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Inaudite cariche delle forze dell'ordine a Vicenza

Finisce con 5 fermi e una trentina di feriti la manifestazione pacifica organizzata. Evidentemente in Italia non è possibile manifestare pacificamente.
6 settembre 2008 - Comitato No dal Molin

- Una manifestazione pubblica, dichiarata e stampata sui giornali. Alla luce del sole, dichiarati gli intenti e quello che si sarebbe andato a fare. Costruire una torretta per monitorare la situazione dei lavori all'interno dell'aeroporto. Su luogo privato per cui avevamo il beneplacito del proprietario, e la richiesta di autorizzazione per occupazione suolo pubblico.

Questo probabilmente non è bastato per dissuadere le forze dell'ordine (del disordine?) dal caricare, trascinare, manganellare, prendere a calci questa manifestazione pacifica di vicentini. Donne, vecchi, ragazzi. Indiscriminatamente maltrattati, con pretesti ridicoli. "Quella torretta è troppo alta". Già duecento metri prima del punto concordato per la posa della torretta il corteo era stato improvvisamente bloccato. Un blocco imotivato e futile, aggirato dai cittadini passando per il fosso laterale. Poi la costruzione. Finché l'ordine è arrivato. I cittadini si siedono e difendono la costruenda torretta con un sit-in. A nulla valgono i discorsi per cercare di essere ragionevoli.

La prima carica ha fatto vari feriti e cinque fermi. Nella seconda alcune ragazze sono state prese a calci, altri ricevevano colpi di scudo, qualcuno è stato trascinato per i capelli. Gli occhi sfigurati di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza e gli insulti: "Ti uccido! Sporco pacifista! Ti spacco la testa". Il corteo quindi si rifugia nel giardino di una casa adiacente, ospitati dagli abitanti solidali.

Vedi i due video su www.nodalmolin.it/notizie/notizie_221.html

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Vicenza: carica della polizia contro il comitato "No dal Molin"

I primi manganelli targati Berlusconi fanno una trentina di feriti a Vicenza. È successo sabato 6 settembre. Mentre un nutrito gruppo di "No dal Molin" forniti di autorizzazione, presidiava l’ingresso dell’aeroporto dove dovrebbe venire realizzata la nuova base Usa (la cosiddetta Ederle 2), la polizia, dopo alcuni momenti di tensione, ha deciso di caricare il sit-in del comitato cittadino.

In una nota dei giorni scorsi i membri del Presidio permanente annunciavano di non fidarsi delle parole del commissario per l'ampliamento della caserma, Paolo Costa, e di aver quindi deciso di monitorare in prima persona il terreno dell'aeroporto affinché nessuno tentasse di partire con i lavori prima del referendum, previsto per il 5 ottobre, e prima del pronunciamento del Tar del Veneto, sulla liceità del raddoppio, atteso l'8 ottobre.

Così i "No dal Molin" hanno portato del materiale per costruire una torretta vicino all'aeroporto e controllare che i mezzi pesanti della ditta Cmc non tentassero di entrare per lo meno fino a ottobre. Il tutto con tanto di autorizzazione comunale. Una volta finita la torretta, la tensione è salita. Ad un certo momento la polizia è entrata nel sit-in e sono scoppiati i tafferugli. Dopo alcuni minuti concitati la tensione si è abbassata. I manifestanti si sono comunque spostati dalla zona del Dal Molin alla questura di Vicenza per protestare contro il fermo di un gruppetto di loro che avrebbero reagito alle forze dell'ordine.

Indignati gli esponenti del movimento civico vicentino. I rappresentanti della civica “Vicenza Libera No Dal Molin” chiedono «l'immediato allontanamento» del questore di Vicenza Giovanni Sarlo. Secondo Cinzia Bottene, consigliere comunale della civica e “storica” leader del dissenso alla struttura militare, la manifestazione odierna del Presidio era stata «discussa ieri con i vertici della questura. Un'iniziativa pacifica - sostiene Bottene - con decine di persone che avevano deciso di costruire una torretta d'osservazione per vigilare sullo stop ai lavori». Racconta il consigliere che «poco dopo aver avuto il via libera all'installazione è scattata la trappola voluta dal questore e dai suoi funzionari. I poliziotti hanno picchiato indiscriminatamente uomini e donne inermi e pacifici, seduti per terra». «La giornata cilena, brutale e violenta voluta dal questore Giovanni Sarlo - indica quindi una nota della civica “Vicenza Libera No Dal Molin” - non può che avere un'unica conseguenza: il suo immediato allontanamento per l'evidente incapacità di rapportarsi con cittadini pacifici».

Per il sindaco di Vicenza Achille Variati gli incidenti di sabato segnano «una brutta pagina nella storia della nostra città». «L'episodio di oggi - ha aggiunto – mi conferma un'impressione che ho purtroppo da tempo: qualcuno non vuole che la consultazione popolare si svolga in quel clima tranquillo e civile che ho sempre indicato come un obiettivo e un requisito fondamentale». «Come tanti cittadini di Vicenza - ha detto -, ritengo che il progetto di costruzione della nuova base militare in quell'area, così delicata sotto il profilo ambientale, sia un errore, un errore imperdonabile. E proprio perché la città possa esprimersi, dopo che, dal governo ai consigli comunali, tutti hanno parlato tranne i cittadini, abbiamo organizzato una consultazione popolare, che consenta finalmente a Vicenza di pronunciarsi sul destino di quell'area: e che nel far questo ci restituisca la speranza di una condivisione civile, senza divisioni laceranti, che sani le ferite del passato. Un momento di democrazia che possa pacificare la nostra comunità». «Purtroppo, lo ripeto - ha concluso, annunciando di voler recarsi un Questura per avere aggiornamenti -, c'è più di qualcuno, a tutti i livelli, che non vuole che questo accada».

Per il questore di Vicenza Giovanni Sarlo, invece le tensioni sono nate quando i manifestanti hanno iniziato a costruire «una torre di vedetta». «Oggi era in programma una manifestazione del comitato No Dal Molin - ha spiegato il questore - e i rappresentati avevano chiesto e ottenuto che fosse installata all'esterno dell'aeroporto militare una piattaforma in tubi innocenti per controllare eventuali lavori. Quando ci siamo resi conto che si stava per cementificare la base e rendere la struttura permanente siamo intervenuti: ciò non era possibile anche perché l'opera era priva dell'autorizzazione comunale e di quella del proprietario del terreno». E il questore ha poi concluso: «L'intervento è stato necessario».

Articolo integrale da L'Unità

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