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Da El Salvador al Brasile si chiede la loro liberazione

Cuba: aggiornamenti sui Cinque

Deceduto ieri Leonard Weinglass, storico avvocato dei cinque cubani
25 marzo 2011 - David Lifodi

I Cinque non sono soli, lo testimoniano iniziative istituzionali, manifestazioni dei movimenti sociali, prese di posizione di artisti e intellettuali a loro favore. Il loro caso è sparito dalle cronache della grande stampa, ma anche quella alternativa non si ricorda spesso di quello che stanno passando i cinque cubani, condannati alla cadena perpetua negli Stati Uniti.

Eppure la società civile non si è scordata di loro. Il recente viaggio del presidente Obama nell'America "di sotto" ha registrato un inaspettato fuori programma in occasione del suo scalo nel piccolo stato di El Salvador. Obama ha ricevuto il benvenuto dal governo efemelista, ma ha anche dovuto ascoltare la richiesta di liberazione dei Cinque da parte di numerosi esponenti del Frente Farabundo Martì, tra cui quella di Violeta Menjívar, ex sindaco della capitale San Salvador e attualmente viceministro della Sanità. La dirigenza del Frente si è spinta oltre, chiedendo a Obama di sospendere l'embargo nei confronti della isla rebelde. La presa di posizione del Frente ha scatenato un acceso dibattito politico con gli areneros, eredi degli squadroni della morte e della dittatura che per anni ha oppresso il piccolo paese centro-americano. Alcuni deputati dell'Fmln hanno ricordato l'appoggio offerto da Arena a Luis Posada Carriles, la cui storia è ampiamente conosciuta e si commenta da sola. El Salvador non è stato però l'unico paese a mobilitarsi per i Cinque. In Brasile la Commissione dei Diritti Umani della Camera ha approvato una mozione in cui si chiede che si ponga fine immediatamente al bloqueo ed i Cinque siano liberati al più presto. Tutto ciò farà di certo piacere a Gerardo, Ramón, Antonio, Fernando e René in queste giornate di profonda tristezza. Ieri è infatti scomparso Leonard Weinglass, avvocato nordamericano che fin dall'inizio ha seguito il caso dei Cinque ed è stato rappresentante legale di Antonio Guerrero. Weinglass si è da sempre contraddistinto come avvocato militante in tutte le cause in cui era in gioco la giustizia sociale, ad esempio quando nel 1971 difese Daniel Ellsberg, l'uomo che consegnò di nascosto alla stampa dei documenti scottanti (e riservati) sulla guerra Usa in Vietnam. "Essere avvocato di Antonio Guerrero è un onore", aveva dichiarato una volta. Gerardo Hernández, un altro dei cinque reclusi, racconta la recente visita di Weinglass, il quale gli aveva spiegato che il suo caso, come altri in passato, era di natura essenzialmente politica. In una sorta di ultimo saluto, Gerardo ha scritto: "Come altre persone che durante questi anni ci hanno accompagnato nella nostra lotta per far prevalere la verità, Weinglass non potrà vedere il giorno in cui trionferà la giustizia, ma quel giorno arriverà e a lui renderemo omaggio nella nostra patria". Anche negli Stati Uniti il movimento di opinione nato per sostenere la liberazione dei cubani non si arrende. Sarebbe allo studio una raccolta fondi per acquistare una pagina del Washington Post in cui chiedere la liberazione dei Cinque o quantomeno far ottenere alle mogli un permesso speciale che garantisca loro di poterli visitare. Un'iniziativa simile fu lanciata nel marzo 2004: in quel caso fu il New York Times ad ospitare una pagina, sempre a pagamento, in cui si spiegavano le ragioni dei Cinque cubani.

La presidenza Obama autorizzerebbe a nutrire qualche speranza in più per la loro liberazione, anche se l'atteggiamento della Casa Bianca nei confronti dell'America Latina non è poi così cambiato dall'era Clinton-Bush, come testimonia il coinvolgimento Usa nel golpe in Honduras del giugno 2009 che sollevò Zelaya per sostituirlo con la coppia Micheletti-Lobo, evidentemente assai gradita a Washington. 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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