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Nicaragua: anche il dolore delle vedove è parte della ANAIRC

Minacce di morte contro la presidentessa della ANAIRC ed attacchi contro l'Associazione Italia-Nicaragua
In Nicaragua inizia campagna per boicottare il rum Flor de Caña ed i prodotti Pellas
15 aprile 2009 - Giorgio Trucchi

Vedove della ANAIRC (Foto G. Trucchi)

Quando si parla della presenza della Asociación Nicaraguense de Afectados por Insuficiencia Renal Crónica, Anairc, a Managua per esigere al Grupo Pellas un indennizzo per i danni causati ai suoi associati, si è soliti pensare agli ex lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero che hanno bruciato la loro gioventù e la loro vita nei campi dell'Ingenio San Antonio. Esiste però un settore importante di questa associazione che si contraddistingue per l'enorme carica emotiva e simbolica: le vedove. Hanno visto morire i loro mariti dopo tanti anni di lavoro nelle piantagioni di Chichigalpa ed esigono che vengano riconosciuti i loro diritti.

María Danelia Jiménez parla con voce tremula, alternando momenti di sfogo e lacrime per il dolore che le provoca il ricordo del marito, con altri di ferma convinzione per quello che sta facendo in questi giorni a Managua.

"Mio marito, Roger Centeno, ha lavorato nella raccolta della caña nell'Ingenio San Antonio dal 1979 al 1989. Ha passato dieci anni massacrandosi di lavoro dalle 6 di mattina fino alle 8-9 di sera. A volte mi raccontava come le desse fastidio il contatto con i pesticidi che venivano applicati intorno a lui, ma non aveva altre alternative perché era l'unico lavoro che esisteva nella zona".

L'hanno poi mandato a lavorare nella fabbrica della Compañía Licorera de Nicaragua SA e nel 1993 si è sposato con María Danelia, con la quale aveva già procreato quattro figli. La speranza di vivere una vita dignitosa è stata però troncata nel 1999 quando gli hanno annunciato che soffriva di insufficienza renale cronica, Irc.
"Fece le analisi richieste dall'impresa e risultò con 2,4 mg/dl di creatinina, ed il mondo ci è caduto addosso. Si sentiva già molto stanco, con forti mal di testa. In settembre fece nuovamente gli esami e la creatinina era salita a 6,4 mg/dl, e l'impresa gli disse che non poteva continuare a lavorare. Gli pagarono le 52 settimane complete e l'abbandonarono a sé stesso, togliendogli qualsiasi tipo di sussidio ed aiuto alimentare", continuò María Danelia.

Fu grazie all'interessamento della Anairc se riuscirono nel 2006 ad ottenere una pensione d'invalidità di circa 200 dollari mensili.
Ma Roger morì due anni dopo aver ottenuto la sua pensione, il 14 luglio 2008, lasciando la sua famiglia in serie difficoltà economiche e psicologiche.
"Furono quattro mesi di agonia. Gli si gonfiava tutto il corpo e di notte quasi non poteva dormire per il dolore. Succede sempre lo stesso con tutti gli ex lavoratori malati ed ogni tanto mi ritrovo con le altre vedove e ricordiamo questi tragici momenti - ricordò María Danelia Jiménez -.

Quello che più mi preoccupa sono i miei figli, perché due di loro lavorano nell'Ingenio e sappiamo dell'inquinamento dell'acqua. Ma cosa possiamo fare se questo è l'unico lavoro che c'è? Sanno perfettamente che in qualunque momento si possono ammalare, ma la necessità è grande e devono garantire il cibo alle loro famiglie".

Dopo la morte di suo marito, María Danelia si mise a cercare lavoro per sopravvivere, perché la Previdenza Sociale le garantisce solo una percentuale della pensione del marito, 60 dollari mensili che non le permettono nemmeno di coprire le spese basilari di una casa.
"Sono rimasta sola e questa è la cosa più difficile. Fu esasperante vedere come agonizzava nel letto. Un giorno sembrava stare meglio ed il giorno dopo ricadeva in uno stato di agonia. Moriva e tornava a vivere tutti i giorni, e si preoccupava per il nostro futuro, perché mi avrebbe lasciata sola. Sono cose che non si possono raccontare", ha detto in lacrime.

María Danelia e le altre vedove chiedono ora all'Ingegno San Antonio ed al Gruppo Pellas di pagare un indennizzo per tutto questo dolore e sofferenza, "perché fino ad oggi non si sono nemmeno fatti vedere per rendersi conto di come stiamo. Non dimostrano nessun interesse per le vedove e non ci prendono in considerazione. Ti dicono anche che i lavoratori hanno un'assicurazione sulla vita, ma è una bugia. Ho cercato di verificare questa cosa con l'impresa, ma mi hanno detto che non ne avevo diritto perché quando mio marito è morto non stava più lavorando per loro.
Per noi vedove è importante far parte della Anairc, perché oltre all'aiuto pratico che ci offre per ottenere la pensione e per ottenere un indennizzo, ci dà l'opportunità di riunirci, di conversare su quello che stiamo vivendo, sulle difficoltà e di mantenere vivo il ricordo dei nostri mariti" - ha concluso.

