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Nicaragua: decodificando Carter (Vicepresidente esecutivo della Dole Food Company Inc)

L'inizio delle negoziazioni tra la multinazionale nordamericana Dole Food Company Inc. e i bananeros nicaraguensi ammalati a causa del pesticida Nemagón ed appartenenti alla Asociación de Trabajadores y ex Trabajadores Afectados por el Nemagón y Fumazone (Asotraexdan), ha sollevato molte discussioni.Il Vicepresidente della Dole, Michael Carter, ha di fatto disconosciuto l'esistenza di persone ammalate a causa di questo pesticida ed ha chiesto l'abrogazione della Legge Speciale 364 e la sospensione di qualsiasi tipo di denuncia contro la sua impresa.
Il leader bananero della Asotraexdan, Victorino Espinales, non ha dal canto suo menzionato quali fossero i punti per loro irrinunciabili in questa negoziazione e non ha nemmeno negato la possibilità che in un accordo finale si possa arrivare ad accogliere le richieste della Dole.
Su questo tema si è acceso il dibattito e il giornalista Vicent Boix, da tempo impegnato in un minuzioso lavoro di ricerca ed analisi sulla vicenda del Nemagón, ha inviato in esclusiva per El Nuevo Diario questo articolo.
28 marzo 2006 - Vicent Boix
Fonte: El Nuovo Diario

lavoratore bananero colpito dal Nemagon


Lo scorso 22 marzo 2006, El Nuevo Diario ha riprodotto le dichiarazioni del Vicepresidente esecutivo della Dole Food Company Inc., Michael Carter, all'interno di possibili negoziazioni con un gruppo di ammalati a causa dell'agrochimico DBCP (Nemagón e Fumazone), che si riconoscono nel loro leader Victorino Espinales.
Erano presenti in detta comparizione pubblica la signora Margarita Gurdián (Ministra della Sanità), membri della Procura Generale della Repubblica e lo stesso Espinales.

Il Sig. Carter non è uscito dal seminato. E' stato diretto, chiaro e conciso. Come condizione per futuri accordi ha chiesto il ritiro delle denunce presentate contro la Dole e la deroga della Legge 364.
Da altre fonti ho potuto sapere che il Sig. Carter avrebbe offerto la possibilità di nuovi investimenti nel paese.

Fino a qui il riassunto di quanto accaduto. Passiamo ad analizzare e sviscerare meticolosamente i dettagli.
Come indica la Sig.ra Valeria Imhof nel suo articolo del giorno 22 marzo, il Sig. Carter parte da una premessa e cioè che il DBCP non ha causato danni ai lavoratori agricoli che lo hanno applicato nelle coltivazioni.
Concretamente dice "Non c'è nessun riscontro scientifico sulle conseguenze dannose del Nemagón, eccetto la sterilità maschile nelle persone che sono state esposte nelle fabbriche di produzione del prodotto, per questo motivo la Dole non ha mai perso un processo sul Nemagón negli Stati Uniti".

Già nel 1961, il Dr. Torkelson ed una squadra di scienziati pubblicarono sulla rivista "Toxicology and Applied Pharmacology" un articolo dove incominciarono a scoprire gli effetti nocivi del chimico.
Si tratta del primo documento pubblico ed in esso si può leggere la seguente affermazione:
"Questa relazione recensisce i risultati di studi tossicologici in animali da laboratorio, condotti per analizzare i pericoli tossici associati alla sua fabbricazione, maneggio ed utilizzo".

Il 29 ottobre 1979, il Sig. Douglas M. Costle, Amministratore dell'epoca dell'Agenzia di Protezione Ambientale (EPA), sospendeva incondizionatamente tutti gli usi del DBCP, ad eccezione di quello nelle piantagioni di ananas nelle Hawai. Affermava quindi che il chimico non causava solo sterilità maschile, come dice il Sig. Carter, ma che era anche un agente mutageno e probabilmente cancerogeno negli esseri umani. Poi aggiunge:
"Trovo anche che l'esposizione umana al DBCP può avvenire anche come il risultato del consumo dell'acqua potabile inquinata con DBCP; consumo di residui di DBCP in raccolti prodotti su suoli trattati con DBCP; inalazione di livelli di DBCP nell'aria dell'ambiente in o attorno a campi trattati con DBCP; e per il contatto epidermico con il DBCP, sia durante l'applicazione e procedimenti connessi, che dovuto a residui nel suolo, corteccia di piante o nel fogliame."

