La scuola pubblica italiana, oggi, sta istruendo alla guerra o alla pace?
Il primo giorno si è tenuto un convegno valido per la formazione docenti, e che attorno al tema della guerra ha riunito più voci e specializzazioni: tra storia e sociologia, peace research e giornalismo, geografia politica e lotte universitarie, formazione alla nonviolenza e spirito cattolico.
Il giorno dopo si è riunita la prima assemblea in presenza; infatti per tutto il 2023 le assemblee generali dell'Osservatorio si sono tenute online.
In questo ultimo anno l'Osservatorio ha lavorato per gruppi tematici e prodotto:
- un preziosissimo Vademecum con modelli di diffida e mozioni per docenti, per personale della scuola, genitori e alunni che vogliano opporsi a iniziative proposte nella scuola di appartenenza
- il suo 2° Dossier, periodo marzo 2023 - marzo 2024, che riporta nella prima parte alcuni dei temi problematici della aziendalizzazione della formazione pubblica, e nella seconda parte numerose segnalazioni di attività organizzate tra scuole pubbliche e istituzioni militari, tradendo l'interesse superiore dei bambini e degli adolescenti.
Chi compone l'Osservatorio? Sono in maggioranza docenti, formatori e accademici che hanno assistito negli ultimi decenni allo stravolgimento del proprio mandato. La tesi dell'Osservatorio è che con interventi legislativi, senza distinzione di colore politico, si stia progressivamente modificando la scuola italiana in nome di presunte esigenze economiche, gestionali, strategiche, militari.
Come già accadde nel ventennio fascista del secolo scorso – quando quel regime creò una scuola che formasse il militare non il cittadino – assistiamo oggi all’insinuarsi dall’alto di condizionamenti sulla didattica con il chiaro scopo di incidere sulla vita civile e sulle libertà costituzionali. In nome di una presunta “cultura di impresa” la scuola viene resa funzionale alle esigenze di un mondo del lavoro che non brilla certo per giustizia sociale. Non solo, in nome di una “cultura della sicurezza” e una “cultura della difesa”, la scuola viene resa funzionale alle esigenze delle forze armate e dell’industria bellica.
PCTO, cerimonie militari con invito alle USR e USP a partecipare, alzabandiera in caserma alla presenza di bambini portati lì appositamente, giornate di formazione su temi sociali tenute nelle nostre scuole da personale delle FdO e delle FFAA.
Queste iniziative non concordano con i principi della Costituzione della pace e la risoluzione dei conflitti internazionali (art 11), la libertà di opinione (art. 21), la libertà di insegnamento (art. 33), ma i docenti e le docenti che tentano di contrapporsi a queste iniziative vengono ostracizzati dal gruppo di colleghi e dai superiori. Le intromissioni dal tono bellicista danneggiano la scuola pubblica, la quale per definizione, secondo la Costituzione, deve essere rivolta alla formazione della consapevolezza critica e pluralista della cittadinanza.
C'è davvero tanto da fare, così da questo sito dedicato alla didattica e alla pace auguriamo buon lavoro all'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e invitiamo chi legge a prendere visione dei due dossier e del vademecum, e a farli conoscere nel mondo della scuola e anche fuori.
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