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La privatizzazione di Finmeccanica: un Nuovo Modello di Difesa mai discusso

Questa strada potrebbe essere decisa al fine di monetizzare le relative partecipazioni per ridurre il debito pubblico, e allentare il rapporto con lo Stato-cliente, azionista, erogatore dei finanziamenti alla ricerca e sviluppo, responsabile delle regole del mercato, regolatore delle esportazioni.
14 luglio 2011 - Rossana De Simone

fiera aerospazio

13 luglio 2011. Nel sito del quotidiano il Manifesto si legge: Domanda del giorno: unità nazionale sulla manovra?

“due giorni di crollo delle borse e di attacchi speculativi hanno reso digeribile l’ennesima manovra di tagli alle spese sociali e di privatizzazioni: dal ticket sulle prescrizioni mediche e sul pronto soccorso alla vendita di quote delle società municipalizzate. È giusto pensare all’unità nazionale di fronte al rischio default o si tratta dell’ennesimo inciucio bipartisan? In buona sostanza, un governo di centrosinistra avrebbe fatto meglio di Tremonti?”.

Proviamo a dare una risposta entrando nel merito della manovra al capitolo privatizzazioni.
Le privatizzazioni di Eni, Enel, Poste, Ferrovie, Finmeccanica, Fintecna, Cassa depositi e prestiti e Rai porterebbero140 miliardi di euro con un risparmio di circa 5 miliardi di interessi l'anno. Ridurrebbero la spesa per interessi,darebbero un segnale molto forte ai mercati e toglierebbero il terreno sotto i piedi al clientelismo, all'inefficienza e alla corruzione. (il sole24ore)

In una intervista ad Affaritaliani Stefano Fassina, responsabile economico del Pd e braccio destro di Bersani, dichiara che la privatizzazione di grandi imprese italiane partecipate dallo Stato (come Enel, Eni, Poste, Finmeccanica e Ferrovie) non è una buona idea perché si perderebbero asset preziosissimi sul piano industriale con scarsissimo impatto sul debito e la spesa per interessi.

Sembrerebbe dunque che queste privatizzazioni siano un lampo a ciel sereno, ma non è così. In particolare la storia di Finmeccanica permette di rispondere alla domanda del Manifesto “si tratta dell’ennesimo inciucio bipartisan?”
La risposta è sì perchè la sua privatizzazione è una soluzione presa in considerazione almeno dal 2008, dunque vi è stato tutto il tempo per decidere altrimenti ed eventualmente indicare altre strade.

Una premessa è necessaria. Sono anni che l’Italia non discute di un Nuovo Modello di Difesa, del futuro delle forze armate nazionali e del ruolo del paese sulla scena internazionale. Il Libro Bianco della Difesa 2002 aveva tentato di indicare le linee guida della politica di difesa e sicurezza nazionale e descritto i compiti dell'apparato industriale, ma un Libro Bianco non soddisfa la parte programmatica e propositiva presente in un Modello di Difesa.

Minniti (Pd) sappella a La Russa per salvare il Modello di difesa italiano http://www.nsd.it/images/storiesfile/5634_2.pdf

Sebbene l’art. 11 della Costituzione ripudia espressamente la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, l’Italia non solo non ha scelto di rafforzare la sua capacità di risolvere i conflitti con mezzi non militari (di seguito i documenti sin qui elaborati), ma di fatto ha aumentato le spese militari continuando a finanziare programmi militari e missioni di guerra.
Stato di previsione della spesa del Ministero della Difesa: 2011 pari a 20.556.850.176 €, 2012 a 21.015.959.050 € e 2013 pari a 21.366.774.743 € con differenze in percentuale rispetto al 2010 di + 0,9% +3,20% +4,92%.

In questo modo si perseguono interessi particolari che non corrispondono alla tanto esaltata capacità di creare nuovi posti di lavoro (vedere la presenza di cassa integrazione in aziende come Alenia, Telespazio, Selex Communications Eslag Datamat, ecc) e si continua a mantiene una linea ambigua nello scenario internazionale.

