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Nicaragua - "Non mi frena il passato e non mi tormenta il futuro: vivo il presente"

Intervista con l'ex presidente Arnoldo Alemán
22 agosto 2008 - Giorgio Trucchi

L'ex presidente Arnoldo Alemán continua a dire di essere innocente (© Foto G. Trucchi) La richiesta da parte dell'ex presidente Arnoldo Alemán di poter incontrare la stampa estera ha colto di sorpresa la maggior parte dei giornalisti, ma la difficile situazione politica che sta attraversando il paese e l'indubbio ruolo di Alemán come leader dell'opposizione al governo Ortega, nonostante la doppia sentenza di condanna a vent'anni di carcere per una lunga lista di delitti, hanno fatto sì che l'occasione fosse di quelle da non perdere.

L'ex presidente è arrivato sorridente e con l'atteggiamento informale di sempre, chiamando i giornalisti per nome, con quel fare "campechano" che lo contraddistingue, ma pronto ad inalberarsi al momento di difendere il proprio operato attuale e quello degli anni in cui ha rivestito la massima carica dello Stato nicaraguense.
Ha risposto alle decine di domande che gli sono state rivolte, senza pretendere, come fanno molti politici, una lista previa dei temi da affrontare.
Si è detto vittima di un complotto politico che prima gli ha tolto l'immunità parlamentare nicaraguense e poi ha sorvolato su quella del Parlamento Centroamericano (Parlacen), facendolo quindi processare e condannare, secondo lui, ingiustamente. Colpevoli, secondo Alemán, sarebbero l'ex presidente Bolaños ("l'ingrato", come suole chiamarlo), l'attuale presidente Ortega e la continua ingerenza degli Stati Uniti.
Affiancato dalla moglie, dai suoi legali e da vari esponenti del Partido Liberal Constitucionalista (PLC), ha mostrato fogli e documenti che testimonierebbero l'irregolarità dell'intero processo. Gli attacchi agli Stati Uniti sono stati poi giustificati dalla recente notizia seconda la quale un tribunale di Atalanta avrebbe dichiarato Alemán innocente, per una serie di delitti che avevano portato al sequestro di conti bancari e proprietà intestate a suoi famigliari.
Riferendosi alle negoziazioni del 2000 con il FSLN, da molti considerate come un vero e proprio patto tra i due partiti, Alemán ha detto di non aver nessun tipo di pentimento e di essere pronto a rifarlo, se fosse necessario.
Ha inoltre ricordato, non senza prima attaccare duramente l'attuale governo e la sua politica economica ed internazionale, che il PLC è pronto ad affrontare un Dialogo nazionale per il bene del paese e per cercare una via d'uscita alla crisi che sta attraversando.

Pur dichiarandosi "ritirato" dalla politica, in chiaro contrasto con l'enorme cartello che faceva da sfondo alla conferenza stampa, in cui si evidenziava come un recente sondaggio di Cid-Gallup lo desse come il massimo leader dell'opposizione, con un 40 per cento delle preferenze, Alemán ha inoltre detto di voler continuare a metterà a disposizione del partito la sua esperienza ed ha espresso la disponibilità ad una nuova negoziazione con il FSLN, per affrontare il tema delle riforme del sistema politico ed eventualmente, quello molto delicato della rieleggibilità del Presidente della Repubblica. L'ex presidente ha comunque chiarito di essere totalmente contrario alla rielezione, "ma all'interno di una negoziazione tutto è possibile".
Con il FSLN ed il PLC come principali forze all'interno del Parlamento (la formazione di Eduardo Montealegre continua a perdere pezzi, in un processo inarrestabile di polverizzazione), diventa inevitabile che si presenti nuovamente lo stesso scenario degli ultimi 8 anni.
Un Alemán, quindi, perfettamente conscio della sua posizione di leader ancora indiscusso della destra nicaraguense e pronto a riprendere in mano le redini del partito non appena risolva la sua situazione giudiziaria, sulla quale, per altro, sembra voler sorvolare come se il passato non esistesse.
La frase che ha continuato a ripetere "Non mi frena il passato, non mi tormenta il futuro, vivo il presente", sembra proprio essere lo specchio della sua strategia che ha più volte fatto strabuzzare gli occhi ai presenti.

