Commento da Parigi Forum Sociale Europeo 2003

Commercio equo : dal locale al globale

23 novembre 2003
AssoBDM
Fonte: Lista Botteghe del mondo - 15 novembre 2003

Il seminario dal titolo " conflitti in Africa e responsabilità europee " ha visto la partecipazione di un pubblico attento e preparato. Abbiamo analizzato le guerre nella regione dei grandi laghi e in Costa d'Avorio e ne abbiamo denunciato la causa prima, l'interesse occidentale al saccheggio delle materie prime presenti in abbondanza nel continente. Dopo qualche minuto di lavoro in piccoli gruppi, abbiamo individuato alcune azioni da proporre in Europa per la sensibilizzazione della gente alle nostre responsabilità e per una pressione politica per la risoluzione dei conflitti. Tra le proposte, in ordine sparso, una campagna di boicottaggio delle aziende transnazionali e multinazionali implicate nell'utilizzo delle materie prime oggetto di saccheggio, soprattutto minerali e petrolio, e una campagna di lobbing per rafforzare il potere dei contingenti ONU, gli unici in grado di proteggere una popolazione vessata e spesso ridotta allo stremo . I temi trattati nel seminario " Commercio equo : dal locale al globale ", organizzato da Artisans du Monde, fanno parte del bagaglio degli argomenti frequentemente dibattuti all'interno delle nostre organizzazioni. Tuttavia, la presenza di Victor, un produttore congolese, ha dato un respiro più ampio e innovativo al dibattito, aiutando a mettere bene a fuoco quelle che sono le più vistose contraddizioni del commercio equo inteso come strumento di cooperazione internazionale. I problemi messi in luce sono essenzialmente tre : - la possibilità che il commercio equo crei disuguaglianze tra i produttori, separando in modo marcato coloro che possono avere accesso ai canali del commercio equo e coloro che ne restano fuori ; - la tipologia dei prodotti commerciati : si tratta essenzialmente di prodotti di piantagione, che non fanno concorrenza ai produttori del Nord, già avvantaggiati dalle sovvenzioni statali. Inoltre, concentrarsi sulla produzione di prodotti di piantagione rende difficile lavorare per l'effettivo conseguimento della sovranità alimentare per i Paesi del Sud; - l'effettiva incidenza del commercio equo: si tratta ancora di una realtà di nicchia, che non cambia le modalità di produzione e scambio in modo sostanziale. Queste considerazioni hanno aperto un dibattito e sollecitato riflessioni interessanti da parte degli altri relatori: in particolare, rispetto alla possibilità di incidenza, è stato avanzato il suggerimento che FLO si adoperi maggiormente per unificare tutto il movimento del commercio equo sotto regole comuni , in modo che acquisti visibilità e diventi uno strumento di pressione sul WTO e su altri organismi internazionali (FAO, UNESCO ecc). E' quindi precisa responsabilità del commercio equo puntare ad avere un impatto concreto, in modo da poter sostenere il cammino dei produttori del Sud verso l'autonomia, e in modo da poter diffondere, nel Nord, una maggiore coscienza e senso di responsabilità nei consumatori. La via individuata per poter arrivare ad avere una maggiore incisività è quella dell'apertura ad una sempre maggiore professionalizzazione, e quindi dello sviluppo delle organizzazioni di commercio equo come imprese sociali, in grado di promuovere campagne e attività politiche. Rispetto alle capacità di pressione, è stata sottolineata la necessità di migliorare, a livello europeo, l'individuazione dei contenuti delle campagne e il lavoro di rete. Un problema ulteriore è stato invece individuato nel linguaggio adoperato dal movimento, troppo spesso autoreferenziale e oscuro per un pubblico di inesperti.

Articoli correlati

  • Pace

    «Il boom indiano? Un dramma pagato dai più deboli»

    Parla Vandana Shiva, scienziata e attivista in lotta contro la globalizzazione liberista: «In India stiamo assistendo alla distruzione sistematica di ogni legge, ogni politica e ogni diritto. In nome del profitto»
    7 settembre 2006 - Vittore Luccio
  • MediaWatch
    La lotta mediatica è questione di sopravvivenza

    Democratizzare la comunicazione

    Caracas, Plenaria sui media: sottoscritto un manifesto per rompere l’egemonia dei grandi gruppi mediatici e lottare per la democratizzazione della comunicazione attraverso la valorizzazione dei media alternativi.
    28 gennaio 2006 - Alberto Chicayban e Fabio Della Pietra
  • Pace

    Per un mondo migliore

    Affinché Porto Alegre non segni la partenza di un viaggio nel nulla.
    1 dicembre 2004 - Paolo Barnard
  • Consumo Critico

    QUI A PARIGI INSIEME TRA DIVERSI

    Estratto dell'intervento di Monica Di Sisto di ROBA al seminario su "Economia sociale e solidale e alternative: un dialogo ancora da costruire tra I movimenti sociali e le organizzazioni dell’economia sociale e solidale"
    23 novembre 2003 - Monica di Sisto
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 3.5.10 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)