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Nicaragua Elezioni 2008

Nicaragua: Uno tsunami rojinegro

Il CSE anticipa la lettura dei risultati definitivi: 105 comuni al FSLN. L’opposizione espelle i suoi magistrati e si prepara a dar battaglia
21 novembre 2008 - Giorgio Trucchi

Sandinisti festeggiano per le strade di Managua (Foto La Prensa)

Le forti tensioni degli ultimi giorni e il presidio permanente dei simpatizzanti sandinisti di fronte agli uffici centrali del Consejo Supremo Electoral, CSE, sembrano aver convinto i magistrati di questo potere dello Stato ad anticipare i tempi previsti dalla Legge Elettorale per rendere noti i risultati finali delle elezioni municipali, sicuramente tra le più difficili e contestate degli ultimi 18 anni.

Il risultato finale è un vero e proprio tsunami che ha investito l’alleanza della destra nicaraguense formata dal Partido Liberal Constitucionalista, Plc, il Movimiento Vamos con Eduardo, Vce, il Partido Liberal Independiente, Pli, e tutta una serie di organizzazioni politiche e della cosiddetta “società civile”, che hanno affrontato queste elezioni puntando sull’effetto “Tutti contro Ortega”.

I risultati finali sembrano però aver fatto crollare miseramente la strategia di trasformare queste elezioni in un referendum contro l’attuale governo del Fsln.

105 comuni al Fsln (87 nel 2004 e 52 nel 2000), 37 al Plc (57 nel 2004 e 94 nel 2000) e 4 alla Aln (vedi i dettagli per municipio su www.itanica.org).

Il partito di governo ottiene 13 dei 16 capoluoghi di Dipartimento del paese (per il diciassettesimo, Bilwi, si dovrà aspettare il 19 gennaio quando si voterà per i restanti sette comuni della Costa Atlantica Nord – Raan) ed il Plc solo 3. Quasi un milione i voti ottenuti dal Fsln con oltre il 50 per cento a livello nazionale.

Il presidente del CSE, il magistrato Roberto Rivas, ha letto i risultati accompagnato dai suoi colleghi di questo corpo collegiato. Unico assente il magistrato liberale Luis Benavides, che ha deciso di obbedire agli ordini del suo partito che continua a non riconoscere l’esito delle elezioni.

Secondo Rivas, il CSE ha accelerato i tempi previsti dalla legge (avrebbe avuto tempo fino al 5 dicembre) per poter riportare la calma nel paese ed ha garantito che è stata rispettata la volontà della popolazione. Ha anche ringraziato i partiti politici per avere rinunciato al periodo di tempo a loro disposizione per eventuali ricorsi, facilitando così la conclusione del processo elettorale con la lettura dei risultati finali che verranno immediatamente pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

Rivas ha anche approfittato dell’occasione per chiedere formalmente al presidente della Asamblea Nacional, il sandinista René Núñez, “di non procedere con il progetto di legge presentato in Parlamento per far annullare le elezioni. Credo che la popolazione sia stanca di tutto questo”. Ha poi attaccato il candidato della Alianza Plc/Vce per Managua, Eduardo Montealegre. “Abbiamo rispettato la volontà popolare e questa volontà non la si trova in internet o in documenti fatti vedere su uno schermo e ancora meno se questi documenti elettorali non corrispondono a quelli ufficiali”, in chiaro riferimento ai dati paralleli forniti da Montealegre e secondo i quali il CSE non avrebbe contabilizzato 644 seggi in cui i liberali avevano la netta maggioranza di voti.

C’è però un appunto da fare al CSE. Proprio per il clima estremamente teso di questi ultimi dieci giorni, sarebbe stato opportuno che la massima autorità elettorale inserisse e mantenesse nella propria pagina web (www.cse.gob.ni) i risultati degli scrutini seggio per seggio, la quantità finale di votanti, di voti validi e di quelli nulli. Invece, dopo aver pubblicato circa l’80 per cento dei seggi scrutinati (percentuali che comunque variavano da città a città), il CSE ha presentato solo i risultati provvisori globali per Dipartimento e durante la lettura dei risultati finali, ha dato solamente i nominativi dei candidati vincitori ed il partito d’appartenenza, ovviando la lettura delle percentuali e dei voti ottenuti.

Questo fatto non fa altro che gettare altra benzina sul fuoco della polemica.

La pubblicazione dei risultati finali ha scatenato i festeggiamenti dei simpatizzanti sandinisti, che hanno invaso le strade delle principali città e si sono dati appuntamento per la giornata di oggi a Managua per celebrare la vittoria insieme a tutti i loro candidati.

La crisi che ha investito il Nicaragua non è però finita qui.

Immediatamente dopo la conferenza stampa del CSE, il portavoce del Plc ha annunciato che domani verranno espulsi dal partito i tre magistrati liberali che hanno approvato questi risultati.

Ha inoltre aggiunto che il suo partito continuerà a non riconoscere i risultati e che martedì 25 presenteranno al plenario del Parlamento la legge con la quale pretendono annullare le elezioni.

La sua approvazione creerebbe una nuova crisi istituzionale ed un forte scontro tra il potere esecutivo, legislativo, giudiziale e quello elettorale, con un probabile blocco dei lavori parlamentari che non permetterebbe l’approvazione della Finanziaria del 2009 e l’esborso di centinaia di milioni di dollari da parte dei paesi donanti che finanziano buona parte delle spese sociali del paese.

E’ inoltre facile da prevedere un’offensiva internazionale che cercherà di isolare ulteriormente il governo nicaraguense. Durante la giornata di ieri l’ambasciatore del Nicaragua presso l’Organizzazione degli Stati Americani, Osa-Oea, ha presentato una richiesta di risoluzione contro l’ingerenza degli Stati Uniti nel processo elettorale e contro il comportamento del Segretario Generale di questo organismo, il cileno Miguel Insulza, “per essere andato oltre i limiti delle sue funzioni ed aver abusato delle funzioni che gli concede la Carta della Oea”.

Alla riunione straordinaria hanno partecipato 21 paesi, i quali, a parte il Venezuela, non hanno approvato la risoluzione.

© (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.nicaraguaymas.blogspot.com e www.itanica.org )

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