Cultura

Lista Cultura

Archivio pubblico

Francesca Borri, Qualcuno con cui parlare. Israeliani e palestinesi, ManifestoLibri 2010

Un libro come una Spoon River. Solo che non si racconta la vita passata, ma un futuro incerto. Dove tutti sono altri dal ruolo loro cucito addosso
31 dicembre 2010
Christian Elia
Fonte: da PeaceReporter - 31 dicembre 2010

La Palestina la puoi raccontare per sempre, senza trovarne mai il confine. Israele lo puoi cercare nello stesso luogo, ma senza capirlo. Qualcuno con cui parlare, libro di Francesca Borri, edito da manifestolibri, è un coro.

il muro in palestina Ricordi della tragedia greca, dove una massa silenziosa rappresentava la coscienza collettiva, la cittadinanza, posta di fronte al potere. A giudicarlo, redarguirlo, ammonirlo. Si affievolì, nel tempo, la sua voce. Le interviste raccolte in questo libro sono differenti tra loro, distanti a volte. Legate dalla parola, strumento di dignità. Non tutte hanno la stessa credibilità, ma hanno spazio, come in un confronto degno di questo nome.

Qualcuno con cui parlare, appunto. Titolo del libro e di una delle interviste, quella a Nurit Peled e Bassam Aramin. Israeliana la prima, palestinese il secondo. Hanno pianto nello stesso modo, la prima per sua figlia, il secondo per la sua bambina. Uccisi. Entrambi hanno scelto di non ritenere assassino, a prescindere, l'altro. Ma per incontrarsi non hanno un luogo. Il simbolo di una terra stretta, dove ci si incontra in divisa o, nella migliore delle ipotesi, in una piega di questo conflitto che è anche di classe.

Dopo lo scoppio della Seconda Intifada nel 2000, dopo più di seimila morti, siamo davanti a un muro. Manca un interlocutore, si dice, come se fosse vero. Come se la verità non fosse che lo si vuole scegliere, fatto su misura. Questo libro ha il pregio di non scegliersi l'interlocutore, ma di andarlo a cercare, in direzione ostinata e contraria. L'intellettuale, il rabbino, il giurista, il combattente, il politico, il medico. Una Spoon River del conflitto israelo-palestinese, solo che non si racconta la vita passata, ma il futuro incerto. Dove tutti sono altro dal ruolo loro cucito addosso.

Non è un libro dove cercare speranza o verità, ma uno strumento per formulare domande. Uno specchio, ricco di riferimenti culturali, che ti lasciano da solo di fronte all'evidenza della complessità di una ferita che, dal 1948, non trova una benda abbastanza salda da rimettere assieme quello che unito è da sempre, ma che tanti lavorano per dividere.
Parole, pesanti come pietre. Sulle quali iniziare a costruire.

Articoli correlati

  • L’attivismo per la Palestina
    Palestina
    Un popolo distrutto dallo strapotere di un governo occupante e criminale

    L’attivismo per la Palestina

    Gaza vive ancora grazie a questo Mosaico di Pace attivista e alle tante associazioni filopalestinesi che spendono e dedicano la vita a una causa nobile come è la sopravvivenza ed esistenza del popolo palestinese e di tutti i popoli del mondo, nel filo rosso dell’amore per l’umanità intera
    2 giugno 2020 - Laura Tussi
  • Come i Palestinesi vedono la guerra siriana
    Palestina
    I Palestinesi sono ora convinti che la loro causa non sia una priorità dell’opposizione siriana

    Come i Palestinesi vedono la guerra siriana

    Un sondaggio del settembre 2012 rilevò che quasi l’80% degli intervistati in Cisgiordania e Gaza sostenevano i manifestanti e l’opposizione siriana. Ma nel corso degli anni, quando la rivolta siriana si trasformò in un sanguinoso conflitto settario, le posizioni iniziarono a cambiare.
    Adnan Abu Amer
  • Dialoghi con Moni Ovadia
    Pace
    Riflessioni sulle minacce alla pace

    Dialoghi con Moni Ovadia

    Su Israele parla di "politica del totale dispregio per le risoluzioni internazionali e, conseguentemente, per le istituzioni internazionali preposte alla pace". E sulla situazione internazionale dice: "Bisogna che la smettiamo per prima cosa di concedere cittadinanza ai linguaggi dell’odio".
    15 aprile 2020 - Laura Tussi
  • Militarismo e cambiamenti climatici - The Elephant in the Living Room
    Disarmo
    il settore militare non solo inquina, ma contamina, trasfigura e rade al suolo

    Militarismo e cambiamenti climatici - The Elephant in the Living Room

    “E’ stato stimato che Il 20% di tutto il degrado ambientale nel mondo è dovuto agli eserciti e alle relative attività militari”
    31 ottobre 2019 - Rossana De Simone
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.36 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)