Consumo Critico

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    Dal Forum Sociale di Parigi

    La CSR come scelta fondativa e naturale conseguenza per il commercio equo e solidale

    Estratto dell'intervento di Deborah Lucchetti di ROBA al workshop su "Commercio Equo e Responsabilità Sociale delle Imprese"
    23 novembre 2003 - Deborah Lucchetti
    Fonte: Roba dell'Altro Mondo - 13 novembre 2003

    Le caratteristiche e la natura dei beni commercializzati dal comes li rendono intrinsecamente legati alla responsabilità sociale; analizziamole per capire perché:

    · Prezzo equo ai produttori locali: concordato tra produttori e importatori, riducendo il margine degli intermediari sul prezzo finale e utilizzando no profit shop per una diversa catena del valore che garantisce remunerazioni più alte. Collegato al prezzo equo c’è la trasparenza per il consumatore del nord che deve essere perfettamente informato
    · Si offrono ai lavoratori opportunità di miglioramento (richiesta di sostenibilità sociale del processo eliminando le dicriminazioni) e si promuovono le pari opportunità di lavoro per tutti i soggetti deboli (i prodotti provengono da comunità, villaggi e cooperative attente a garantire democrazia e partecipazione alle scelte di impresa). Si favoriscono condizioni di lavoro sane e sicure nel contesto locale.
    · Si tende a realizzare produzioni ecologicamente sostenibili: il comes privilegia processi produttivi a basso impatto ambientale, ricorre molto al bio ed evita di importare materie prime scarse
    · Si costruiscono relazioni commerciali di lungo periodo: si privilegia l’investimento in produttori che investono il surplus in beni pubblici locali di rilevante impatto sociale
    · Si offre assistenza finanziaria e tecnica ai produttori: prefinanziamento fino al 50% all’ordine e oltre, aumentando la capacità finanziaria del produttore e svincolandolo dai prestiti e dai problemi di accesso al credito poiché privi di garanzie patrimoniali (BASILEA DUE)

    In sintesi il prodotto deve essere socialmente e ecologicamente compatibile, non deve cioè generare esternalità negative durante tutto il processo, dalla produzione alla distribuzione, situazione assolutamente tipica e consentita nei mercati tradizionali.

    Attraverso il comes i cittadini consapevoli e la società civile sopperiscono alle carenze delle istituzioni e del mercato, pongono in atto la trasformazione che desiderano inducendo, nel medio e nel lungo termini, comportamenti e scelte nuove; è la politica dal basso che spinge, si allarga, crea consenso divenendo elemento cruciale e decisivo. Ancora una volta la società civile consapevole diventa avanguardia per il cambiamento.
    Si può creare un circolo virtuoso nei tre pilastri del circuito economico: cittadini/consumatori, imprese e istituzioni. L’introduzione di elementi etici, altruistici di equità e giustizia condiziona i decisori politici ed economici, che devono tenerne conto se vogliono mantenere il consenso economico (consumi) e quello politico (voti).

    * Indagine del 2003 – CSR monitor - dice che in Europa i consumatori socialmente responsabili nel 2001 sono divenuti il 62%. Negli USA oltre un quarto dei possesori di azioni dichiara di avere scelto in base alla performance sociale. Il vantaggio della pressione dal basso è che l’effetto leva è molto maggiore (sulle imprese bastano piccolissime % di variazione di quote di mercato per indurre modifiche dei comportamenti – oltre alla tutela dell’immagine)

