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Il presidente Lugo in difficoltà

Paraguay: stato d'assedio in cinque dipartimenti del paese

La scelta giustificata dalle azioni della guerriglia
1 maggio 2010 - David Lifodi

Il Paraguay sta vivendo una fase molto confusa. Dieci giorni fa lo stato d'assedio proclamato in cinque dipartimenti del paese dal presidente Lugo, le proteste delle organizzazioni popolari, il tentativo in atto (fin dai mesi successivi alla sue elezione) di toglierlo di mezzo da parte di alcuni settori della sua stessa coalizione, il vicepresidente Federico Franco in primo luogo. Nel mezzo la presenza sulla scena del misterioso gruppo guerrigliero denominato Ejército del Pueblo Paraguayo (Epp), le cui azioni hanno convinto l'ex vescovo a decretare lo stato d'assedio nel nord del paese in collaborazione con i governatori dei dipartimenti.
Dallo scorso 22 Aprile e per i trenta giorni successivi nei dipartimenti di Amambay, Alto Paraguay, San Pedro, Presidente Hayes e Concepción non saranno permesse assemblee o assembramenti pubblici, la polizia potrà compiere arresti senza mandato, il diritto di manifestazione sarà praticamente vietato e le forze militari godranno di pieni poteri. Tutto ciò è preoccupante, alla popolazione paraguayana queste misure non possono non ricordare i 35 anni della dittatura stronista. L'ultima volta che un presidente aveva dichiarato lo stato d'assedio era stato nel 2002, firmatario il presidente Macchi, appartenente a quel Partido Colorado che, prima dell'avvento di Lugo, aveva trasformato il paese in una sorta di cortile di casa personale dove poter governare a piacimento. Alla base della decisione di Fernando Lugo alcuni assassinii commessi dall'Epp nella seconda metà di aprile ed un attentato al senatore del Partido Liberal Auténtico (Plra) Robert Acevedo, in un secondo momento attribuito poi al narcotraffico. In questo contesto il vicepresidente Franco, che da tempo cerca di mettere fuori gioco Lugo dopo aver partecipato alla sua coalizione per puro opportunismo politico, appartiene proprio al Plra, un partito tuttora al centro di numerosi scandali per corruzione e che ha al suo interno esponenti di destra ed estrema destra. Sempre Franco, che sta cercando in ogni modo di destabilizzare il presidente e la sua coalizione approfittando dei più diversi pretesti per destituirlo, anche in questa circostanza ha fatto di tutto per mettere in crisi l'attuale mandatario del Paraguay e creare una situazione molto simile alla crisi honduregna: negli ultimi mesi i rumors di un golpe strisciante erano assai forti.
E' altrettanto un dato di fatto che l'Epp esiste almeno fin dal 2004, quando sequestrò la figlia dell'ex presidente Cubas, poi ritrovata morta a Febbraio del 2005. E ancora: attacchi contro gli allevatori di bestiame, il rapimento di una parente di un alto funzionario coinvolto con il regime di Stroessner e il successivo arresto di alcuni suoi militanti dichiaratisi appartenenti dell'Epp hanno alla fine convinto Lugo a proclamare lo stato d'assedio. Questa misura ha però scatenato numerose polemiche e dichiarati atti di disobbedienza. La Coordinadora de Derechos Humanos del Paraguay (Codehupy) ha ricordato che la Costituzione permette l'attuazione dello stato d'assedio solo in caso di guerra, mentre tutte le principali organizzazioni di sinistra (tra gli altri Partito dei Lavoratori, Partito Comunista, Movimento Popolare Rivoluzionario Paraguayano) hanno già sfidato il presidente sostenendo di non essere disposti a rispettare la sua decisione. Opinione condivisa anche da movimenti sociali e contadini. Il loro giudizio è pesantissimo, soprattutto dopo tutte le speranze che aveva suscitato l'elezione di Lugo: si parla di un'operazione volutamente repressiva nei confronti delle organizzazioni popolari, mancato rispetto delle promesse elettorali, infine si paragona il governo Lugo a quelli della dittatura. Che la situazione sia molto difficile e per certi aspetti di non facile comprensione all'esterno lo ha confermato implicitamente lo stesso ex-vescovo, che ha deciso di annullare il suo viaggio in Bolivia, dove avrebbe dovuto partecipare alla Cumbre de los Pueblos sobre el Cambio Climático. Lugo si trova stretto tra le enormi aspettative della sinistra sociale del paese da un lato e tra una lobby colorada ancora potentissima dall'altro che riesce quasi sempre a condizionarlo, facilitata dal trovarsi in una coalizione, l'Alleanza Patriottica per il Cambio, ormai infestata dallo stesso sistema clientelare che ha garantito per anni la permanenza al potere del Partido Colorado stesso. Di fatto, la maggioranza che aveva vinto le elezioni è stata messa ai margini, ed il governo Lugo viene adesso identificato con il vecchio sistema dei colorados: da qui le accuse nei confronti del presidente dei movimenti sociali. In questa situazione il Congresso, dove ormai la destra di Asociación Nacional Republicana e la Unión Nacional de Ciudadanos Éticos (Unace), ha avuto gioco facile ad approvare lo stato d'assedio, poi promulgato dallo stesso Lugo.
Le associazioni per i diritti umani si chiedono il motivo per cui sia in vigore lo stato d'assedio se il paese non è in guerra: non è in corso un vero e proprio conflitto, ma presto potrebbe diventarlo.

 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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