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Conflitti per la terra in crescita, omicidi di dirigenti sindacali, minacce di morte e vere e proprie esecuzioni a danno di giornalisti, cooperanti, attivisti per i diritti umani: questo è stato il 2010 che ha vissuto il Guatemala e il 2011 appena iniziato non promette di essere dei migliori. Il più grande paese centroamericano è entrato da anni in una spirale da cui sembra impossibile uscirne e per il momento anche le elezioni presidenziali previste per il mese di Agosto non lasciano tante speranze in merito ad un cambio della corrotta classe politica guatemalteca.

"Il governo si è del tutto disinteressato della questione agraria", spiegano all'Observatorio de los Periodistas Cerigua i dirigenti del Cuc (Comité de Unidad Campesina) e del Conic (Coordinadora Nacional Indígena y Campesina), che hanno visto cadere molti loro compagni assassinati dagli squadroni della morte. Nemmeno l'occupazione del Fondo de Tierras (Fontierras) a fine Novembre ha smosso di un passo il governo nazionale, limitatosi soltanto ad aprire un tavolo di confronto, arenatosi immediatamente, presso la Secretaría de Asuntos Agrarios. Nel frattempo, la politica fatta di sgomberi violenti nei confronti delle comunità indigene e contadine, unite alle operazioni di limpieza social a livello urbano (soprattutto nella capitale Città del Guatemala) è proseguita come e più di prima. La Ley de Desarrollo Rural, più volte sollecitata dalle organizzazioni contadine sotto differenti governi, non è stata approvata e difficilmente il governo sembra intenzionato a farlo negli ultimi mesi del suo mandato. Secondo i dati della Coordinación de Ong y Cooperativas (CongCoop) nel solo 2010 sono stati registrati almeno cinquemila conflitti legati alla questione agraria, mentre il Ministero dell'Agricoltura è stato tra quelli su cui il governo ha meno investito, nonostante l'economia indigena e contadina rappresenti una delle maggiori fonti di investimento per il paese. Per il 2011 i fondi stanziati sempre per il Ministero dell'Agricoltura sarebbero largamente insufficienti.

Si percepisce inoltre una forte insicurezza sociale. Fino alla metà di Dicembre 2010 Cerigua ha registrato ben venti aggressioni nei confronti dei giornalisti e almeno duecentocinquanta (in questo caso i dati sono relativi ai mesi da Gennaio a Ottobre 2010) verso operatori impegnati nel campo dei diritti umani. La maggior parte delle minacce contro i giornalisti provengono dal narcotraffico (è il caso del corrispondente del Periódico Luis Ángel Sas), secondo quanto riporta la Unidad de Delitos contra Periodistas del Ministerio Público, ma in molti casi sono gli stessi politici, dai governatori dei dipartimenti a deputati che assoldano dei loro simpatizzanti per fare il lavoro sporco, ad attaccare gli operatori dell'informazione, come è accaduto nel caso di un giornalista di Guatevisión. E ancora: resta tuttora irrisolto (poiché le indagini proseguono con grandi difficoltà o si arenano immediatamente per ovvii motivi) il caso di Victor Hugo Juárez, proprietario di un network di media digitali ucciso, torturato e lasciato per la strada di un quartiere residenziale della capitale lo scorso settembre. Anche a livello di querele verso i media non si scherza: particolarmente preoccupante quella che da mesi sta inseguendo un'editorialista del Periódico ad opera di Rafael Espada, vicepresidente del Guatemala. Tutto ciò dimostra che lo Stato non è capace di garantire la sicurezza dei reporter, oppure non vuole impegnarsi a fondo nella difesa degli operatori dell'informazione, preso nel mezzo tra narcotraffico, criminalità comune e poteri forti, spesso connessi tra loro tramite un'impressionante catena di corruzione. Lo scorso 7 dicembre ha fatto scalpore l'esecuzione di Emilia Quan Stackman, giovane sociologa guatemalteca che collaborava con il Centro di Studi e Documentazione della Frontiera Occidentale del Guatemala. Prima i rapitori hanno fatto ritrovare l'autista della donna, imbavagliato e con i segni delle percosse subite, il giorno dopo hanno lasciato il corpo senza vita di Emilia in una strada di Todos Santos Cuchumatán (dipartimento di Huehuetenango). L'impunità come caratteristica costante del Guatemala ha fatto dichiarare al Relatore Speciale per l'Onu Philip Alstone che il paese centroamericano è un luogo ideale per commettere omicidi.

In questo contesto emerge la richiesta di "mano dura", quella che già il candidato alla presidenza Otto Pérez Molina invocava nelle elezioni del 2007, quando si candidò con il Partido Patriota, ma fu sconfitto da Colom, attualmente in carica sostenuto dall'Unidad Nacional de la Esperanza, teoricamente di centro-sinistra. Il fatto che si ripresenti Molina, generale dell'esercito adesso in pensione e appoggiato dalla destra dura e pura desta molte preoccupazioni poiché in una situazione di forte insicurezza si richiede la presenza alla guida dello stato di un uomo che faccia ordine e pulizia, slogan già sperimentati e collaudati durante la scorsa campagna presidenziale. Gli altri candidati, per il momento assai indietro nelle intenzioni di voto anche se mancano ancora molti mesi alla corsa verso la presidenza del paese, sono Sandra Torres (moglie dell'attuale mandatario Colom) per un centro-sinistra finora piuttosto sbiadito e di fatto fautore di politiche poco diverse da quelle dei governi neoliberisti che si sono susseguiti alla guida del paese. La primera dama si è segnalata però per l'impegno nello sviluppo di una serie di programmi a scopo sociale volti principalmente a sradicare la povertà estrema dal paese. Infine Nineth Montenegro, di Encuentro por Guatemala, attivista per i diritti umani che ha sofferto minacce di morte in prima persona per lo svolgimento delle sue iniziative sociali e che è apparsa in alcuni video di Amnesty International in cui parlava dei movimenti popolari guatemaltechi. 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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