Come si può vedere, tanto i commenti del gruppo di scientifici di Torkelson quanto dell'Amministratore dell'EPA, non ammettono alcuna distinzione rispetto al luogo di lavoro.
Non sono solo gli operai che lavorano nelle fabbriche di produzione del DBCP ad essere colpiti dagli effetti del pesticida, ma si specifica chiaramente che il chimico suppone un pericolo per chi lo applica e per i lavoratori agricoli che lavorano nei campi.
L'EPA riconosce che il contatto può avvenire anche dai campi attigui. E va ancora più in là quando segnala che l'esposizione si può produrre attraverso il consumo di alimenti con residui di DBCP, motivo per il quale si era decretata la sospensione incondizionata di 19 licenze nell'anno 1977.

Lungi dal delimitare i rischi ai soli operai delle industrie di produzione, l'EPA riconobbe ed ammise varie vie di contatto e rischio. Ma non erano le uniche, c'era un altro modo molto più preoccupante.
Tra maggio e luglio del 1979, la California Department of Health Services (CDHS) analizzò i pozzi di acqua in alcune zone dove si era fumigato con DBCP.
I risultati furono sorprendenti. Il chimico fu trovato nel 36,6 per cento dei 527 campioni. Anche in pozzi ed acque sotterranee di consumo domestico.
In base a questi ritrovamenti, il CDHS concluse che esisteva un rischio per la salute delle persone nelle zone inquinate della California.
Secondo queste prove, la minaccia del chimico acquisiva una nuova dimensione. Da essere un prodotto che colpiva solo i lavoratori delle fabbriche di produzione, come afferma il Sig. Carter, ad essere un autentico rischio pubblico, capace di trasferirsi attraverso le fonti di acqua e mettere in pericolo la salute di migliaia di cittadini.

Questi dati dimostrerebbero che effettivamente c'é stato un contatto e dei rischi per le migliaia di ammalati nicaraguensi che oggi lottano per un po' di giustizia. E parlando di giustizia, nella sua comparizione pubblica, il Sig. Carter ha anche sconfinato in questo campo e secondo le parole di Valeria Imhof, ha dichiarato:
"Nonostante l'annuncio dell'impresa di voler dialogare, Carter ha disistimato che ci siano ammalati a causa del Nemagón in Nicaragua, argomentando che nessun lavoratore agricolo nordamericano che ha avuto contatto con il pesticida ha interposto una denuncia in quel paese."

Scopriamo alcune battaglie legali vinte da lavoratori agricoli colpiti dal DBCP e vedremo come gli apprezzamenti di Carter siano imprecisi.

1 - Nel maggio del 1983, due lavoratori agricoli nordamericani (Pérez e Jones) vincono i loro processi giudiziali contro l'impresa Dow Chemical, per i danni causati dal DBCP.

2 - Caso Borja v. Dole Food Company. Archiviato inizialmente in Texas, attualmente attende la data del processo. Ingloba cinque lavoratori agricoli del Costa Rica rappresentati dall'avvocato Fred Misko. Affronterebbero unicamente la Dole.

3 - Caso Delgado v. Shell Oil Co. Senza alcun dubbio il caso più emblematico della lotta del DBCP nelle corti nordamericane. È introdotto nel 1993 e dopo molti anni di lotta in diversi paesi del mondo, nel 2005 viene nuovamente inviato alle Corti Statali dello Stato del Texas, che accettano inoltrare le denunce. Sarebbe formato da lavoratori agricoli del Costa Rica assessorati dall'avvocato Charles Siegel. Affronterebbero unicamente la Dole.

4 - In Nicaragua, i risultati ottenuti sono francamente positivi. Il gruppo Ojeda, Gutiérrez ed Espinoza ha ottenuto varie sentenze favorevoli grazie alla Legge 364. La Dole è una delle imprese accusate. Sebbene per il momento non abbia potuto renderli esecutivi negli Stati Uniti, sta tentando di farlo in vari paesi sudamericani. Il Venezuela avrebbe accettato la causa. Inoltre nel gennaio di questo anno, questo gruppo è riuscito ad ottenere da un tribunale di Managua il sequestro della marca Shell.

5 - Il gruppo di Provost & Umprey ed i suoi soci nicaraguensi Barnard Zavala, Martha Cortés e Jacinto Obregón hanno vinto in agosto di 2005, un processo basato nella Legge 364 in un tribunale di Chinandega. Dole è una delle imprese accusate. La sentenza redatta dalla Dra. Socorro Toruño è contundente, demolitrice e chiarificatrice. Per ulteriori dettagli sulla sentenza si possono leggere i quattro reportage realizzati da Valeria Imhof nel El Nuovo Diario. Attualmente questo gruppo lavora per rendere esecutiva la sentenza negli Stati Uniti e ha archiviato nuove denunce a Chinandega.