Di seguito alcuni stralci dell'incontro con i giornalisti della stampa estera


(© Foto Giorgio Trucchi) ABC España: La mia domanda si riferisce al prossimo arrivo in Nicaragua del nuovo ambasciatore nordamericano Callahan. Crede che cambierà qualcosa nelle relazioni con il paese?
I cambiamenti sono naturali e se gli Stati Uniti non vedono come il mondo sta cambiando non ci sarà progresso. Non c'è più il bipolarismo, ma ci sono grossi paesi emergenti che devono essere presi in considerazione, soprattutto il continente latino americano. Se ci vogliono continuare a mantenere sotto l'ombra costante dell'ingerenza, non permetteranno che questa regione progredisca per poter lavorare e vivere con dignità. Spero che la nuova amministrazione statunitense venga con una mentalità aperta e si renda conto che qui c'è una grande quantità di gente povera e il Nicaragua è un paese ricco e deve essere lasciato libero di lavorare per cambiare questa situazione.

ACAN-EFE: vorrei una sua opinione sui movimenti femministi di alcuni paesi che si stanno opponendo all'ingresso del presidente Ortega per visite ufficiali.
I movimenti femministi nel mondo sono stati opacati ed oggi la parità d'opportunità deve essere uno dei principali obiettivi di chi governa. Ripudio qualsiasi atto contro una donna e nessun governo può evitare di ascoltare i reclami di questi movimenti.

Rel-UITA e Lista "Nicaragua y más": dopo le elezioni del 2006, il PLC e il FSLN sono gli unici due partiti ad avere i voti per poter fare riforme costituzionali ed eleggere i membri dei Poteri dello Stato. Quanto la necessità di dover sempre negoziare sta limitando il ruolo di opposizione del PLC e qual è la sua posizione rispetto alla proposta del FSLN di avviare il paese verso un modello parlamentarista?
Mi piace che abbia detto che non è opera di due persone o caudillos, ma l'espressione del voto della gente e nel mio caso mi hanno escluso dalla vita politica dal 2002 e nonostante ciò, nel 2004 quelli che governavano l'unica cosa che sono stati capaci di fare è farci perdere le elezioni municipali (Bolaños e il partito di governo APRE n.d.r.). Ti do dei dati: nel 2004, a livello di voti complessivi il PLC ha preso solo il 3% di voti in meno ed abbiamo preso solo 11 consiglieri comunali in meno del FSLN. Nonostante ciò, abbiamo perso 33 comuni per la divisione del voto liberale. Questo è ciò che i nostri dirigenti non hanno potuto vedere due anni dopo e cioè che divisi non si vince e l'unico che vince è il FSLN. La conclusione è che nel 2006 abbiamo perso nuovamente per la divisione del voto liberale. Se in luglio del 2006 José Rizo e Eduardo Montealegre si fossero uniti, oggi sarebbero presidente e vicepresidente. Siamo opposizione e la facciamo dialogando, approvando tutte quelle leggi che beneficiano il Nicaragua. Il FSLN quando era opposizione ha sempre cercato di opporsi, oggi, al contrario, noi siamo disposti al dialogo e quindi non voglio risponderti se si discuteranno riforme costituzionali. Sediamoci ed iniziamo un dialogo nazionale per risolvere la crisi economica, politica e sociale che c'è nel paese. Una volta seduti possono sorgere tutti i temi possibili.