Dal Nicaragua parte il boicottaggio al Flor de Caña

Boicottaggio al rum Flor de Caña

Un gruppo di giovani nicaraguensi ha iniziato una campagna per boicottare l'acquisto del famoso rum Flor de Caña, vero fiore all'occhiello della Nicaragua Sugar Estates Ltd e del Gruppo Pellas.
La campagna si sviluppa attraverso una pagina di Facebook (http://www.facebook.com/group.php?gid=76399022845) e basta iscriversi per far parte di questo sforzo.

Secondo i giovani, sono già circa 130 gli iscritti, "Il Gruppo Pellas, che produce il ron Flor de Caña, usa pesticidi nell'Ingenio San Antonio e per questo si sono ammalate migliaia di persone di insufficienza renale cronica. Praticamente tutta la regione occidentale del Nicaragua è fortemente inquinata e ci sono già più di 3 mila morti. Ogni volta che consumiamo un prodotto PELLAS stiamo contribuendo all'aumento dell'inquinamento, dell'ingiustizia sul lavoro ed all'aumento delle morti in occidente. Per questo PROPONIAMO UN BOICOTTAGGIO AL RUM DEL GRUPPO PELLAS", dice il testo pubblicato nel sito, che continua poi spiegando il motivo della presenza degli ex lavoratori della Anairc a Managua.

Chiunque volesse sostenere questo sforzo può iscriversi al gruppo e soprattutto, evitare di comprare e bere rum Flor de Caña nei bar e discoteche italiane.

Minacce di morte contro la presidentessa della ANAIRC

Durante la mattinata del 9 aprile, sconosciuti hanno infilato un volantino sotto la porta della casa della presidentessa della Anairc, Carmen Ríos, a Chichigalpa, con una serie di insulti, accuse, volgarità, minacce e patetici tentativi di politicizzare una lotta sociale, buttando fango non solo sull'associazione di ex lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero dell'Ingenio San Antonio, ma anche sull'Associazione Italia-Nicaragua .

“Morte a Carmen Ríos”, sono le parole con cui gli sconosciuti hanno concluso il vaneggiante volantino che è poi stato distribuito nel quartiere La Candelaria, zona in cui si concentrano gli ammalati di insufficienza renale cronica che muoiono ogni giorno a causa di questa malattia.

“Mi hanno chiamato i miei figli molto preoccupati per ciò che avevano letto nel volantino - ha raccontato la presidentessa della Anairc alla Lista Informativa "Nicaragua y más".

Sono andata a Chichigalpa per vedere cosa stava succedendo e si tratta di un documento in cui usano un linguaggio volgare, pieno di falsità ed anche con minacce di morte. Questa situazione ha spaventato la mia famiglia - ha continuato Ríos - ma non me. Non ho paura perché so che stiamo facendo la cosa giusta e che stiamo lottando per qualcosa che ci appartiene di diritto e che, grazie anche al sostegno che stiamo ricevendo, siamo sicuri che otterremo molto presto”.

Le minacce non si fermano però qui

"Durante la serata di lunedì 13 aprile ho ricevuto una prima telefonata al mio cellulare. Era un numero sconosciuto e una voce mi ha detto: "Lo sai che ti veniamo dietro per ucciderti?". Ho fatto finta di niente ed ho detto che avevano sbagliato numero. Poco dopo hanno richiamato e prima che dicessero qualcosa gli ho detto che mi avevano appena venduto il telefono. Hanno riattaccato e per il momento non hanno più chiamato", ha detto Ríos.

Queste vergognose minacce non hanno certo stupito i membri della Anairc, perché sanno che la lotta che hanno iniziato cinque settimane fa sta dando fastidio a molta gente e tocca gli interessi di gente importante. È per questo che nell'accampamento si sono adottate misure di sicurezza per proteggere la sicurezza dei membri della Giunta direttiva.

“Stiamo portando avanti un lavoro pulito, in modo tenace, con un obiettivo molto chiaro che è l'indennizzo per le vittime di questa tragedia nazionale. In questi anni abbiamo ottenuto quasi 5 mila pensioni indipendentemente dal fatto che la gente fosse o no parte della Anairc. È evidente - ha continuato Ríos - che tutto questo dà fastidio a qualcuno che pensa che questa lotta pregiudichi l'impresa. È assurdo perché siamo noi i pregiudicati e chiediamo risposte concrete.

Questa gente che si diverte a minacciare ed insultare crede che le deve un favore all'impresa, solo perché gli ha dato qualche medicina ed accessori per la scuola, e non si rende conto che li ha sfruttati e continua a farlo ora. Siamo certi che l'impresa sta mettendo le sue mani in questa storia.
Stanno già cercando di rispondere con menzogne all'informazione che circola a livello mondiale sulla nostra lotta, ma non ci riusciranno. Al contrario, questi tentativi di infangare il mio nome, quello della nostra associazione e dei gruppi che ci sostengono dimostrano la grande preoccupazione che hanno queste persone. Stanno facendo vedere le loro debolezze, perché la paura che hanno nei nostri confronti è un esempio evidente della loro debolezza.

Non ho paura - ha concluso la presidentessa della Anairc -. Fin dall'inizio di questa lotta sapevo a cosa andavo incontro ed i pericoli che c'erano, ma non saranno le minacce a fermare la nostra lotta perché non abbiamo nulla da perdere e nelle prossime ore presenterò una denuncia alla Polizia per queste minacce di morte".

© (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )

Note:

Per partecipare al boicottaggio del rum Flor de Caña:
http://www.facebook.com/group.php?gid=76399022845

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