6 - Il gruppo di Juan José Domínguez ed il suo socio nicaraguense Antonio Hernández, hanno già partecipato al primo processo realizzato negli Stati Uniti da lavoratori agricoli nicaraguensi. Dole è uno delle imprese accusate. Aspettano la sentenza per questo anno e hanno pronte nuove cause sia negli Stati Uniti che in Nicaragua con la Legge 364.

Osservando questi dati si può vedere come negli Stati Uniti siano esistiti lavoratori che hanno ottenuto successi in processi per i danni causati dal DBCP. In questi casi non è stata accusata la Dole perché in questo paese il chimico ha avuto soprattutto un uso domestico, cioè è stato applicato principalmente da piccoli agricoltori e contadini. Le imprese agroesportatrici come la Dole l'hanno invece utilizzato in numerose piantagioni di altri paesi. Per questo motivo, i lavoratori che stanno denunciando la Dole negli Stati Uniti sono stranieri.

Chiarito questo aspetto e contrariamente a quanto dice il Sig. Carter, la mia opinione personale è che la lotta giudiziaria del DBCP si trova nel suo momento migliore, soprattutto per gli ammalati nicaraguensi.
In cinque dei sei casi esposti precedentemente, l'impresa Dole è stata condannata o è parte del processo giudiziale. Si conosce l'importo degli indennizzi decretati in Nicaragua, ma una vittoria nel caso che dirime Juan José Domínguez negli Stati Uniti potrebbe dare indennizzi ancora più sostanziosi, elevando in questo modo la base economica per futuri accordi extragiudiziali.
Da qui si potrebbe intravedere il motivo del repentino interesse della Dole a raggiungere i menzionati accordi.

Alcune considerazioni da tenere presente

1 - Tradizionalmente, nei processi che riguardano il DBCP le imprese hanno diretto i loro sforzi nel cercare di evitare i processi stessi, più che nell'affrontarli e nel difendersi dalle accuse.
Da anni negli Stati Uniti, migliaia di ammalati di varie nazionalità hanno presentato denunce.
La strategia utilizzata dalle imprese per evitare i processi è stata quella attinente alla dottrina del "Foro non Conveniente".
Con essa, le imprese querelate giustificavano sempre che le Corti (Tribunali) più convenienti ed appropriate per delucidare le cause degli ammalati stranieri, erano quelle dei paesi degli ammalati stessi.
La maggioranza delle denunce vennero quindi considerate in questo modo, attraverso il "Foro non Conveniente". Per esempio, un ammalato a causa del DBCP guatemalteco che aveva presentato il suo caso in una Corte statunitense, attraverso il "Foro non Conveniente" perdeva l'opportunità di partecipare ad un processo negli Stati Uniti e si vedeva obbligato a presentare la sua denuncia in una Corte del Guatemala.
Nella maggioranza dei paesi con ammalati a causa del DBCP era quasi impossibile potere realizzare un processo di questa indole per la mancanza di una legislazione specifica ed applicabile. Questo elemento era ben conosciuto dalle imprese accusate ed in definitiva era quello che cercavano: evitare la giustizia.

2 - La Legge 364, approvata dalla Asamblea Nacional del Nicaragua nell'anno 2000, suppone un giro di 180 gradi nello scenario giuridico dei casi del DBCP in Nicaragua. Si approva una legge che permette di inoltrare questo tipo di casi e con essa si blocca la tradizionale via di fuga usata dalle imprese.
Ora un ammalato nicaraguense a causa del DBCP può fare causa negli Stati Uniti e le imprese non possono ricorrere tanto facilmente al "Foro non Conveniente", perché l'ordinamento giuridico del Nicaragua contiene la Legge 364, che è capace di giudicarli e condannarli. L'altra possibilità, che è stata applicata da alcuni avvocati, poggia in direttamente sull'iniziare il processo direttamente nei tribunali del Nicaragua.
Indipendentemente dell'opzione che scelgano gli avvocati, le multinazionali sono esposte al processo, che è quello che erano riuscite a evitare per lustri. Questa è l'importanza della legge 364 per i lavoratori e la gran pietra nella scarpa per le imprese.