Nel documento “Il controllo degli investimenti stranieri nel nascente mercato europeo della difesa e sicurezza” si legge che in Italia pur non essendoci una specifica normativa in materia per la forte presenza dello Stato-azionista, si rende urgente una regolamentazione per via di un mutamento della situazione internazionale.
Questa manovra ha colto l’occasione per l’avvio di una privatizzazione di Finmeccanica (e probabilmente Fincantieri).

Così recita il documento : “Questa strada potrebbe, in futuro, essere decisa al fine di monetizzare le relative partecipazioni per ridurre il debito pubblico e/o per aumentare il grado di indipendenza di questi due gruppi e metterli al riparo da uno stretto, ma insidioso, rapporto con lo Stato-cliente, azionista, erogatore dei finanziamenti alla ricerca e sviluppo, responsabile delle regole del mercato, regolatore delle esportazioni”.
Sarà allora necessario porre l’attenzione sugli esiti di questa manovra tenendo occhi aperti anche sulla proposta, contenuta nel documento citato, che riguarda l’idea espressa da Sarkozy di creare un fondo sovrano per gli investimenti strategici.
L'intento di Sarkozy è chiaro: in un contesto di crisi e quindi di sotto-capitalizzazione in Borsa, le aziende strategiche francesi possono costituire investimenti appetibili per fondi sovrani esteri in grado di rilevarne parte del capitale sul mercato. A differenza della Germania, l’Italia ha recepito la proposta e tale dispositivo é allo studio della Cassa Depositi e Prestiti.

Vi è almeno un altro punto fondamentale che la manovra non risolve: il passaggio dal concetto strategico di difesa a quello di sicurezza e difesa che implica anche il controllo di attività di ricerca, sviluppo e produzione (nella prospettiva duale).

Si può privatizzare Finmeccanica senza avere prima discusso un Nuovo Modello di Difesa?
http://www.difesa.it/SMD/CASD/Istituti_militari/CeMISS/Pubblicazioni/Documents/36177_iai_cemispdf.pdf

La mancanza di una discussione pubblica e trasparente circa il Nuovo Modello di Difesa fa sì che la popolazione sia all’oscuro delle motivazioni di scelte militare-industriali, e lascia spazio a dubbie affermazioni dettate dall’ignoranza (che diventa pura propaganda) da parte di politici impegnati nei vari livelli di governance istituzionale.
Siamo in presenza di personaggi che non solo non leggono i resoconti delle discussioni parlamentari (pochissime in verità) e sono incapaci di inserirli in un quadro strategico di Difesa, ma si arrogano il diritto di decidere quali scelte effettuare su un territorio senza prevederne seriamente gli effetti ambientali ed economici oltre a quelli dovuti alla presenza di strutture militari (vedere caso F-35).

Audizione del presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Spa, Pier Francesco Guarguaglini
“Se vogliamo mantenere alto il livello in Italia, per Finmeccanica Spa la tecnologia è essenziale perché le persone sviluppano la tecnologia e trasferiscono negli altri Paesi quella di secondo livello o attività, perché l’assemblaggio finale, anche se piace tanto a livello tecnologico, non è molto rilevante: saper fare le pale di un elicottero o gli ingranaggi è molto più importante e, soprattutto, più difficile”. http://documenti.camera.it/_dati/leg16/lavori/stencomm/05/indag/regioni/2011/0309p/INTERO.pdf

Se la manovra economica-finanziaria del 1992 e l'accordo sindacale del luglio 1993 sono stati definiti un "golpe bianco", come possiamo chiamare quella attuale preceduta dall'accordo fra Confindustria e CGIL-CISL e UIL?