    I limiti dell’esperienza, ovvero uscire dalla nicchia senza perdere la coerenza

    Le potenzialità in atto e ancora inespresse ci inducono a pensare che la chiave del cambiamento sta proprio nella capacità di pensare e tradurre politicamente una prassi che attiene gli stili di vita individuali; se il consumo critico non esce definitivamente dall’alveo della mera scelta etica individuale e non diventa azione politica organizzata e collettiva, se cioè i cittadini consumatori consapevoli (e risparmiatori etici) non assumono integralmente una nuova “coscienza collettiva”, il rischio è che il comes non esprima appieno le sue potenzialità sprigionando gli effetti del cambiamento a 360°. La scelta è tra un impegno individuale che soddisfa bisogni profondi che restano di nicchia (come mangiare bio, accedere alla cultura) e un impegno che contagia e si organizza per diventare elemento di pressione politica consapevole per ridurre le diseguaglianze e aumentare il benessere del sud del mondo.
    Diventa quindi fondamentale l’opera costante e prioritaria di sensibilizzazione e di educazione alla politica (come sopra intesa) che il comes deve attuare, rinforzare ed ampliare attraverso la sua filiera produttiva e di commercializzazione.
    Fondamentale è il ruolo delle botteghe come luoghi fecondi di scambio, informazione e formazione sul territorio, vere interfacce per la gente; luoghi ove è possibile costruire un pensiero alternativo e contagioso.
    Fondamentale il ruolo degli importatori, soprattutto nella loro funzione raccordo con i produttori (orientandoli) e di dispensatori di informazioni trasparenti necessarie a combattere le asimmetrie informative che sono alla base di comportamenti iniqui e di scelte inconsapevoli.
    Uscire dalla nicchia prima con la testa e la cultura del cambiamento e poi con l’aumento dei fatturati, per tenere sempre saldamente congiunti valore economico e valore politico/sociale del comes, in un’ottica virtuosa e non solo funzionale

    Nasce la campagna MENO BENEFICENZA, Più DIRITTI

    Proprio oggi e domani, in concomitanza con con l’FSE, si tiene a Venezia (Italia), la conferenza interministeriale europea sulla CSR; il ministro Maroni illustrerà una proposta assolutamente "originale": ai governi europei verra' proposto di riconoscere come "etiche" (e quindi concedere sgravi fiscali) le imprese che autocertificano (senza alcun controllo indipendente) di avere comportamenti corretti e che usano una piccola parte del loro profitto per finanziare il welfare nazionale.

    Per denunciare l’inconsistenza e l’ipocrisia di questi approcci alla CSR, è nata in Italia una campagna (www.piudiritti.it) promossa da un coordinamento di 14 associazioni e ONG, tra le quali ROBA, CTM e Transfair.
    L’obiettivo della campagna e' fare in modo che la produzione controllata direttamente o indirettamente dalle aziende europee nei paesi a basso reddito avvenga nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona e delle comunita' locali e garantisca il rispetto e la protezione dell’ambiente.

    Chiediamo, tra le varie cose:
    · che venga elaborato un codice di condotta europeo per le imprese che operano all’estero
    · che venga elaborato un marchio sociale a livello europeo con sistemi di incentivi fiscali e finanziari per chi rispetta gli standard
    · che venga istituita una base giuridica vincolante
    · che venga garantito il diritto dei cittadini alle informazioni

    Ecco che le caratteristiche strutturali del comes diventano piattaforma politica della società civile organizzata che preme sulle istituzioni per adeguare i comportamenti di tutte le imprese a standard elevati di eticità e trasparenza.
    Occorre che lo sforzo congiunto che stiamo facendo in Italia trovi compagni di strada a livello europeo affinché la pressione culturale e politica verso una vera e generale assunzione della CSR diventi un altro tassello di quella politica dal basso in grado di influenzare scelte e comportamenti delle istituzioni; occorre anche lanciare messaggi forti a quel 60% di consumatori potenzialmente responsabili in Europa affinché diventino nostri alleati nella battaglia innanzitutto culturale che dobbiamo condurre.

    Il cerchio si chiude, siamo partiti dal cambiamento degli stili di vita individuali (domanda etica rivelata) che diventa elemento di forza e condizionamento dei mercati attraverso lo spostamento dei consumi; passando per il comes come una tra le esperienze che in maniera più forte e marcata ha saputo tradurre nel concreto istanze autentiche di giustizia e di responsabilità sociale.
    Ritorniamo agli stili di vita ed al potere crescente dei consumatori etici per tradurre in politica comportamenti sociali che altrimenti non bastano e per dare ulteriore peso e responsabilità alla capacità di mobilitazione diffusa, orizzontale e democratica che i cittadini consapevoli devono
    continuare ad assumere e comunicare.

    Dato il fallimento storico e conclamato del mercato e delle istituzioni, che da soli perseguono interessi contrastanti con quelli del bene comune, non ci resta altra via se non l’impegno diretto dei cittadini e della società civile.

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