3 - Dai due punti precedenti si può intravedere una contraddizione che chiarisce nitidamente la doppia morale delle multinazionali accusate.
Inizialmente ricorrevano al "Foro non Conveniente" argomentando che era meglio iniziare le cause nei paesi degli accusati, sapendo perfettamente che questa opzione era praticamente utopica di fronte alle carenze delle legislazioni locali. Ora, che numerosi ammalati hanno aperto le cause nei loro paesi di origine (Nicaragua), le imprese lottano affinché gli ammalati ritirino queste cause ed abroghino la legge che facilita il processo.
In poche parole, lavorano instancabilmente per evitare i processi.
In alcuni dei processi intrapresi in Nicaragua, le multinazionali hanno perfino cercato di boicottarli più che di affrontarli. Su questo punto, la D.ra. Toruño indica nella sua sentenza la seguente cosa :

"La marcata reticenza delle querelate nell'affrontare in modo diretto il contenuto di tali prove, riesce solo ad aumentare il loro potere di convinzione" o che "… le querelate non hanno discusso il contenuto specifico dei documenti né allegano la loro falsità. Nessuna delle querelate suggerisce che non sapeva che il DBCP fosse tossico (…), nessuna argomenta che si avvertivano chiaramente i lavoratori dei pericoli del nematicida, o che il Nemagón e Fumazone portavano esplicite istruzioni in spagnolo, e queste querelate non manifestano nemmeno che veniva consegnato equipaggiamento protettivo ai lavoratori. Accuse gravissime, come che i condotti e le fonti di acqua per il consumo umano si usavano anche per il DBCP, non sono state attaccate con specificità dalle querelate. Queste imprese evitano anche di negare frontalmente l'affermazione che dopo la proibizione del DBCP negli Stati Uniti d'America, accedevano a contratti per la sua vendita e utilizzo "all'estero" (…) Di fronte ad accuse tanto gravi e chiaramente documentate, la strategia di difendersi con formalità e negative generali, senza andare a fondo dei fatti, è di evadere la verità dei fatti stessi".

4 - La prima cosa che mi venne in mente dopo aver letto le dichiarazioni del Sig. Carter si riassumerebbe in questo modo: un'impresa che si dichiara innocente di un'accusa, vuole negoziare e giungere ad un accordo con quelli che l'accusano.
Se si tiene in considerazione questo curioso dettaglio "filantropico" e ciò che ho esposto fino a questo momento, credo che si possano intravedere, poco a poco, le intenzioni della Dole, che sarebbero quelle di sbarazzarsi delle denunce degli ammalati nicaraguensi e ancora più importante, di seppellire la Legge 364 che, oltre ad avere messo in subbuglio il paradiso dell'impunità nel quale stavano allegramente le multinazionali, minaccia con propagare la sua essenza basilare di giustizia e sovranità, in un continente che dà segni evidenti di non volere continuare ad essere il "patio trasero" degli Stati Uniti.

5 - E in tutto questo, come si inserisce il gruppo del Sig. Espinales?
Prima di tutto bisogna ricordare che migliaia di ammalati non appartengono a questo collettivo e quindi non negozieranno con la Dole, per lo meno in questa occasione. Il motivo è che loro stanno partecipando a processi legali che sono o possono essere fruttuosi.
Il gruppo del Sig. Espinales deve essere applaudito per l'encomiabile ed eroica lotta nelle strade che hanno mantenuto durante questi anni. Hanno saputo difendere la Legge 364 come nessuno e sono riusciti ad internazionalizzare la lotta. Ma per vari motivi hanno rotto i vincoli con alcuni avvocati e sono rimasti senza opzioni giudiziali, per lo meno fino al momento. Conseguentemente, la posizione nella negoziazione è molto sfavorevole.
Benché tutte siano speculazioni, è più che probabile che se si materializzasse un accordo tra le parti, le somme economiche accordate sarebbero minime ed in nessun caso giuste. Inoltre, sarebbero soggette ad accordi firmati che impedirebbero agli ammalati di denunciare in un futuro la Dole.
Ma il grande dubbio è se la Dole vorrà utilizzare, nella negoziazione con il gruppo del Sig. Espinales, la deroga della Legge 364 come moneta di scambio. Detto in una forma più esplicita, se questo gruppo umano sarebbe disposto a sacrificare una legge che hanno difeso perfino con la salute e la vita di quelli che hanno partecipato alle mitiche "marce senza ritorno."
Se davvero prendesse vita questa remota possibilità, lo scenario tornerebbe ad essere quello di una divisione assoluta tra i vari collettivi di lavoratori delle bananeras. Spero che non si arrivi mai a questo e che il gruppo del Sig. Espinales mantenga la dignità che lo ha sempre caratterizzato.
La negoziazione con un'impresa è legittima, ma mai a spese degli altri.
Il tempo lo dirà. Buona fortuna a tutti.

Note:

Traduzione e foto di Giorgio Trucchi

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