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    l'intervento

    Una finanza pubblica per il diritto alla vita di tutti

    20 marzo 2007 - Riccardo Petrella
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Il boom della creazione di fondi internazionali d'investimento specializzati nel settore dell'acqua non si arresta. Il 27 febbraio scorso la Abn Amro, la principale banca «mondiale» dell'Olanda, ha annunciato su una pagina intera de Il Sole 24 Ore di aver aperto un «portafoglio d'investimento» specializzato per l'acqua «legato a una decina fra le più grandi imprese idriche private mondiali». Il contenuto pubblicitario illustra in maniera eclatante le ragioni che hanno spinto il capitale privato a investire massicciamente nell'acqua. Due i messaggi chiari, brevi, attorno i quali il paginone è costruito: «Oggi ho tanta sete», «Oggi investo sull'acqua». Ovverossia: siccome c'è tanta gente nel mondo che manca d'acqua e la sete d'acqua non farà che aumentare mentre la quantità e la buona qualità dell'acqua per usi umani sono destinate a diventare sempre pù rare, fai bene, risparmiatore italiano, a dare i tuoi denari alla Abn Amro perché il business dell'acqua ti darà un ritorno molto elevato sul tuo capitale.
    Il primo fondo internazionale d'investimento dedicato all'acqua fu costituito nel 2000 dalla banca privata svizzera Pictet. Da allora gli argomenti addotti per invogliare i detentori di capitali a investire nel fondo Pictet non sono cambiati. Il ragionamento è il seguente: tutti hanno bisogno dell'acqua per vivere ma più di un miliardo e mezzo di persone non hanno le infrastrutture e i servizi per l'accesso all'acqua potabile nel mentre 2,6 mancano di servizi igienico-sanitari; con l'aumento della popolazione e il desiderio delle popolazioni di elevare il loro modo di vita, la domanda mondiale per l'acqua aumenterà considerevolmente; (le stime che circolano negli ambienti finanziari situano tra i 60 e 100 miliardi di dollari annui i bisogni in investimenti necessari per acquedotti, dighe, depuratori, pozzi, fogne e per i servizi associati). Di fronte a tali bisogni i poteri pubblici - e non solo dei paesi poveri - non dispongono delle risorse finanziarie adeguate; v'è dunque bisogno del capitale privato cui si aprono praterie per una nuova fase di accumulazione.
    I risultati ottenuti dai fondi d'investimento privati sull'acqua suffragano ampiamente il ragionamento. Il settore idrico ha registrato negli ultimi tre anni un rendimento del 35% in confronto al 29% per il petrolio e il gas, e al 27% per il settore dei metalli di base. II fondo Pictet, dopo soli sei anni gestisce averi per 5,2 miliardi e ha trovato numerosissimi emuli: dal belga Ekofond al canadese Criterion water infrastructure fund agli statunitensi WaterBank of America e Aqua international partners.
    Ai fondi privati occorre aggiungere i fondi promossi dai governi nazionali (e dalle loro agenzie di cooperazione internazionale), così come dalle istituzioni finanziarie internazionali intergovernative allo scopo di promuovere e sostenere l'investimento privato nel settore dei beni e servizi pubblici fra cui l'acqua. Fra questi spiccano il canadese Global environment fund groupM di cui fa parte l'Atlantis water fund; le attività dell'USAid e UKAid nel contesto del Global environment fund (Gef) promosso dalla Banca mondiale in collaborazione con le altre principali agenzie dell'Onu.
    Se a tutto ciò si aggiungono i crescenti interventi diretti delle banche e di altri soggetti finanziari privati (assicurazioni, imprese di costruzione, imprese commerciali..) in acquisizioni di capitale - parziale o totale - delle imprese idriche, si ottiene un quadro assai chiaro della forte espansione della finanza privata nel finanziamento e gestione dell'acqua. Il mondo dell'acqua sta cambiando natura, da sistema a finanziamento pubblico a sistema privato.
    Il problema politico centrale non è tanto la finanza privata che non fa altro che svolgere la sua funzione perseguendo il suo obiettivo «naturale» che è la creazione di ricchezza per il capitale affidatogli. Il problema è rappresentato dai poteri pubblici, dai rappresentanti eletti del popolo per perseguire l'obiettivo del benessere collettivo e del vivere insieme.
    Perché questi rappresentanti fanno di tutto, da alcuni anni, per dare per scontato che la collettività (lo stato, le regioni, le collettività locali) non ha e non avrà in futuro le risorse finanziarie per coprire il finanziamento degli investimenti in infrasturtture e servizi nei settori dei beni e servizi essenziali e insostituibili per la vita, e per il benessere e la sicurezza d'esistenza collettivi?
    I poteri pubblici non possono sostenere che l'investimento privato è indispensabile e deve diventare sempre più la fonte primaria di finanziamento degli investimenti pubblici. I rappresentanti eletti lo sono stati per garantire i diritti umani e sociali di tutti i cittadini e non per affidare a soggetti privati, alla «libera concorrenza» fra loro e alla logica della capitalizzazione privata il compito di assicurare il soddisfacimento dei diritti. Un governo come quello presieduto da Romano Prodi deve contribuire a riscrivere la storia della finanza pubblica, partendo da due strade strettamente interconnesse: quella del risanamento e rinforzo della fiscalità generale e specifica per colpire i meccanismi che alimentano lo sperpero e la devastazione delle risorse naturali e non naturali comuni, e quella della ripubblicizzazione di istituti finanziari quali la cassa depositi e prestiti, le casse di risparmio e di economia locale, le cooperative. Deve, inoltre, adottare nel contesto di una nuova legge nazionale su tutte le acque, le misure necessarie per rinforzare la capacità finanziaria delle imprese pubbliche idriche favorendo gli strumenti di coordinamento e di cooperazione fra le imprese (per esempio via consorzi interbacini e lo sviluppo di servizi comuni interregionali).
    Solo attraverso una finanza pubblica rinnovata e rinforzata, a livello nazionale e internazionale, sarà possibile evitare la catastrofe cui è destinato, allo stato attuale, il futuro del diritto alla vita per tutti e il divenire dei beni comuni, patrimonio dell'umanità, come l'aria, l'acqua, il sole, le foreste, la conoscenza.

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