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    E' pericolosamente in pendenza uno dei bracci di quella fragile altalena oscillante tra la consapevolezza reciproca della Mutual Assured Destruction e l’idea che un uso limitato dell’atomica possa essere tutto sommato possibile...

    Ma se (anche) la Francia…

    Una lunga riflessione dalle pagine online dell’Huffington Post a firma Alan Robock, Professore Emerito di climatologia al Dipartimento di Scienze Ambientali della Rutgers University
    10 dicembre 2015 - Roberto Del Bianco

    Nube atomica Fa scalpore in questi giorni la dichiarazione di Putin all’indomani del lancio di missili da un sottomarino russo contro postazioni dell’ISIS, che porta a sottolineare con una sorta di “speriamo di non doverle mai usare” l’ipotesi seppur remota di un possibile uso delle “testate di tipo speciale” con cui quei missili da crociera potrebbero venire armati.

    Solo una prova di forza probabilmente, nel gioco degli equilibri militari tra le superpotenze che si manifestano adesso anche tra i confini di quel Medio Oriente mai in pace. Un “potremmo premere il grilletto ma non credo che debba servire” che rischia però di portare pericolosamente in pendenza uno dei bracci di quella fragile altalena oscillante tra la speranza di un disarmo nucleare e la catastrofe globale, tra la consapevolezza reciproca della Mutual Assured Destruction e l’idea che un uso limitato dell’atomica possa essere tutto sommato possibile senza eccessivi danni al di là dell’obiettivo designato.

    Una lunga riflessione viene dalle pagine online dell’Huffington Post a firma Alan Robock, Professore Emerito di climatologia al Dipartimento di Scienze Ambientali della Rutgers University. Che introduce così:

    “Le 300 testate nucleari francesi sono state inutili per proteggere dai terribili attacchi suicidi  di Parigi. E se pure la Francia le utilizzasse mai per attaccare città e aree industriali di un altro Paese, essa stessa diverrebbe un attentatore suicida…”

    Una “Self Assured Destruction”, una distruzione suicida assicurata, cioè, anche se l’attacco nucleare riuscisse senza reazioni della controparte: il Nuclear Winter, l’”inverno nucleare” che ne seguirebbe, porterebbe anche la stessa nazione attaccante a veder morire i propri cittadini per le conseguenze globali degli effetti climatici – per freddo, per fame – effetti che durerebbero per più di una decade dalle esplosioni.

    “E’ indispensabile per la Francia e il resto del mondo sbarazzarsi dei loro arsenali nucleari. Essi non possono essere utilizzati senza mettere in pericolo la nazione attaccante.

    La minaccia del loro utilizzo da qualsiasi nazione è ridicolo e non può essere preso sul serio. Non forniscono un deterrente. Non solo le armi nucleari non dissuadono i terroristi, non dissuadono nemmeno le stesse nazioni dall’attaccare. Basti pensare all’attacco al Regno Unito dall’Argentina (la guerra per le Isole Falkland), in Israele (la Guerra dei Sei Giorni) e l’invasione dell’Europa orientale dopo la seconda guerra mondiale.”

    “Mentre continuano i più importanti negoziati sul clima alla 21° Conferenza delle Parti a Parigi nel dicembre 2015, dobbiamo tenere a mente che la più grande minaccia per il nostro pianeta non è il riscaldamento globale ma l’uso accidentale o intenzionale delle armi nucleari. Abbiamo bisogno di bandire le armi nucleari ora, poi avremo il lusso di affrontare il problema del riscaldamento globale.”

     

    Qui un intervento del Dr. Robock. “Nuclear winter – still possible but preventable”


    Note:

    N.B. L’intero articolo è pubblicato su questa pagina:
    http://www.huffingtonpost.com/alan-robock/paris-nuclear-weapons-and_b_8734454.html

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