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Guatemala: Unión Fenosa taglia la luce alle comunità di Malacatán il giorno di Natale

Il governo intende aprire la strada alla privatizzazione dell'energia elettrica
16 gennaio 2009 - David Lifodi

Scorrendo le pagine web di Unión Fenosa e della Deocsa (Distribuidora de Energía de Occidente), l'impresa guatemalteca che opera sul territorio del paese centroamericano per la grande multinazionale spagnola, sembra di leggere un dettagliato vademecum sulla responsabilità sociale d'impresa: viene considerato un impegno imprescindibile il rispetto dell'ambiente, della popolazione locale e addirittura assume un'importanza significativa l'attenzione allo sviluppo sociale come fattore cardine di un rapporto limpido tra i guatemaltechi e la Deocsa stessa. Nonostante questi proclami ad un primo sguardo così nobili e desiderosi di rispettare un certo codice etico, che si possono consultare su http://www.unionfenosa.com.gt/ cliccando l'area "Responsabilidad Social", la realtà è purtroppo tutt'altra. La notizia è emersa solo pochi giorni fa, ma lo scorso 25 Dicembre le comunità di Malacatán (dipartimento di San Marcos) hanno trascorso quasi una giornata intera senza luce per i disservizi di cui è responsabile Union Fenosa-Deocsa. Il giorno di Natale rovinato per migliaia di famiglie che da sempre attendono il 25 Dicembre per potersi riunire con parenti e vicini e condividere quel poco che possono permettersi almeno una giornata all'anno. Gli abusi, le anomalie, la corruzione e il pessimo servizio offerto di Unión Fenosa, derivante anche dalla volontà governativa di privatizzare il servizio di erogazione di energia elettrica, durano da tempo e si erano già verificati in altri dipartimenti nei mesi precedenti, insieme alle denunce della Cgtg (la Confederación Central General de Trabajadores de Guatemala) in merito alla violazione di leggi attinenti al diritto del lavoro dello stato. E' stato per questi motivi che la gente si è ribellata con blocchi spontanei delle strade per richiedere l'immediata riattivazione dell'energia elettrica, puntualmente disattesa con rinvii che di ora in ora contribuivano ad innervosire i manifestanti. L'intervento dell'esercito e della polizia, mandati sul posto con il compito di svolgere un'azione principalmente repressiva, ha avuto i suoi effetti, con l'arresto di ben 28 persone e la violazione delle più elementari norme di uno stato di diritto. Condotti in carcere, i detenuti sono stati costretti a rimanere in isolamento, privati della possibilità di poter usufruire di un cellulare per poter contattare i loro familiari, costretti a dormire per terra, picchiati dagli agenti. Inoltre, non è stato notificato loro un atto che spiegasse il motivo per cui erano stati arrestati. Ci sono stati effettivamente atti di vandalismo contro gli uffici della Deocsa e durante gli scontri un poliziotto è rimasto ferito, ma le persone condotte in carcere sono state arrestate per il solo fatto di aver partecipato alle manifestazioni di protesta. Lo scorso 7 Gennaio 23 dimostranti sono stati rilasciati, ma 5 restano tuttora in carcere. "La loro colpa è stata quella di manifestare per difendere i diritti e gli interessi della loro popolazione", ha scritto in una nota il Frente Nacional de Lucha en Defensa de los Servicios Públicos y Recursos Naturales (Fnl), che si è schierato fin dall'inizio a sostegno delle comunità di Malacatán. Peraltro, i fatti del 25 Dicembre vanno letti sotto due punti di vista, quello repressivo e quello politico, entrambi intrecciati tra loro.
E' passato poco più di un anno dall'insediamento del governo Colom, salutato quantomeno con una piccolissima punta di ottimismo per la sconfitta che aveva inflitto al generale Molina e alla casta militare. In realtà la situazione non è particolarmente cambiata: Colom e la Une (l'Unità Nazionale per la Speranza, teoricamente di "centro-sinistra") non hanno fatto molti passi avanti. Questo governo, come del resto i precedenti, è rimasto legato alle grandi multinazionali straniere, che da tempo immemore trovano ampia libertà di azione in Guatemala, oltre alla protezione e alla complicità garantita dai più alti livelli dello stato: la liberazione di una parte dei manifestanti è avvenuta solo grazie all'intervento della Chiesa nella persona di Monseñor Ramazzini, vescovo vicino alla Teologia della Liberazione, da sempre in lotta a fianco delle comunità più povere del paese e per questo varie volte minacciato di morte. Preoccupa inoltre l'introduzione di fatto nel codice guatemalteco della figura del "prigioniero politico di coscienza", cioè arrestato senza un capo d'imputazione preciso, ma per il solo fatto di trovarsi a manifestare per un proprio diritto, quello di poter godere della distribuzione dell'energia elettrica. Secondo il Fnl "oggi in Guatemala i diritti dell'impresa privata prevalgono su quelli delle persone" e proprio da qui è nata l'occasione per organizzare una campagna a favore della nazionalizzazione dell'energia elettrica e per la cacciata di Unión Fenosa. Tra gli altri abusi di cui la multinazionale spagnola e la sua operatrice locale Deocsa si sono rese responsabili troviamo i costi eccessivi dell'erogazione, i contatori alterati per giustificare bollette astronomiche, e una parte non secondaria o quantomeno corresponsabile per le violenze scatenate dalla polizia contro i manifestanti. Il Fnl ha chiesto infine all'ambasciata spagnola di farsi da tramite presso Union Fenosa affinché cambi perlomeno l'atteggiamento tipico da "conquistatori neocoloniali" nei confronti della popolazione guatemalteca: la campagna "Fuera Unión Fenosa" è solo all'inizio e le mobilitazioni organizzate nelle scorse settimane in varie città del paese intendono coinvolgere il maggior numero di persone possibile.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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