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    Cinquecento bambini ogni anno

    Muoiono di fame nella Guajira. Ai Caraibi

    Un angolo di paradiso, dove il turista oltre alla bellezza della natura ritrova il colore del vero folklore colombiano.
    Ma non tutti vedono i colori del paradiso.
    18 aprile 2014 - Ernesto Celestini

    Ogni giorno giornali e televisione ci riempiono occhi e cervello di inutili commenti allarmati su fatti politici e finanziari, che vogliono farci credere che cambieranno il futuro di tutti noi. Ci mettono di fronte a una serie infinita di parole che non hanno "nessun riferimento con la realtà" che vengono buttate sul tavolo della comunicazione, come se fosse un dovere conoscerne il significato. O come se fosse importante conoscerlo.

    Tanto per convincerci che certe scelte, per dei governi, siano obbligate per il nostro benessere, come, ad esempio, spendere per difenderci, duecento-milioni-di-dollari-ogni ora.  Come sembra essere indispensabile sovvenzionare all'infinito, con miliardi presi dalle tasse, gli investimenti delle banche che si dividono gli utili. 

    E convincere la gente su certi argomenti tanto importanti, come la paura di un nemico inventato o dell'insicurezza del futuro, non è difficile, specialmente se la gente segue distrattamente e si ripetono tante volte gli stessi concetti.

    Infatti, sempre per restare nel primo esempio,  in quanti abbiamo chiaro in testa "quanti sono, in soldoni, 200 milioni"?   Chi saprebbe dire subito, senza pensarci troppo, come  spenderli?

    E se invece dicessimo  mille-sette-cento-cinquanta-due-miliardi?  Quante cose si potrebbero fare con tutti questi soldi che si spendono ogni anno per la Sicurezza del mondo?

    Di questi argomenti parlano i mass-media, solo per cercare di aggregare un pò di opinione pubblica e per far chiedere dei perché che, comunque, rimarranno senza risposta. Basta, però a non far fare altre domande, domande a cui invece le risposte dovrebbero essere date subito.

    La Guajira muere de hambre

    Infatti c'è un altro mondo, di cui nessuno parla. E' quel mondo dove vive gente che non ha né tempo né modo per seguire come funzionano certi affari, certi meccanismi finanziari o politici, perché deve prima pensare a problemi esistenziali.

    Già perché il fatto che l'economia del mondo cresca poco o che il PIL sia fermo non sono gli unici problemi al mondo: c'è chi si ammazza per aver perso il lavoro, chi non sa come curarsi, chi perde casa, chi pur di lavorare sceglie di rischiare di ammalarsi di cancro e chi no sa che una vita dignitosa è un suo diritto.

    Quello che facciamo è un esempio qualsiasi (uno dei tanti possibili) di gente esclusa, come "estranea", dal benessere del mondo civile, da quel che resta del benessere dell'occidente.

      Prendiamo la Guajira, per fare un esempio, una penisola della Colombia caraibica, dove vivono 650 mila persone e dove ogni anno cinquecento-bambini-muoiono di fame, o come si scrive per denutrizione.

    La scala dei valori e dell'importanza della vita non è quella naturale, ma viene determinata solo dalla priorità e al risalto dato dai mass-media ai valori, ai grandi avvenimenti, alle guerre, che ci raccontano ogni giorno.  Ci spingono a isolarci, a schierarci, a fare il "tifo" contro un qualsiaisi nemico, contro una idea e a tormentarci con tanti inutili "perché", quelli che non avranno mai risposta ma che servono a distrarci dal chiedere "altri perché" ai quali non si vuole rispondere.

    Infatti la vita è altra cosa da quella che ci rappresentano.

    Facciamo un tuffo in una società fatta di gente che non fa audience, per chi fa informazione, proviamo a guardare con un occhio appena un poco più attento, il folclore locale di qualche paradiso tropicale, proviamo a guardare quali sono i colori veri di un paesaggio che visto dalla stanza di un albergo o dal finestrino di un taxi appare un vero angolo di cielo.

    Riporto qui di seguito un breve articolo, trovato su FB, che esprime quella rabbia che non sentiremo mai dalla bocca degli indio Wayu della Guajira, in Colombia, loro non contano.

     

    Dietro l'innocenza negli occhi di questo bambino una tragedia nazionale. Una tragedia che sembra proprio non scandalizzare nessuno, una tragedia sconosciuta. 

    Nella Guajira dal 2008 a oggi si sono contati ben 2964 bambini, sotto i 5 anni, che sono morti  a causa della malnutrizione (ma si deve leggere: fame vera).

    Ma dove sono i soldi di questa gente, dove sono finiti i fondi che hanno mandato dall'estero? Dove sono quelli che si sono presi i lavori di artigianato indio per venderli, dicendo che volevano aiutarli?

    Dove stanno quegli uomini politici con la bocca ancora sporca di salsa che non mandano nemmeno un pezzo di pane da queste parti? Dove sono i Gerlein, gli Ordóñez, quelli che dicevano di preoccuparsi tanto per il popolo, quelli che volevano evitare gli aborti, ma che se ne fregano del Niño che nasce ? Dove sono!

    Anche il Signor Procuratore ha troppo da fare per vedere questo disastro? o forse gli indios non sono uguali anche loro agli altri agli occhi Mapa de Guajira

    di Dio?

    Chi è che deve assumersi la responsabilità sociale per i danni ambientali che provocano le miniere e i pozzi il petrolio? Chi è che, una volta eletto passa il tempo a comprare i funzionari pubblici e le coscienze della gente?

    Ma dove stiamo andando, dove siete tutti? Ci mettiamo a litigare tra di noi perché perfino Natalia Ponce(1) ci sembra una privilegiata e non vogliamo sentirci, nemmeno in certe situazioni, uniti, vicini, solidali?

    Questa è la memoria della Guajira vera, non quella che si vede quando andiamo a fare un viaggio di piacere, anche se dovremmo riconoscerla guardando i volti, sentendo l'odore, di quelle madri disperate, che cercano di arrivare a sera con la speranza di vendere almeno una mochilla, uno zaino colorato. Quando noi, a quelle madri,  abbiamo il coraggio di chiedere uno sconto, chiediamo di togliere un boccone dalla bocca dei figli .... per  quei miserabili che siamo.

    Ma gli sconti non li chiediamo, e nemmeno ce li farebbero ,in nessuna delle gallerie di artigianato, dove quelle stesse mochillas le vendono a dieci volte il prezzo che alla Guajira, come in tanti altre località piene di colore locale e di fame nascosta dall'orgoglio, cerchiamo di pagare ancora meno. Come se quei due o tre dollari ci servissero veramente, anche a noi, come a quelle indios con gli occhi stanchi.

    Spero solo che queste parole non si perdano nella amnesia generale che pare avvolgere ormai tanti, qui in Colombia, che credono di vivere nei personaggi delle telenovelas. Spero che questa mia veemenza possa aiutarmi ad esprimere tutta la mia indignazione, anche solo urlandola nel silenzio delle reti sociali.

     

    Fonte :  https://www.facebook.com/Rebecca.Meza.Sabogal.2/posts/10203560243636511?stream_ref=10


    Note:

    Note :
    1. Natalia Ponce - La ragazza sfregiato con l'acido a Bogotà http://www.eltiempo.com/justicia/ARTICULO-WEB-NEW_NOTA_INTERIOR-13757535.html

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