e trasforma l'attuale
sistema politico in un'aperta dittatura, senza vesti democratiche di nessuna
indole.

PERTANTO MANIFESTIAMO:

1. Che l'intenzione reale del Presidente è aumentare il conflitto con gli
altri poteri dello Stato e paralizzare le proteste cittadine contro
decisioni apertamente anti popolari prese in difesa di Unione FENOSA, del
capitale di maggior potere economico in Nicaragua e del potere degli
organismi finanziari internazionali.

2. Che l'incremento della tariffa di energia elettrica del 11.83 % dà
spazio a maggiori incrementi futuri, colpendo sempre di più l'economia
delle famiglie più impoverite che dovranno pagare l'incremento nel costo
della vita generato da questo incremento nel servizio di energia elettrica,
oltre agli stessi incrementi nel prezzo di questo servizio.

3. La risposta alla crisi energetica deve passare attraverso la risposta
alle innumerevoli proposte sorte dalla società civile tali come, la
revisione dei contratti firmata tanto con le imprese che processano i
combustibile, quanto con Unione FENOSA e le imprese generatrici e di
trasmissione, i loro margini di guadagno, il controllo sulla mancanza di
investimenti nel sistema per evitare fughe tecniche, sull'inefficienza
amministrativa e su diverse riscossioni che contravvengono la legge. Il
problema non si risolve con decreti che limitano la partecipazione e la
generazione di risposte.

PERTANTO, RIVENDICHIAMO E PROPONIAMO:

IL DIRITTO DELLA CITTADINANZA A PROTESTARE E MOBILITARSI IN DIFESA DEI SUOI
INTERESSI E CONTRO LE MISURE CHE VIOLANO I SUOI DIRITTI UMANI.

Chiamiamo la popolazione a pronunciarsi e mobilitarsi per la richiesta della
restituzione e difesa dei suoi diritti umani e dai poteri dello Stato
esigiamo che assumano con responsabilità la soluzione dei problemi del
paese allontanandosi dalle proprie posizioni di forza. Questa è
un'opportunità in più per sviluppare un processo permanente di dialogo con
la partecipazione di società civile.

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