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La Coordinadora Nacional por la Defensa de la Vida y la Soberania si batte per uno sviluppo sostenibile del territorio

Ecuador: levantamiento per un paese libero dalle transnazionali minerarie

L'attività estrattiva delle imprese minerarie inquina l'acqua dei fiumi e minaccia la biodiversità del paese
12 giugno 2008 - David Lifodi

Il recente levantamiento della Coordinadora Nacional por la Defensa de la Vida y la Soberania in Ecuador, peraltro destinato a prolungarsi a tempo indefinito, ripropone una volta di più il rapporto tra governi cosiddetti "amici" e movimenti popolari. Il caso più evidente ha finora riguardato le simpatie per l'Iirsa (il piano delle grandi infrastrutture che coinvolge quasi tutto il continente latinoamericano) di molti governi progressisti, ma un'altra frattura di non poco conto si sta aprendo tra movimenti sociali e il presidente ecuadoriano Rafael Correa. Per molti aspetti il "mandatario" ecuadoriano rappresenta una delle punte di lancia del vento nuovo che spira in America Latina, poiché è arrivato al governo grazie alla spinta proveniente dall'avanzamento dei “los de abajo” (pur senza l'appoggio della Conaie) ed ha annoverato tra i suoi atti principali l'espulsione della multinazionale petrolifera Oxy dal paese e il mancato rinnovo della concessione della base di Manta agli Stati Uniti. Per altri motivi invece, la condotta del presidente Correa lascia aperte alcune ombre: alla Oxy si sono ben presto sostituite le transnazionali operanti nel campo dell'estrazione mineraria, che di fatto hanno saccheggiato le risorse dell'Ecuador finora in modo più o meno impunito.
Contro la presenza nel paese di Aurelian Resources, Corrente Resources Inc., Ascendant Copper S.A. e altre transnazionali attive nel settore minerario e nella costruzione delle centrali idroelettriche, la Coordinadora Nacional por la Defensa de la Vida y la Soberania ha intrapreso una dura battaglia che dal prossimo 26 Giugno la porterà di nuovo a bloccare le strade del paese dopo aver preso atto della scarsa considerazione fin qui ricevuta dal governo, che finora ha inviato la polizia a reprimere violentemente le pacifiche proteste della popolazione nelle province di El Oro, Azuay, Santiago e Guayas tra le altre.
"Considerando che l'attività estrattiva delle transnazionali provoca lo sgombero delle comunità, inquina l'acqua dei fiumi e minaccia la biodiversità del paese", scrive la Coordinadora, "chiediamo che il governo revochi loro le concessioni, le citi in giudizio e dichiari il paese libero dallo sfruttamento minerario su larga scala nel rispetto della nostra Costituzione e degli interessi collettivi di tutti gli ecuadoriani". Cominciato già ad inizio giugno, il levantamiento intende mettere il governo di fronte alla proprie responsabilità. "I danni delle imprese estrattive sono enormi", ha spiegato ad Adital Lina Solano, una delle rappresentanti della Coordinadora, citando il progressivo inquinamento dei fiumi per la presenza dei metalli pesanti e il crescente numero di sfollati nelle comunità, "la cui lotta, come se non bastasse, è stata criminalizzata dal governo Correa". In particolare, è finito sotto accusa il Ministro dell'Energia Acosta, a cui i movimenti imputano una scarsa volontà di creare le condizioni per uno sviluppo realmente sostenibile del paese: "il governo sta vendendo la nostra vita e la nostra sovranità ai cartelli dell'industria mineraria". Gli stessi concetti sono stati ribaditi dalla denuncia del parroco di Tenguel Padre Gonzalo Siguenza, che invita il ministro Acosta a prendere in considerazione le analisi sulla contaminazione dell'acqua, soprattutto quelle nella provincia di Azuay, che ne dimostrerebbero con evidenza l'inquinamento.
L'atteggiamento tenuto da Correa e Acosta non può fare a meno di creare sconcerto.
Solo un anno fa Correa era uno dei principali alfieri del nascente "socialismo andino", si batteva contro lo sfruttamento petrolifero dell'Amazzonia, lavorava con Accion Ecologica e dichiarava persona non gradita l'emissario della Banca Mondiale fino a cacciarlo, solo per citare alcune delle sua decisioni più innovative. Per questi motivi, "se il presidente Correa intende veramente stare dalla parte dei poveri deve impegnarsi per una legislazione in cui risulti chiara l'estromissione dal paese delle transnazionali minerarie", ha ribadito padre Siguenza, invitando il governo a non scherzare con le richieste della popolazioni danneggiate dalle imprese estrattive.
Un primo risultato intanto il levantamiento (che ha ricevuto il significativo appoggio di Ecuarunari) sembra averlo ottenuto. La scorsa settimana i sindaci di tre villaggi nella zona nordoccidentale di Pichinca sono riusciti a dichiarare il loro territorio libero dall'estrazione mineraria. Il Cantón de San Miguel de los Bancos ha infatti proibito le concessioni di sfruttamento e attività estrattiva al termine di una sorta di forum informativo durante il quale le organizzazioni sociali, ambientaliste e indigene hanno espresso le motivazioni del loro rifiuto nei confronti delle transnazionali minerarie.
Per il momento, in attesa di un auspicabile dialogo aperto da parte di un governo e di un presidente che pure hanno avuto il merito di far recuperare un ruolo centrale all'Ecuador dopo gli anni bui di Bucaram, Mahuad, Noboa e Gutierrez, il levantamiento prosegue.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte el'autore.

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