Diritti Animali

La legge prevede il carcere per i responsabili di uccisioni «crudeli»

Animali maltrattati, mille casi Ma ancora nessuna condanna

Libro bianco dell’Enpa a un anno dalla nuova legge «Troppe lentezze e insensibilità». Denunce in aumento
12 giugno 2005
Giuseppe Guastella (gguastella@corriere.it)

Canile Animali maltrattati, seviziati e uccisi a migliaia: a un anno dall’entrata in vigore della legge 189 che prevede il carcere per i responsabili di uccisioni «crudeli o senza necessità», nonostante aumentino le denunce «non c’è stata ancora neppure una condanna da parte della magistratura a causa di lentezze e insensibilità». La denuncia parte dall’Ente nazionale protezione animali (Enpa) con il primo rapporto annuale sui reati contro gli animali. Sono 1.066 i casi accertati e verificati dall’Osservatorio reati contro gli animali (Orca) dell’Enpa con 72.812 animali vittime, 40.810 dei quali morti. «Ma non si riuscirà a fare molto per perseguire i colpevoli», sostiene Paolo Manzi, presidente dell’Enpa, il quale evidenzia che «fino ad ora i ministeri dell’Interno e della Salute non hanno ancora emanato i regolamenti attuativi della legge». Il rapporto «Animal killer 2005» è una vera galleria degli orrori, un censimento di sevizie e uccisioni realizzato dalle 160 sezioni e dagli 82 osservatori Enpa, ma l’ente ritiene che rappresenti solo un quarto della realtà sommersa. «A subire la violenza umana - dice il presidente dell’Enpa - non sono solo cani e gatti». I numeri della ricerca, infatti, sono così elevati perché migliaia di vittime vengono da allevamenti fuori legge, trasporti irregolari e caccia di frodo.

Secondo le stime degli animalisti, sono 22 milioni gli italiani che in casa hanno un cane o un gatto, e 5 coloro che posseggono altri animali. Gli studi dimostrano che a questa sensibilità diffusa non corrisponde un’altrettanto diffusa percezione dei diritti degli animali. E allora cani, gatti, furetti, rettili, pesci rossi diventano oggetti da regalare o da coccolare e quando la loro gestione si fa complicata, il gioco si rompe con un abbandono o un’uccisione. «Questo atteggiamento - spiega Manzi - trova corrispondenza anche nella legge che considera gli animali oggetti e non esseri capaci di provare emozioni. E così, quando un cane viene investito da un’auto e muore, il giudice raramente riconosce il danno biologico al padrone che per la morte del suo cane ha provato un dolore».

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MILANO - «Molti serial killer hanno cominciato con il seviziare cani, tagliare la coda a lucertole, calpestare pesci. I maltrattamenti contro gli animali sono indice di aggressività anche verso gli uomini». Per Giulio Benedetti, pm del pool «reati ambientali» di Milano, è sbagliato sottovalutare le aggressioni contro gli animali. Eppure la nuova legge, che prevede la reclusione fino a tre anni, finora non ha portato a nessuna condanna. Perché?

«I processi sono ancora in corso. Le nuove norme valgono per i reati commessi dopo la loro entrata in vigore. Le sentenze che applicheranno l’articolo 544 del codice penale arriveranno tra un paio d’anni».

È solo una questione di tempo?

«Niente affatto: per gli animali c’è davvero troppo poco rispetto. Le aggressioni a cani e gatti seguono le stesse categorie dei maltrattamenti ai bambini: sadismo, abuso a fini sessuali, sevizie e abbandono. Ma per mentalità in Italia si tende a non prendere in seria considerazione i reati contro i quattrozampe».

Chi maltratta gli animali?

«Alcuni pensano che a farlo siano solo persone isolate, emarginate. È l’errore più grosso: in 16 anni di processi mi sono sfilati davanti agli occhi liberi professionisti, membri delle forze dell’ordine, personaggi del mondo dello spettacolo. Tutti responsabili di ignobili gesti».

Una normativa ancora più severa potrebbe servire a farli smettere?

«La legge c’è ed è severa. Nessuno finisce in prigione, ma si rovina la fedina penale. Per cercare di contenere il fenomeno, però, le pene non dovrebbero restare solo nell’ambito penale. Enpa, Comuni, Province e Regioni potrebbero cominciare a costituirsi parte civile. Per colpire anche nel portafoglio chi aggredisce gli animali».



Simona Ravizza
www.corriere.it






È contro cani e gatti che la ferocia umana si manifesta in tutta la sua drammaticità. A parte i casi di abbandono (ormai spalmati su tutto l’anno e non più sui mesi estivi, sintomo di un disagio nel rapporto con l’animale), nel 2004 l’Orca ha registrato molti casi «mostruosi». Si va da cani uccisi a bastonate, feriti con fiocine da sub o annegati con una pietra al collo, a gatti soffocati nei sacchetti di plastica. Talvolta gli animali divengono vittime del simbolismo mafioso, come a Palermo dove un cane è stato trovato impiccato e con due cartucce in bocca; dei satanisti, come a Licata (Agrigento) dove 50 gatti sono stati uccisi in una chiesa sconsacrata; senza parlare dei cani usati per i combattimenti clandestini e dei cavalli impiegati in corse illegali.

Da alcuni episodi emergono gli inquietanti profili psichiatrici dei responsabili. È il caso di sevizie particolarmente atroci, dei serial killer e degli avvelenatori di cani e gatti. Della lunga lista dei colpevoli fanno parte anche i «devastatori di specie», ovvero i cacciatori che uccidono animali protetti, e quegli allevatori con la «radicata visione dell’animale solo come fonte di reddito», i macellatori abusivi e gli autotrasportatori che non rispettano le leggi.

Fare prevenzione attraverso l’educazione è lo slogan dell’Enpa. A partire dai mezzi di informazione e dalle scuole per evitare che i bambini di oggi diventino gli animal killer di domani.

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