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Contro la base

Osare e distogliere

Il sistema fa finta di non interessarsi alla questione, media e politici parlano di qualsiasi altra cosa. La società civile italiana in queste ore è impegnata su Vicenza. Tema centrale
23 gennaio 2007 - Leopoldo Bruno

Osare e distogliere

“C’è bisogno di un’insurrezione non violenta. Anche a costo di andare in galera”. Così interviene padre Alex Zanotelli parlando dell’attuale momento in un’intervista a cura di Cinzia Gubbini da Nairobi pubblicata su “il manifesto” del 19/1/7. Con insurrezione del pacifismo “voglio dire che è arrivata l’ora di reagire, i cittadini devono trovare nuove forme di mobilitazione, nuova visibilità. La verità è che, ormai, la politica non ci sta più a sentire, vanno avanti dritti come treni, in barba a tutto ciò che possiamo dire o pensare”. Domanda: E cosa bisognerebbe fare? “Occorre riflettere tutti insieme. E’ già qualche tempo che lo sto dicendo a Napoli: bisogna riunirsi e immaginare azioni intelligenti, eclatanti e non violente. Qualcosa che fai una volta e poi non ripeti più. E porsi nello spirito di dire: magari vado in galera, va bene, lo accetto. Pur di riuscire a sbloccare questa situazione. Perché davvero non se ne può più”. Dopo aver parlato del significato del trasferimento del supremo comando Nato da Londra a Napoli e del raddoppio della base di Vicenza, Zanotelli – in merito alla questione urbanistica... – continua: “Prodi si deve vergognare. E con lui tutto il governo: la Finanziaria prevede quattro miliardi per le spese militari, ma come si fa...”. Domanda: Deluso, padre Zanotelli? “Deluso, sì. Mi aspettavo qualcosa di diverso. Purtroppo non è questione di centrodestra o di centrosinistra. E’ che siamo nel cuore dell’impero, e il militarismo ne è parte integrante. Se vuoi alzare il prodotto interno lordo, non è che ci sia molto da fare. Bisogna rispettare certe regole per far parte di coloro che si spartiscono la torta. Ecco spiegato il rifinanziamento della missione in Afghanistan”. “...La mobilitazione della società civile è fondamentale. Come dimostra anche Vicenza...Ora bisogna trovare solo il modo di farsi sentire di più”.

E sì, a mio avviso, parole giuste. Forse oggi le uniche possibili.
Qui a Bologna – ad esempio - se a qualcuno scappa uno starnuto con la faccia rivolta verso un palazzo dell’ordine costituito, gli si imputa il reato d’eversione. A questo punto, o si rimane a casa oppure si fa qualcosa di diverso. Ha senso arrivare sotto l’abitazione di Prodi e andar via dopo un quarto d’ora?
Proviamo a ideare qualcosa di strano. Dobbiamo riuscire a far giocare la partita fra il ‘falso indiscutibile’ dell’Impero e il ‘simbolico condiviso’ del Movimento.
Negli ultimi giorni, tutti a parlare dell’Afghanistan tanto c’è lo spazio per una dichiarazione d’intenti che ‘risolve’ quel tema.
Per Vicenza, la questione è: sì oppure no. Sistema, media e politici distolgono congiuntamente l’attenzione dal problema; l’importante è non far sviluppare un movimento della società civile. Chi vuole – in queste ore calde – parla d’altro, dell’universo mondo; le persone che ci stanno si occupano della base Usa.
Per discutere di questi argomenti, gli esponenti del governo si sono riuniti durante la scorsa notte.

Nella vita – notò Jean Paul Sartre – “tutte le strade sono sbarrate, però dobbiamo agire lo stesso”.

22/1/7 – Leopoldo BRUNO

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