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    second life

    Stiegler o filosofico strabismo

    12 aprile 2007
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Ogni tanto, nel mondo reale, un intellettuale, meglio se filosofo, si accosta schifiltoso al computer, lo accende, va un po' in rete e poi scrive un saggio, o un'intervista nel migliore dei casi, con cui spiega come il mondo virtuale sia a) pericoloso; b) un'illusione, c) pieno di spazzatura e schifezzuole del genere. L'ultimo in ordine di tempo, ma ci sono molti precedenti illustri, è Bernard Stiegler, nell'occasione intervistato per il Diario di Repubblica a proposito del metamondo Second Life. Stiegler ha nel suo curriculum un lungo elenco di saggi dedicati ai rapporti con la tecnica e alla telecrazia, come opposta alla democrazia. Dirige un importante centro di ricerca al Centre Pompidou. Tutti meriti riconosciuti, che non ne fanno tuttavia un onnisciente. Il testo della sua intervista è scaricabile dal sito www.repubblica.it. Dichiara che «l'universo fittizio di SL non produce relazioni sociali» e che «investe il reale solo attraverso il marketing». In generale: «Il problema è che oggi la rete non cerca di sviluppare l'intelligenza collettiva, ma solo di sfruttare le proprie potenzialità commerciali. O al limite le capacità di controllo». Effettivamente la commercializzazione del web non solo è ben ampia, ma risale almeno alle sue origini, 15 anni fa. E tuttavia il marketing, almeno finora, non è riuscito ad avere la meglio sulla parte sociale e condivisa della rete, dove milioni di persone, per i motivi più diversi, ma quasi mai economici, condividono informazioni e conoscenze. E' quella che Yochai Benkler chiama la non market networking economy (lo studioso di Yale sarà a Milano a presentare il suo libro il 9 e 10 maggio). Ovviamente la rete «non cerca», perché è solo una piattaforma che permette di fare molte cose: affari, socialità, cultura. Stiegler ne vede solo una fetta, e così facendo rivela il suo strabismo.

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