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    l'intervento

    Cari Petrella e Vendola, i movimenti stanno altrove

    12 dicembre 2006 - Marco Bersani (Attac Italia)
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Le dimissioni di Riccardo Petrella da Presidente dell'Acquedotto Pugliese e lo scambio di accuse tra lui e il Presidente della Regione Nichi Vendola costituiscono il doloroso epilogo di una vicenda cominciata diciotto mesi fa con tutt'altre premesse e altrettante aspettative.
    Sono gli stessi diciotto mesi in cui il popolo dell'acqua ha invece costruito uno straordinario percorso, fatto di aggregazione di vertenze, di confronto sulle prospettive, di approfondimento dei contenuti e delle mobilitazioni che ha portato a costruire il primo Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua (10-12 marzo 2006) e a scrivere collettivamente una legge di iniziativa popolare per l'acqua.
    Una Campagna Nazionale che vede coinvolte 56 reti nazionali e più di duecento realtà territoriali e che, da gennaio, inonderà il Paese con migliaia di banchetti di raccolta firme, iniziative, mobilitazioni per dire che l'acqua è un bene comune e un diritto umano universale e che il servizio idrico è un servizio pubblico da sottrarre alle leggi della concorrenza e del mercato.
    Se riflettiamo con attenzione è proprio nella differenza tra quanto è avvenuto ai vertici istituzionali pugliesi e quanto nel medesimo periodo è stato prodotto nel percorso intrapreso dai movimenti che si può capire dove sta l'errore.
    Sta nel fatto che tanto Nichi Vendola quanto Riccardo Petrella per diciotto mesi non hanno pensato di avviare un percorso di partecipazione e di coinvolgimento dei movimenti in un compito aspro, complesso e difficile come quello della ripubblicizzazione dell'acquedotto pugliese, con interessi in gioco fortissimi e con una battaglia politica e culturale da affrontare.
    Entrambi hanno autoreferenzialmente pensato che l'immaginario suscitato dalle loro nomine fosse garanzia necessaria e sufficiente, una delega in bianco in attesa del miracolo prodotto da «due uomini soli al comando».
    Non poteva che finire così e anche le reciproche accuse e dichiarazioni che, dolorosamente per tutti, Nichi Vendola e Riccardo Petrella si scambiano via stampa in questi giorni, fanno parte del medesimo scenario.
    Nessuna parola ai movimenti, bensì l'implicita richiesta di schierarsi. «Chi sta con Petrella alzi la mano, e alimenti tutti i luoghi comuni sulla politica impossibile da cambiare a dispetto della genuina società civile».
    «Chi sta con Vendola alzi la mano, e alimenti tutti i luoghi comuni sui movimenti come radicalità astratta e testimoniale a dispetto del necessario realismo imposto dal compito di governare».
    No grazie. I movimenti oggi non stanno né con Riccardo Petrella né con Nichi Vendola.
    Stanno altrove.
    Stanno nei luoghi del conflitto e delle vertenze territoriali, stanno nella faticosa costruzione di una vertenza nazionale -dentro la quale si sono fatti parte attiva, addirittura legislativa- stanno costruendo democrazia partecipativa dal basso.
    Senza santi, né eroi. Ma con migliaia di donne e uomini che questo Paese lo vogliono cambiare davvero, a partire dal riconoscimento dei beni comuni come spazio pubblico fondativo della democrazia.
    E con una proposta.
    Si chiuda subito il ping pong delle dichiarazioni, si costruisca da subito una assemblea nazionale dei movimenti per l'acqua, da tenersi a gennaio a Bari, per parlare di acquedotto pugliese, di lotta per la sua ripubblicizzazione e il suo funzionamento, di percorsi partecipativi da intraprendere, di mobilitazioni da costruire. E che Riccardo e Nichi vengano a portare la propria esperienza.
    Non per decidere chi ha ragione e chi ha tradito.
    Per riaprire una lotta di movimento per l'acqua.

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