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Si può capire da dove arriva il Torio radioattivo

«O alla Maddalena c’è un grosso giacimento di uranio o si tratta di scorie», dice il radiologo

Per il radiologo Migaleddu si devono analizzare le emissioni alfa
14 marzo 2004 - P.M.
Fonte: La "Nuova Sardegna" MARTEDÌ, 10 FEBBRAIO 2004
http://www.cronacheisolane.it/not_04_101.htm

SASSARI. Per Vincenzo Migaleddu, radiologo di Sassari, il problema deve essere affrontato con gli strumenti e i metodi rigorosi della scienza e non con le emozioni o le passioni politiche. Una ricerca di verità, insomma, sterilizzata da qualunque possibile condizionamento. E’ questa la filosofia con la quale Migaleddu domenica ha affrontato il dibattito «Maddalena e il nucleare. Dialogo per scelte consapevoli», organizzato dal Comitato cittadino spontaneo, dal Lyons club, dal Rotary club, dal Wwf Gallura e dal “Comitato no scorie”. «Il dato più importante dell’incontro di ieri - dice Migaleddu - è stata la partecipazione al dibattito. La comunità maddalenina si è trovata unita, al di là degli schieramenti politici per discutere di un problema sentito da tutti».
- Da cosa nasce il suo interessamento al caso Maddalena?
«Perché nella mia attività professionale ho avuto modo di visitare molti pazienti che vengono dalla Maddalena e alcuni di loro mi hanno chiesto di discutere insieme il problema del nucleare. Io ho accettato, a condizione che l’iniziativa coinvolgesse tutta la comunità maddalenina e non solo una parte di essa».
- Quali dati avete analizzato?
«Il primo obiettivo è stato quello di verificare quanto hanno scritto i giornali nelle ultime settimane. Il punto di partenza, quindi, non poteva che essere la relazione dell’Istituto di analisi ambientali francese Criirad. Ho quindi preso contatto con il responsabile del laboratorio di questo istituto indipendente, Bruno Chareyron, ingegnere e fisico nucleare. Ho quindi analizzato i dati raccolti e ho chiesto una serie di chiarimenti sui metodi di rilevamento e di analisi».
- E cosa è emerso?
«Prima di tutto un dato: nell’analisi degli isotopi artificiali, cioé quelli che avrebbero potuto ricondurre a un incidente nucleare, emerge che i risultati ai quali è arrivata la Criirad e la Asl di Sassari sono concordanti».
- Ma come, la Criirad parla di presenza significativa di Torio 234, mentre la Asl di Sassari dice che tutto va bene...
«Allora mi spiego meglio: entrambi i laboratori arrivano alla conclusione che non c’è stato il tanto temuto incidente nucleare che avrebbe potuto creare la panionizzazione degli abitanti della Maddalena».
- Ma scusi e il Torio 234?
«C’è, eccome! E questo è un dato sul quale è necessario ragionare e discutere con serenità e con serietà. Il dato certo è che, in due dei cinque campioni analizzati dalla Criirad, i livelli di contaminazione da parte di alcuni elementi della catena dell’uranio 238 sono anormalmente alti».
- Che significa anormalmente alti? Cioé, quanto alti?
«Siamo nell’ordine del 4727 Bequerel per kg di peso secco nelle alghe. Per capirci meglio, stiamo parlando di un livello quattro-cinque volte superiore ai livelli verificati in altri siti della zona».
- Lei che spiegazione dà?
«Le ipotesi possono essere solo tre. La prima è che si tratti di una presenza di uranio naturale in quantità notevoli. Stiamo cioé parlando di un grosso giacimento di uranio alla Maddalena. La seconda è che si tratti di scorie derivanti dalla combustione nucleare».
- Ha detto che c’è una terza possibilità.
«Sì che si tratti di tracce dell’impiego di armi che utilizzano munizionamento all’uranio impoverito».
- C’è oggi chi sostiene che occorrerebbe potenziare il sistema di controllo, aumentando il numero delle centraline per il monitoraggio. Che ne pensa?
- Il problema non è tanto il numero delle centraline, ma il tipo di rilevatori. Si dice che l’attuale sistema serva solo per rilevare la presenza di isotopi radioattivi artificiali come lo Iodio 131, il Cesio 134 e il Cesio 137. Parliamo, voglio precisare, di isotopi che possono formarsi in caso di incidente nucleare. Insomma, una sorta di Chernobyl sarda. Io invece ritengo che, senza spendere grosse cifre, sarebbe più utile procedere a una misurazione con spettrometri alfa per correlare il dato del Torio 234 all’Uranio 238 ed eventualmente all’Uranio 235. Si potrebbe così capire se il percorso dall’Uranio 238 al Torio 234 è naturale o no».
- E perché non è stato ancora stato fatta un’analisi di questo tipo?
«Da parte della Criirad semplicemente perché i costi superavano le disponibilità finanziarie che arrivavano dal contributo di privati cittadini e di organizzazioni ambientaliste sarde e corse. Domenica, però, mi è parso di capire che esiste una disponibilità da parte dei maddalenini di sostenere le ricerche di istituzioni non istituzionali, che si muovano parallelamente agli organismi ufficiali».
- Secondo lei, cosa dovrebbero fare ora le istituzioni?
«Prima di tutto dovrebbero rendere pubblico il cosiddetto “punto zero”. Ovvero, come era la situazione prima che venisse creata la base nucleare americana a Santo Stefano. Ritengo che questo sia un passaggio istituzionalmente dovuto, anche per dare un rigore scientifico a tutte le valutazioni che potranno essere fatte dopo il rilevamento delle alfa-emissioni. Come detto prima, le emissioni gamma non bastano per capire».
P.M.

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