guerra e armamenti

Italia e Nuovo Modello di Difesa

La presentazione di un progetto per un Nuovo Modello di Difesa (N.M.D) italiano, elaborato dal ministero per la difesa guidato Rognoni (governo Andreotti) nel 1991, avveniva sei anni dopo l’approvazione del Libro Bianco 1985 con Giovanni Spadolini (Partito Repubblicano).
Se la stesura del libro bianco subiva l’influenza dell’esperienza fallimentare in Libano (1982-84) e segnava una svolta ulteriore nell’approccio nazionale all’uso della forza militare, il Nuovo Modello di Difesa risentì notevolmente delle conseguenze dell’operazione “Desert Storm”.
Dopo il crollo del Muro di Berlino avviene così un cambiamento estremamente rilevante: il contesto strategico internazionale non appare più limitato al confronto est-ovest ma si amplia di nuovi fronti di sicurezza come Nord e Sud ed i conflitti nel cosiddetto “terzo mondo”. La netta separazione tra pace e guerra iniziava a dissolversi.
Desert Storm contribuì a ridefinire le necessità di trasformazione nel nuovo decennio e le lezioni apprese durante il conflitto furono determinanti per favorire un generale cambiamento nella politica di difesa italiana. Il Nuovo Modello descrive il passaggio dalla semplice necessità di difesa al “mantenimento della stabilità”. In questo contesto il documento evidenzia la collocazione geo-strategica dell’Italia come elemento condizionante la sua politica di difesa ed evidenzia la vulnerabilità strategica dell’Italia nel settore dell’approvvigionamento petrolifero. Lo Strumento militare italiano deve avere lo scopo prioritario di difendere gli interessi strategici all’estero e di salvaguardare la pace nello scenario internazionale
Il Nuovo Modello continuava però a precisare la volontà di evitare un “confronto competitivo” per perseguire la ricerca del dialogo e la cooperazione attraverso interventi militari a “prevalente connotazione politica”.

Nel 2001 viene elaborato un documento sul futuro della Difesa italiana.
Una sorta di libro bianco intitolato “Nuove Forze per un Nuovo Secolo” che da un lato trae un bilancio sul percorso compiuto dopo il crollo del Muro di Berlino, dall’altro guarda ad un futuro sempre più europeo e atlantico e alle modalità con cui l’Italia deve impiegare i propri contingenti al di fuori del territorio nazionale investendo di più e meglio. Il documento era stato elaborato e pubblicato nei mesi precedenti all’attacco dell’11 Settembre. Il ministro della difesa era Sergio Mattarella (Popolari).
I nodi centrali di una nuova cultura strategica erano l’interpretazione multidimensionale della sicurezza, l’integrazione internazionale ed interforze, la rivoluzione nel campo dell’informazione, l’accresciuto ruolo globale dell’Italia e le sue responsabilità. Questi indirizzi portavano ad alla costituzione di una forza interamente professionale e un’adeguata politica industriale di settore.

Il Libro Bianco del 2002 risente del nuovo contesto internazionale emerso in seguito agli attentati di New York e Washington dell’11 Settembre 2001.
Nella premessa del testo, a cura dell’allora Ministro della Difesa Antonio Martino (Forza Italia), si rileva una “nuova realtà della sicurezza planetaria” e si auspica che la coesione atlantica contrasti la nuova minaccia: il terrorismo. La partecipazione italiane alle PSO (operazioni a supporto della pace) rappresenta ormai il cuore dei cambiamenti intervenuti in quasi vent’anni dall’ultimo libro bianco, e si parla chiaramente di missioni delle forze armate italiane che devono evolvere da una dimensione statica di difesa della sovranità alla prevenzione e gestione delle crisi a livello internazionale. A queste missioni si devono aggiungere le operazioni di assistenza e quelle di prevenzione dell’immigrazione illegale. Durante le missioni militari all’estero viene applicato il codice penale militare di pace e non di guerra.
In questo Libro Bianco si introduce L’F-35: Programma di cooperazione internazionale (con USA, Regno Unito ed altri) per realizzare un velivolo stealth multiruolo che soddisfi le esigenze di differenti Forze Armate (per l'Italia Marina e Aeronautica), utilizzando criteri di progetto in grado di ridurre i costi di sviluppo, di produzione e di supporto in genere, facendo uso di soluzioni modulari con integrazione di molteplici tecnologie avanzate.

Il “Concetto Strategico del Capo di Stato Maggiore” del 2005 tratta della logica di interoperabilità delle forze sia a livello nazionale che internazionale. Vi deve essere un processo di adattamento delle forze, della dottrina e delle capacità esprimibili dallo Strumento Militare. Il Concetto Strategico sottolinea la possibilità di far intervenire le Forze Armate italiane anche a grande distanza dai confini nazionali, per “far fronte dinamicamente alla minaccia laddove essa si alimenta”, e fa riferimento alle forme di conflitto simmetrico e alla necessità di dotarsi di un’aliquota di forze con “adeguate capacità combat per interventi brevi ed intensi”.
Il Capo di Stato Maggiore illustra la necessita di una forza “expeditionary” dotata di una a struttura flessibile e net-centrica. Non vi sono riferimenti espliciti ad una dottrina nazionale di counterinsurgency ma illustra le “capacità operative fondamentali” necessarie per soddisfare tali missioni. Dunque non solo missioni per la ricostruzione ed assistenza ma anche operazioni ad alta intensità.

