Basta animali al luna park
5.11.04
Ero ragazzino e ricordo un episodio avvenuto in un luna park. Mi avvicinai ad una coppia di anziani contadini che, davanti ad un baraccone con la ruota della fortuna, si davano pacche sulle spalle e ridevano. Evidentemente la fortuna gli aveva arriso. In realtà la fortuna aveva l’aspetto di un uccello dal piumaggio colorato con un enorme becco. In altri termini avevano vinto un tucano. Incuriosito dall’uccello, non meno che da cosa si sarebbero detti i due, li seguii mentre guadagnavano l’uscita con la gabbia in mano. Il dialogo si svolgeva nel colorito dialetto reggiano che, grazie agli insegnamenti di mia nonna (parlava solo quello) non avevo alcuna difficoltà a capire. Che l’uccello dovesse stare in gabbia pareva ovvio sia a marito che a moglie. Quello di cui discutevano animatamente era che cosa avrebbe dovuto mangiare. Considerato il grosso becco l’uomo propendeva per il fatto che si trattasse di un volatile carnivoro e stava già facendo i conti di quanto gli sarebbe costato mantenerlo a bistecche. La moglie era più possibilista.
Forse qualche pannocchia di granturco avrebbe potuto sostituire la costosa carne, almeno un paio di volte la settimana. La discussione prese una brutta piega e presto divenne un alterco che si andava risolvendo con una decisione condivisa da entrambi.
Appena in campagna avrebbero aperto la gabbia sbarazzandosi della fortuna. Dato che “casualmente” avevo sentito le loro parole, decisi di fermarli e contrattare, con i pochi spiccioli che avevo, l’acquisto del tucano. A loro non pareva vero. Trovato l’accordo presi la gabbia, l’ospite e lo portai in un piccolo zoo dove sapevo che se ne sarebbe preso cura il custode, appassionato di uccelli esotici.
Nel comune di Prato, da tre anni, non solo è vietato premiare i fortunati frequentatori dei luna park con tucani (questo per fortuna è vietato dappertutto), ma neanche con altri uccelli, cani, gatti e nemmeno pesci rossi. La recente sentenza della quinta sezione del Consiglio di Stato ha dato definitivamente torto a una donna, R.S., titolare di uno “spettacolo viaggiante”, che aveva impugnato la delibera del comune di Prato nella parte in cui vieta di offrire animali in premio, vincita oppure omaggio su tutto il territorio comunale, ad eccezione delle iniziative promosse dalle associazioni ambientaliste per l’adozione degli animali. La donna non si era arresa alla sentenza del TAR della Toscana, ma il Consiglio di Stato ha giustamente rincarato la dose. Si tratta di una sentenza importante perché aprirà la strada ad altri comuni che intendevano evitare il rischio di abbandono per animali messi scioccamente in premio. Meglio una torta.
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