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Beni confiscati: una sfida anche per l'Abruzzo

In tempo di ricostruzione, dove servirebbero case per gli sfollati, e il problema che si protrarrà per anni......
9 maggio 2009 - Davide Ferrone

Gli arresti dell’ultimo periodo hanno dimostrato(è un ulteriore conferma) come c’è un sistema, una diseconomia endemica sommersa, che non chiamiamo “mafia” qui in Abruzzo;
c’è un qualcosa che sfugge al controllo, che falsa molte parti della società, che si insinua sotto il bell’aspetto di negozi, locali, imprese all’apparenza pulite, che si arricchisce sempre di più, che colpisce non solo i consumatori di sostanze stupefacenti per esempio, o i ladri “del quartierino ma interi tessuti del nostro sistema.
Vengono fatti costantemente sequestri in denaro e in immobili, case, auto, contanti, frutto dell’illegalità, del sentirsi al di fuori della legge, tanto che vengono intestate case a bambini, si posseggono ville senza (all’apparenza) si detiene un lavoro.
E parliamo, attenzione, di personaggi pubblici come di “rom”, di zingari come di personaggi delle istituzioni
Non credo che sia solo mia l’impressione che questo è un sistema malato…..
Puntualmente dopo le “ondate” di sequestri poi, riparte il buio dell’opinione pubblica, dei beni non si capisce in pratica mai la loro destinazione futura,se e come questi ritornino al proprietario e siano tenuti lì aspettando che, sotto mentite spoglie o semplicemente qualche anno di carcere, questi beni mobili o immobili, contanti o beni di lusso vengano intestati a prestanome o agli stessi…. sembra sfumare, o per meglio dire non sussistere mai l’importanza di uno strumento, frutto di una legislazione che “c’è ma non si applica” costata sangue a Pio La Torre: la confisca e (soprattutto)il loro riutilizzo di beni “sottratti” alla società; ora che si parla molto di casa, di affitti, di disagiati e dei nuovi poveri, si lasciano case abbandonate preda dei senzatetto selvaggiamente occupate, si costruiscono edifici, anche con sacrificio dei contribuenti, si strozza sul nascere l’opportunità di far nascere cooperative, ospitare associazioni, scuole…. si evita, dunque, di utilizzare beni in qualche modo tolti illegalmente alla società ed avere, in qualche modo giustizia……
come se non ci si rendesse conto che in fondo basterebbe rendere possibile quello che la legge dice, o meglio quello che è stato “chiarito” con la prima finanziaria del governo Prodi: la confisca e il riutilizzo è applicabile all’associazione a delinquere in genere, non solo con quel termine “mafiosa” (distinzione che in certi casi, vorrei tanto mi si spiegasse nel concreto la differenza…)
Quante volte abbiamo sentito parlare di confisca ai beni dei mafiosi, come per esempio a Corleone come a Palermo, eppure non ci si forse vuole rendere conto che recuperare quello che chi delinque ci priva si può fare ovunque, anche qui anche a Pescara, anche in Abruzzo…..
Ci sono non tantissimi beni confiscati ai mafiosi in Abruzzo(anche se pochi, in pratica l’opinione pubblica nemmeno ne è a conoscenza della loro presenza), fatevi un rapido calcolo a mente di quanti ce ne sarebbero appartenenti alla delinquenza organizzata che,dati gli intrecci evidenziati, definire locale ormai è diventato, a dir poco, riduttivo. Se poi ci mettiamo che l’uso della parola “mafia” sembra a volte ridotto, non preso in considerazione quasi sembra solo perché non è un qualcosa “made in Sicilia” e affini………….
Un uomo una volta diceva “I have a dream”, ‘io ho un sogno’……quei beni, quel denaro, da utilizzare per cooperative, dare lavoro a chi non ne ha e portare concretezza al simbolo della legalità, troppo volte sbandierato ma ormai quasi privo del senso vero del significato…… Le cooperative certo non si reggono da sole, con l’aiuto delle istituzioni, vendendo altri beni confiscati per esempio, ma continuando andrei troppo in là……
La legge, a partire dalla famosa Rognoni – La Torre la 109 del 96, alla 121-sexies ancor prima (’92) e il 416 bis, disciplina in maniera esaustiva ma la messa in pratica è macchinosa, sbloccare questa applicabilità, nonché, come ripetuto, fare si che l’applicazione vada nel senso corretto di applicazione a tutte quelle organizzazioni criminali che infestano direttamente il nostro territorio, e non sono i Riina, Bagarella, Cutolo. Gli effetti sono lo stesso devastanti…..
Lo abbiamo visto anche con il terremoto cosa vuol dire “delinquere”, quale sottilineatura è stata data anche alle infiltrazioni mafiose, e quanto abbiamo bisogno di luoghi, case, strutture per la comunità abruzzese
Carlo Lucarelli, pietra miliare del nostro giornalismo di questi anni, è intervenuto così a proposito dei beni confiscati:” in momenti di crisi come questo che stiamo vivendo, dove anche la cultura soffre di finanze ridotte al lumicino, i beni dei mafiosi devono servire per la cultura” dunque per far crescere i giovani, per essere centro di aggregazione e dunque di “rinascita” dalle ceneri del malaffare e della ricchezza a discapito della società….non si chiama”mafia” ma……..

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