Univision: dice che il PLC è aperto al dialogo. Vorrei sapere se è disposto a trattare il tema della rielezione presidenziale. Inoltre parlate spesso di dittatura in Nicaragua e vorrei sapere i nomi di chi, secondo il PLC, vuole instaurare questa dittatura. Infine cosa pensa della lettera pastorale della Conferenza Episcopale Nicaraguense che parla di un ritorno di forme superate di autoritarismo nel paese.
Non possiamo anticipare le cose che si dovranno negoziare. La mia opinione personale è un NO alla rielezione. Non l'ho chiesta quando ero sindaco e nemmeno quando sono stato Presidente. Se all'interno della discussione si arrivasse a dire che per rieleggere un presidente ci vuole il 51% dei voti, se ne potrebbe discutere. Se non accettassimo che un presidente si possa rieleggere con il 51% dei voti, vorrebbe dire che la regola è che vince chi perde e viceversa, che quelle che vincono sono le minoranze e non le maggioranze. Ma questo deve essere parte di un dialogo. Quindi un NO personale, ma politicamente se ne potrebbe discutere all'interno del dialogo nazionale. In America Latina si applaudono Alvaro Uribe (Colombia) e Leonel Fernández (Repubblica Dominicana), ma quando si parla di rielezione in paesi dove ci sono leader forti tutti si spaventano e invece non deve essere un tabù. Rispetto al tema della dittatura credo che sia il Frente Sandinista perché non è cambiato ed ha ancora idee marxistoidi e staliniste, creando strutture parallele. Sulla lettera pastorale credo che la chiesa cattolica sia stata la guida nei momenti di difficoltà del paese ed anche in questo caso dobbiamo abbassare i toni violenti, evitare di tornare a situazioni rischiose e dialoghiamo.

Agencia Alemana de Prensa (DPA): vorrei un suo giudizio sul primo anno e mezzo di governo e se si sente un ostaggio di Daniel Ortega.
In cinque anni di governo di Alemán si sono fatte opere e sfido gli organismi finanziari internazionali a presentare un documento ufficiale in cui si dica che sono stati usati male i fondi ricevuti. Al contrario, il governo di Ortega si è dimostrato un governo di incapaci. Non sono riusciti a lavorare nonostante l'appoggio di governi amici, come quello del Venezuela. Rispetto a se mi sento ostaggio di Ortega ti dico di no, perché altrimenti non sarei qui a parlare con voi. Ciò che succede è che tutto il processo contro di me è stato politico. Per vincere, Ortega ha dovuto farmi fuori politicamente.

Notimex: Cosa le fa credere che potete vincere le prossime elezioni contro un FSLN al governo e con un grosso tessuto sociale?
Sono i fatti. La gente prova risentimento contro il FSLN per l'atteggiamento verticalista e sa che solo con un vero governo liberale c'è stato progresso. Come nel 1990, la gente voterà in silenzio contro il FSLN.
Lei parteciperà attivamente alla campagna elettorale?
Ora mi sono ritirato e quello che posso fare è dare consigli. Ogni cosa a suo tempo. Per ora sono come un manager che dirige e dà consigli.

Rel-UITA e Lista "Nicaragua y más": nel 2000 il PLC ha negoziato con il FSLN delle riforme costituzionali che hanno beneficiato entrambe le parti. Lei ha ricevuto un posto in Parlamento e Ortega la possibilità di essere eletto con il 35% dei voti. Dopo 8 anni la situazione è che Ortega è Presidente e lei ha ricevuto due condanne a vent'anni di carcere. Crede che quelle negoziazioni siano state un errore strategico? Le rifarebbe oggi?
Lo rifarei sicuramente perché abbiamo evitato la corruzione della minoranza. Questa percentuale è stata applicata già nel 2001 e in quell'anno ha vinto il PLC con un'ampia maggioranza e con un candidato (Bolaños) che non era amato dalla nostra base. Non si tratta del 35% che ci ha fatto perdere, ma la divisione del voto liberale. Sul fatto del posto in Parlamento e dell'immunità non è stato certo un beneficio, perché avevo già quella del Parlamento Centroamericano che viene concessa automaticamente agli ex presidente e vicepresidente dal Sistema d'Integrazione Centroamericano (SICA). Questi sono i fogli che dimostrano che il Parlacen non mi ha mai sospeso l'immunità e nonostante ciò mi hanno processato e incarcerato. Tutto questo perché quell'ingrato di Enrique Bolaños ha pensato di potermi sostituire come leader, ma i leader non si fanno con decreti ed io sono ancora qui. Non mi frena il passato e non mi tormenta il futuro: vivo il presente. Le riforme del 2000 hanno impedito la corruzione dei voti residui con cui si eleggevano persone con 300 o 500 voti.

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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