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Il documentario affronta lo sfruttamento dei boschi della comunità da parte delle imprese del legname

Cile: documentarista arrestata per aver diffuso un video in cui racconta la lotta dei mapuche

Elena Varela López si trova in prigione con accuse di terrorismo montate ad arte

20 giugno 2008 - David Lifodi
Fonte: Alainet - 21 giugno 2008

Oggi, 20 Giugno 2008, il Cile è entrato a far parte come stato membro del Consiglio dei Diritti Umani, scelto da 176 paesi aderenti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite insieme ad Argentina e Brasile. Contemporaneamente, da oltre un mese, la documentarista cilena Elena Varela López si trova in stato di arresto nel penitenziario di Rancagua (nel centro del paese) in una cella di isolamento, senza riscaldamento, luce e quasi del tutto impossibilitata a poter comunicare con l'esterno, ufficialmente per aver partecipato ad alcuni crimini (rapine di banche e assassini) connessi alla sua presunta attività politica con il Mir (il Movimiento Izquierda Revolucionaria sorto durante la dittatura), ma in realtà per il suo impegno a favore della causa dei mapuche.
Il caso di Elena Varela López è stato sollevato principalmente da Amnesty Internacional: Elena stava lavorando da circa quattro anni ad un documentario sui conflitti per la terra che vedono contrapposte le grande compagnie di legname (le cosiddette "empresas madereras") e la comunità mapuche, e il suo arresto ha probabilmente a che fare con la volontà dello stato e della polizia di bloccare le sue inchieste e al tempo stesso intimidire i mapuche, che avevano individuato in lei una preziosa alleata per far conoscere al mondo gli attacchi di cui sono oggetto.
La questione mapuche torna così in primo piano in un paese a guida socialista, ma che di concedere i diritti a questa comunità indigena non ne vuol sapere. Il caso recente più noto ha riguardato il lungo e drammatico sciopero della fame che ha visto come protagonista la militante mapuche Patricia Troncoso, ma la situazione in cui si trova coinvolta Elena Varela López sembra ancora più clamorosa (in senso negativo). La documentarista è stata arrestata lo scorso 7 maggio con l'accusa di "associazione illecita per delinquere": durante la perquisizione operata all'interno del suo appartamento, la polizia si è impadronita di tutta l'attrezzatura con cui sono soliti lavorare i film-makers: nastri di videocassette, macchine fotografiche, strumenti per il suono, cellulari e materiale inedito attinente sia al documentario sui mapuche sia ad altri in via di realizzazione, ma in particolare tutta la documentazione relativa al finanziamento del docu-film da parte del Fondo de Fomento Audiovisual del Consejo Nacional de la Cultura y las Artes. Da marzo 2008 si tratta del terzo caso in cui vengono arrestati documentaristi testimoni del conflitto tra imprese del legname e mapuche.
Il lavoro di Elena conteneva in particolare degli spezzoni di intervista ad un giovane mapuche clandestino (probabilmente appartenente alla Coordinadora Arauco-Malleco) che spiegava le attività estrattive delle imprese del legname nei boschi mapuche e le ragioni per cui negli ultimi 30 anni hanno guadagnato cifre da capogiro arricchendosi ai danni della comunità.
Il suo lavoro parallelo ad un altro documentario, "Sueños del Comandante", in cui affronta la storia del Movimiento Obrero Campesino, della guerriglia del Mir e della Carovana della Morte, hanno fornito all'accusa il pretesto adatto per incastrarla come militante del Movimiento Izquierda Revolucionaria, che tra l'altro da tempo non esiste più. Tentativi di furto (con l'aggravante di omicidio) e assalti a banche per il finanziamento di presunte cellule guerrigliere sono i capi d'accusa per i quali Elena Varela López si trova in carcere. Dietro a quella che va configurandosi in modo sempre più evidente come una montatura, starebbe l'Agencia Nacional de Inteligencia (Ani), sorta da alcuni anni in Cile con l'obiettivo non meglio precisato di "lottare contro il terrorismo" e che ha portato di fronte al giudice anche numerosi collaboratori dell'equipe che ha lavorato alla produzione del documentario, mentre si teme tuttora per le persone che sono state intervistate nel video e che potrebbero essere fermate dalla polizia per il solo fatto di aver rilasciato qualche dichiarazione a favore della causa mapuche. La stessa sorte potrebbe toccare anche a persone comparse in altri film o documentari girati da Elena Varela López e finiti nelle mani dell'Ani.
La visita di alcuni giornalisti di prestigio e la selezione del suo documentario (intitolato "Newen Mapuche", in spagnolo "Energía del universo mapuche") tra i migliori dieci nell'ambito del Festival Doc Santiago 2007 non sembrano aver migliorato la sua posizione, e soprattutto preoccupano le prove montate ad arte a suo carico, non degne di uno stato di diritto e più consone ai tempi della dittatura, o, per usare le parole del collaboratore di Alainet Ernesto Carmona che è riuscito a farle una breve visita, "alla situazione in cui si trovano i prigionieri a Guantanamo".

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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