In trentun anni passati dalla parte delle foche del Canada, ...
In trentun anni passati dalla parte delle foche del Canada, degli ermellini e dei visoni vittime dei pellicciai, degli elefanti e degli orsi prigionieri nei circhi, delle scimmie africane, dei cavalli, dei cani e di ogni essere vivente sprovvisto di parola, dice di aver capito soprattutto una cosa, Brigitte Bardot: «Le battaglie per difendere gli animali non si vincono mai completamente. Si può fare tanto e ottenere tantissimo, ma c’è sempre il rischio che arrivi il giorno in cui bisogna ricominciare tutto daccapo». E lei? Lei ricomincia. «Nessun dubbio o ripensamento - giura -, mai avuti». Era il 1973 quando decise di lasciare il cinema e di dedicarsi agli animali. Aveva appena girato «L’Histoire très bonne et très joyeuse de Colinot Trousse-Chemise»: la sua filmografia finisce lì. Oggi Brigitte Bardot ha quasi settant’anni (li compirà il 28 settembre) e vive a St. Tropez. Non ha rimpianti «perché è mille volte meglio stare con gli animali che fare i clown davanti a una cinepresa», e non fa bilanci «perché non ho ancora finito di combattere». I suoi collaboratori, trenta persone impegnate nella fondazione che porta il nome dell’ex attrice, dicono che ha un’agenda fittissima. Lei accetta di parlare delle battaglie passate e di quelle future a patto che si parta dalle balene, il cui destino è in questi giorni nelle mani dei 57 Paesi della Iwc, la Commissione baleniera internazionale, riuniti a Sorrento. Oggi sarà votata la risoluzione finale, e accanto alle più importanti associazioni di ambientalisti che dall’inizio seguono i lavori c’è anche la «Fondazione Brigitte Bardot». Lei è rimasta a St. Tropez, ma segue al telefono. «Il massacro delle balene - dice - è una delle più grandi vergogne dell’uomo. Le balene sono il simbolo della vita e si continua a ucciderle. Per soldi, ovviamente, soltanto per soldi. E non servono grandi strategie o chissà quali programmi per salvarle: basta smetterla con questo massacro. Ci vuole tanto a capirlo? Ci vuole tanto a capire che gli animali vanno salvati tutti, dal primo all’ultimo, perché tutti hanno il diritto alla vita? E tutti i Paesi dovranno prendere prima o poi quest’impegno».
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