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Vicenza, resistenze sotto la tenda per imparare il mutuo soccorso

Il festival No Dal Molin ospita l'assemblea del Patto. L'Altrocomune decreta: pianteremo pini nell'aeroporto
11 settembre 2007 - Checchino Antonini
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

E' da quando è nato - era luglio del 2006 che i No Tav valsusini scendevano a piedi verso Roma - che il Patto di mutuo soccorso pratica un prezioso scambio di esperienze tra comunità resistenti, e tra loro e le reti organizzate di movimento e i sindacati autorganizzati. E, insieme, si interrogano su uno snodo cruciale: come costruire meccanismi che consentano di rendere visibile ed efficace la solidarietà reciproca tra comunità in lotta contro grandi opere e/o servitù militari. Come mettere in connessione lotte che nascono in contesti diversi e distanti ma su questioni che si assomigliano parecchio. Anche in queste ore, sotto il tendone di Rettorgole, la frazione di Caldogno che ospita fino a domenica il "No Dal Molin festival", gli azionisti del patto - No Tav di mezza Italia, comitati contro nuove inutili autostrade, inceneritori, rigassificatori, caccia F35 e basi più o meno nuove - si sono interrogati su quali siano le strade praticabili del mutuo soccorso.
La domanda che ha posto, ai compagni di strada venuti per l'assemblea nazionale, il presidio permanente No Dal Molin è infatti replicabile in ogni territorio attraversato da una dinamica simile a quella vicentina: come bloccare i cantieri per la nuova base? Ed è possibile farlo con azioni simboliche o d'impatto anche in altre città? «Pronti a bloccare autostrade e ferrovie dalle nostre parti», ha risposto un attivista campano contro la discarica di Acerra. Idea non nuovissima e mutuata dalla precedente stagione di movimento quando si provò a generalizzare lo sciopero generale. Gli esiti, allora, furono modesti, nonostante la parola d'ordine di forte suggestione, ma il patto riformula la proposta con termini nuovi.
E, intanto continua a crescere, da 74 a 122 "soci" a contare dall'inizio dell'estate a ieri, quando ha tirato giù un calendario di massima per l'autunno. Negli incontri nazionali, al collage di racconti di esperienze singolari, che aveva caratterizzato la prima fase del patto, succede più spesso la riflessione sulle forme delle nuove resistenze. I presìdi, viene sottolineato da un torinese No Tav, sono luoghi di aggregazione, di democrazia, «antidoto alla solitudine» e potrebbero sopravvivere alla campagna che li fa sorgere. Loro caratteristiche: la sfiducia nelle istituzioni e nelle mediazioni, autonomia e ribellione. Senza voce per la manifestazione del giorno prima al suo paese, un toscano che lotta contro un inceneritore che sprizza diossina nel pistoriese - tra gli ultimi ad approdare al Patto, annuncia di essere disposto a praticare forme di illegalità. Ma sotto quei no radicali, spiega un ragazzo di Trento dello spazio aperto No Ince e No tav, «germogliano tanti sì al altre relazioni di vita». Subito prima di lui un padovano aveva segnalato che la nascita di presìdi e comitati prefigura un'altra forma di municipio «contro l'autonomia della politica». E anche i promotori di questo festival-campeggio (per il programma completo si veda il sito www.nodalmolin.it ) contro l'ennesima base Usa all'ombra dei capolavori del Palladio, si firmano "L'Altrocomune" a voler sancire la fase costituente dell'esperienza «bio-politica» in piedi da dieci mesi, da quell'editto di Prodi che gelò le speranze pacifiste lungo lo Stivale quando annunciò da Bucarest che avrebbe detto sì alla pretesa Usa di un sito per unificare la 173ma Brigata, la prima a piombare nei teatri della guerra globale. Sotto il tendone si svela di nuovo il legame tra il capitalismo di rapina del territorio e le dinamiche della guerra permanente grazie alla messa in rete di saperi specifici e generali. Le decine di interventi evidenziano l'esigenza di un calendario comune e buttano giù parecchi spunti, come l'input dei livornesi contro il rigassificatore off-shore che suggeriscono la presenza a staffetta, a Roma, di tutti i comitati. Scaturiranno quattro date. Nessun intervento ha fatto cenno al 20 ottobre, né per aderire - verrebbe da dire - né per sabotare. Semplicemente non è mai stato tirato in ballo l'appuntamento indetto da Liberazione e il manifesto . S'è detto invece del 13 ottobre a Napoli contro le discariche, del 4 novembre a Cameri (Novara) contro l'assemblaggio dei caccia F35 nell'ex base Nato (preceduto da un convegno-campeggio il 22 e 23 settembre), del primo dicembre un'iniziativa nazionale sull'acqua e i beni comuni e della tre giorni europea, nel successivo week-end di dicembre, che metta a frutto i contatti maturati in questi mesi con altre esperienze - cechi, polacchi, olandesi, inglesi e statunitensi - che si battono contro la corsa al riarmo e le basi militari. Proprio ieri, alcuni interlocutori del genere erano ospiti del festival giunto al terzo giorno di lavoro. Il clou è previsto per il prossimo fine settimana quando i manifestanti e i vicentini daranno prova di creatività e determinazione contro tre obiettivi. Il primo è il consiglio comunale, reputato il luogo in cui è stata tradita la volontà della comunità locale e che sarà contestato quando si riunirà per la prima volta al ritorno dalle ferie (il 13, alle 16.30 sotto Palazzo Trissino). Il giorno successivo, venerdì, sarà il turno della Caserma Ederle, la base che già c'è, simbolo e avamposto delle politiche di guerra che sarà cinto d'assedio per rivendicarne un uso civile. Sabato, alla vigilia dell'ultima giornata di campeggio, si partirà dall'area del festival alle 9.30, e contemporaneamente gli studenti in sciopero da Piazza Castello verso il Dal Molin dove l'Altrocomune ha deciso di impiantare la più grande area verde della città con la semina di centinaia di pini. La giornata avrà degli echi in diverse città d'Europa dove sarà letto in simultanea un documento comune contro le politiche di guerra globale.
Questa la sintesi da Rettorgole dove migliaia di persone stanno prendendo parte alla kermesse No Dal Molin promossa dal Presidio permanente. Domenica notte erano in duemila ad aspettare Naomi Klein che arrivava dal Lido di Venezia per presentare il suo corto sulla teoria dello choc, ovvero su come il liberismo si sia stato sedotto dall'elettrochoc e ne abbia doperato il principio per affermarsi. Domenica erano tanti con Mustafa Barghouti, leader di Al Mubadara, movimento per la società civile palestinese. Oggi sarà una giornata tutta gestita dal gruppo donne, uno degli elementi di discontinuità di questa stagione vicentina.

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