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Non chiamatemi persona

11 marzo 2010
Lorenzo Bottone

Ero lì
Perché mi avevano promesso un lavoro.
Mi serviva,
volevo aiutare la mia famiglia.

Violenza

E’ stato tre mesi fa,
sono morta a tredici anni nella stanza di un bar

in mezzo ad uomini di sessanta;
mi toccavano con violenza,
mettevano le mani dappertutto.
Io non volevo…
Urlavo, piangevo
E son svenuta.
Ma per loro era un gioco,
la chiamavano beneficenza.
In fondo io avevo fame…
E con quattro spiccioli per il pane
Si son venduti la mia dignità.

E’ stato tre mesi fa,
ora tutto è tornato normale.
Non svengo nemmeno più.
Faccio soltanto la mia professione,
eseguo gli ordini del padrone;
ma non chiamatemi persona
ognuno sa che sono “cosa”.

E non servirebbe correre fin lassù:
il cielo, il suo intenso blu,
non potrebbero colorare
una vita come l’incubo
che ogni notte mi assale
e al mattino continua a farmi male.

Una sola domanda ho da farti, uomo;
lasciati guardare dritto negli occhi:
mi dici cosa sei diventato?
Non provi vergogna,
non usi rispetto
nemmeno per chi è come te nell’aspetto;
soltanto quel sentimento
chiamato pentimento
ti può salvare:
perché rimani uomo,
Non sei un animale.

Sono morta tre mesi fa.
Era un venerdì...
E non lo dimenticherò mai più.

 

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