“Investire in Sicurezza 2005” è un documento che richiama la necessità di destinare risorse adeguate per lo sviluppo dello Strumento Militare e mette in luce il forte squilibrio nel bilancio della difesa e i rischi in termini di impoverimento di capacità. il documento identifica tre distinti microscenari strategici e per ognuno prevede diverse tipologie di forze sia per quanto riguarda le capacità di proiettabilità, sia per quanto attiene a mezzi ed addestramento. Sicurezza degli spazi nazionali, partecipazione ad operazioni di coalizione per la tutela degli interessi vitali e per la risoluzione delle crisi in tempi rapidi e “operazioni risolutive”.
Anche qui troviamo l’F-35: Le capacità di trasporto e supporto della componente aerea imbarcata saranno rafforzate con l’introduzione in servizio dei nuovi elicotteri EH-101 e NH-90, mentre l’ammodernamento dei velivoli AV8-B garantirà migliori capacità di protezione della flotta e di proiezione di potenza in attesa della loro sostituzione, prevedibilmente affidata al JSF.
Gli sviluppi nel settore degli armamenti di precisione, dell’integrazione net-centrica e delle capacità individuali delle nuove piattaforme consentiranno il progressivo incremento delle capacità della forze aeree, anche a fronte della prevista riduzione del livello quantitativo. Il futuro “potere aereo” nazionale sarà realizzato attraverso un mix calibrato di velivoli multiruolo Eurofighter Typhoon e JSF, in grado di fornire l’insieme delle capacità difensive e offensive oggi esprimibili da un numero maggiore di velivoli dedicati.
Emerge dunque una nuova concezione multidimensionale di sicurezza non più limitata alla difesa dei confini nazionali. La minaccia del terrorismo e le crisi regionali che possono minare la stabilità internazionale appaiono come i rischi più concreti che l’Italia deve affrontare nel nuovo contesto post-bipolare. Allo stesso tempo, però, si sviluppa un’immagine precisa dell’Italia come peacekeeping internazionale.

Nel 2006 viene pubblicato il documento “La Trasformazione net-centrica” il cui obiettivo è quello di mettere in rete informazioni e capacità operative per il raggiungimento degli esiti ed effetti voluti. L’Italia deve inserirsi nei processi di trasformazione tecnologica e dottrinale in atto nei paesi alleati. Il concetto di Network Centric Warfare (NCW) si applica alle operazioni ad alta intensità di tipo combat, a quelle PSO e assistenza umanitaria. La partecipazione attiva alle missioni internazionale richiede all’Italia di adeguare il proprio strumento militare a nuove realtà operative, e la trasformazione net-centrica ha il ruolo di moltiplicatore di forze nelle aree di intervento.In questo documento si dà rilievo all’ UAV (Unmanned Aerial Vehicle).
Dai vari documenti si evince che le Forze Armate mantengono un atteggiamento ambiguo che passa da un approccio incentrato sul dialogo, sulla cooperazione civile-militare e su un uso minimo della forza, ad operazioni combat di counter-insurgency in cui le armi e il ruolo dell’intelligence sono fondamentali per ottenere il controllo sul territorio per cui si rende necessaria una redistribuzione delle risorse all’interno della Funzione difesa e della voce investimenti.
E’ importante perciò per i pacifisti e gli antimilitaristi che si battono contro l’F-35 mantenere una forte attenzione a quello che sarà il nuovo modello di difesa visto che è da tempo che il Governo annuncia grandi cambiamenti.

Per l'elaborazione della proposta di un nuovo modello di difesa è stata insediata un'apposita Commissione di alta consulenza e studio che ha da tempo concluso i suoi lavori ma non risulta essere stata elaborata e presentata la relazione finale.

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